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Legge sulla Montagna Toscana – Giani non firmate quel decreto – Così penalizzati 36 comuni

di Leonardo Romagnoli

La nuova Legge sulla Montagna rischia di ridisegnare la geografia dei comuni montani italiani e in Toscana cresce la preoccupazione. Il decreto attuativo della norma approvata nel 2025 introduce infatti nuovi criteri di classificazione basati soprattutto su altitudine e pendenza del territorio, un sistema che secondo Regione Toscana, Anci e Upi favorirebbe le aree alpine penalizzando invece l’Appennino.

Con le nuove regole, la Toscana perderebbe 36 comuni dall’elenco ufficiale dei territori montani, passando da 149 a 113 enti riconosciuti. Una modifica che potrebbe tradursi anche in una riduzione dei finanziamenti statali destinati alle aree interne.

Cosa prevede la nuova Legge sulla Montagna

La Legge 131 del 2025 è stata approvata con l’obiettivo di sostenere le aree montane italiane, considerate strategiche per la tutela ambientale, la biodiversità e il contrasto allo spopolamento.

Il provvedimento punta a incentivare:

  • agricoltura e filiere locali;
  • turismo montano;
  • artigianato;
  • servizi pubblici essenziali;
  • scuole e presidi territoriali.

La norma nasce per offrire strumenti economici e amministrativi ai territori più fragili, spesso segnati da difficoltà infrastrutturali e calo demografico.

Il nodo del decreto attuativo

A far discutere è però il decreto attuativo che dovrà definire il nuovo elenco dei comuni montani italiani. Le bozze del Dpcm utilizzano criteri geografici molto rigidi, concentrati quasi esclusivamente su altitudine e pendenza.

Secondo i critici, questo sistema non terrebbe conto delle reali condizioni delle aree appenniniche, dove isolamento, carenza di servizi e fragilità del territorio esistono anche a quote più basse rispetto alle zone alpine.

Il 18 febbraio 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato la delibera motivata per procedere all’adozione del decreto, accelerando così il percorso verso la pubblicazione definitiva.

Toscana in allarme: “Appennino trattato come una montagna di serie B”

Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha contestato apertamente il nuovo impianto normativo insieme ad Anci Toscana e Upi Toscana.

Secondo la Regione, il criterio altimetrico rischia di favorire soprattutto le regioni alpine a statuto speciale, riducendo il peso dei territori appenninici nel riparto delle risorse nazionali.

Nel mirino c’è soprattutto l’esclusione di decine di comuni che fino ad oggi avevano accesso ai fondi dedicati alla montagna. Una situazione che potrebbe incidere sui bilanci locali e sulla possibilità di finanziare servizi e infrastrutture.

Per la Toscana, il nuovo sistema contrasterebbe anche con le politiche regionali della cosiddetta “Toscana diffusa”, pensate per sostenere piccoli comuni, aree interne e territori periferici.

Possibili ricadute economiche sui territori

La riduzione del numero dei comuni montani non rappresenta solo una modifica amministrativa. Il rischio concreto riguarda la perdita di contributi statali e agevolazioni destinate ai territori considerati montani.

Molti sindaci temono effetti diretti su manutenzione stradale, scuole, servizi pubblici e sostegno alle attività economiche locali, in particolare nelle zone del Mugello, della Garfagnana e dell’Appennino tosco-emiliano.

Il confronto tra Governo e Regioni resta aperto e nei prossimi mesi il tema potrebbe arrivare anche al centro del dibattito politico nazionale.

I rischi principali per i comuni esclusi riguardano il taglio netto a fondi e tutele essenziali per la loro sopravvivenza:

  • Taglio ai finanziamenti diretti: Esclusione automatica dal Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane (FOSMIT), che prevede stanziamenti nazionali per 200 milioni all’anno fino al 2027.
  • Perdita di deroghe nei servizi essenziali: Verrebbero meno le deroghe fondamentali in ambito sanitario e per il dimensionamento scolastico, misure vitali per mantenere attivi presidi ospedalieri e scuole in aree a bassa densità demografica.
  • Esclusione da bandi regionali e nazionali: Impossibilità di accedere ai fondi delle strategie “Toscana Diffusa” e della “Strategia nazionale delle aree interne”, così come ai fondi speciali per la prevenzione del dissesto idrogeologico

Allo stato attuale, la situazione per i comuni del Mugello (incluso Borgo San Lorenzo) ha visto uno sviluppo politico molto importante.

Sebbene a fine 2025 l’Unione Montana dei Comuni del Mugello avesse espresso forte contrarietà contro l’esclusione di molti territori per via dei rigidi criteri di altitudine e pendenza (che avrebbero relegato l’area a una “Serie C o D”), la situazione è cambiata positivamente. Secondo quanto riportato a inizio febbraio 2026, tutti i comuni del Mugello sono stati ufficialmente reinseriti nella nuova classificazione dei territori montani

Questo reinserimento garantisce a tutti i comuni dell’Unione — che storicamente include Barberino di Mugello, Borgo San Lorenzo, Dicomano, Firenzuola, Marradi, Palazzuolo sul Senio, Scarperia e San Piero, e Vicchio — di mantenere le agevolazioni e i fondi fondamentali per il territorio.

Per Borgo San Lorenzo e gli altri comuni, rientrare in questa classificazione significa mantenere l’accesso a risorse vitali. Ne è una prova il fatto che l’Unione dei Comuni ha potuto recentemente approvare il Bilancio di Previsione 2026-2028 (discusso in consiglio proprio a Borgo San Lorenzo a febbraio), confermando oltre 9 milioni di euro di investimenti in opere pubbliche, sanità territoriale (incluse le Case di Comunità) e viabilità.

Pertanto, le amministrazioni mugellane sono riuscite, almeno per il momento, a far valere la specificità del loro territorio appenninico, scongiurando i temuti tagli del Governo.

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