Questo è un estratto della comunicazione dell’assessore all’ambiente Crescioli in Consiglio provinciale.
Per quanto riguarda la Sieve, una volta avuta conferma dalle previsioni meteo dell’intensità dell’evento e della localizzazione delle piogge (cosa che si è verificata con l’aggiornamento meteo della mattina del 10 febbraio), si è deciso nella prima mattina del giorno 10 febbraio di far effettuare alla società Publiacqua, gestore della diga, una manovra al fine di migliorare la capacità di laminazione tipica dell’invaso, in modo cioè da rendere disponibili, nei limiti del possibile, maggiori volumi d’invaso nel successivo momento in cui sarebbe arrivato il picco di piena, poi avvenuto nel tardo pomeriggio.
E’ da evidenziare come l’invaso abbia svolto comunque una funzione di laminazione per tutto l’evento e che quindi non si possa parlare di svaso ma di regolazione della capacità di laminazione. A dimostrazione di ciò basta vedere che i livelli d’invaso hanno subito un costante innalzamento durante tutta la giornata. Della manovra sono stati informati tutti gli enti che hanno competenze in materia (Regione Toscana, Prefettura e Registro dighe).
La manovra dell’invaso è comunque da ritenersi eccezionale, infatti negli ultimi 10 anni era stata intrapresa una sola volta oltre a quella del giorno 10/02.
Tale azione ha permesso di ridurre nel momento di massimo picco di piena in Sieve le portate da Bilancino da 150 mc/sec a 78 mc/sec. A fronte di ciò si sono verificati degli apporti straordinari degli affluenti della Sieve (Anguidola, Rimotoso, Carza, Fistona, Faltona, Levisone, Bagnone), posti a valle della diga e dunque immissioni non regolabili dalla stessa: in particolare si è avuta una portata straordinaria del torrente Carza, che è arrivato a immettere nella Sieve portate dell’ordine di 100 mc/sec.
Nonostante l’operazione di laminazione nel momento di picco, si è assistito all’allagamento di alcune abitazioni site in prossimità del fiume Sieve in località Sagginale (edifici che si erano già alluvionati durante le piene del 1992) e che insistono su aree perimetrate a pericolosità elevata del Piano assetti idrogeologico.
Risulta comunque agli Uffici della Direzione Difesa del Suolo che un ruolo determinante nell’allagamento di dette abitazioni lo abbiano avuto più che le acque della Sieve le acque di versante portate dal reticolo minore.
In ogni caso una gestione ottimale che esuli dal prendere decisioni in un momento di crisi si potrà avere solo quando sarà data attuazione a quanto previsto nella Direttiva Presidenza del Consiglio dei ministri 27.02.2004 “Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allerta nazionale e regionale per il rischio idrogeologico e idraulico ai fini di protezione civile”, relativamente ai piani di laminazione.
Essa prevede: “Nell’ ambito della gestione del Sistema di allertamento per il rischio idraulico la Direttiva prevede la necessità di organizzare un’adeguata attività di regolazione dei deflussi dagli invasi artificiali presenti sul bacino, per concorrere a limitare gli effetti della piena. A tal fine l’ Autorità responsabile del governo delle piene assicura, con il concorso dei Centri Funzionali, delle Autorità di Bacino, del Registro italiano dighe, degli Uffici territoriali di Governo, delle Autorità responsabili dei piani d’emergenza provinciali, dei soggetti responsabili del presidio territoriale ed attraverso i gestori di opere idrauliche, la massima laminazione dell’ evento di piena, atteso o in atto, e lo sversamento in alveo di portate non pericolose per i tratti del corso d’acqua a valle.
Per diversi e possibili prefigurati scenari d’evento e per ciascuna diga, il piano di laminazione deve prevedere le misure e le procedure da adottare che, pur definite tenendo in buon conto sia la mitigazione degli effetti a valle dell’invaso, sia la sicurezza delle opere, sia l’esigenza di utilizzazione dei volumi invasati, non possono comunque non essere finalizzate alla salvaguardia della incolumità della vita umana, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente”.
E’ quanto peraltro previsto anche dalla Dir 2007/70/CEE sui distretti idrografici, che stabilisce la necessità di un Piano di gestione delle piene.
La Sala operativa ha mantenuto costanti contatti con i Centri Intercomunali del Mugello, dei Colli Fiorentini, dell’Arno-Sud Est, dell’Unione dei Comuni della Valdisieve, dell’Empolese Valdelsa e con i Centri Situazioni dei comuni interessati dalle criticità dovute alle condizioni meteorologiche, oltre al costante raccordo con la Sala Operativa Unificata Permanente della Regione Toscana.
Per quanto riguarda specifiche attività di protezione civile, la sala Operativa ha coordinato la prima fase degli interventi dovuti alla frana dell’intera sede stradale della SP107 che ha isolato un’abitazione (3 nuclei familiari) nel comune di San Piero-Scarperia coinvolgendo personale del servizio viabilità e volontari del soccorso alpino della stazione di Faltona I nuclei familiari sono stati poi presi in carico, come dovuto, dal Comune.
Nell’Alto Mugello e territori montani le criticità riscontrate sono derivate da diffuse frane, smottamenti e allagamenti delle sedi stradali.
In Mugello e Val di Sieve criticità dovute agli alti livelli idrometrici della Sieve e criticità al reticolo minore, oltre ai suddetti allagamenti delle aree vicino al fiume a Sagginale e Ponte a Vicchio, chiusura dei ponti sulla Sieve nel comune di Borgo San Lorenzo, allagamenti a San Francesco, Comune di Pelago, allagamenti a Pontassieve.


