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L’autunno nei boschi del Mugello tra foliage, marroni e antichi seccatoi

di Leonardo Romagnoli

È nei boschi che l’autunno del Mugello dà il meglio di sé. Tra castagneti che si accendono di sfumature ramate, dorate e rossastre, sentieri ricoperti di foglie e il profumo dei marroni che lentamente si asciugano nei seccatoi, il paesaggio invita a riscoprire un territorio fatto di natura, tradizioni e antichi gesti. È proprio questa combinazione di foliage, sapori e memoria rurale a rendere l’autunno una stagione particolarmente affascinante per esplorare il Mugello.

Qui il foliage non è soltanto uno spettacolo da fotografare. È parte di una storia antica, legata ai castagneti, alla raccolta, all’essiccazione e alle ricette tramandate di generazione in generazione. I seccatoi, chiamati anche metati, rappresentano una delle testimonianze più affascinanti di questa cultura rurale.

Nel Mugello il castagno accompagna la storia del territorio da secoli. Il Marrone del Mugello IGP, riconosciuto dall’Unione Europea come Indicazione geografica protetta dal 1996, nasce in un’area particolarmente adatta alla coltivazione del castagno da frutto. La raccolta si concentra tra ottobre e novembre, proprio quando i boschi iniziano a regalare i loro colori più spettacolari.

La parte più interessante del processo comincia dopo la raccolta. Prima che la castagna diventasse un prodotto ricercato, il marrone e soprattutto la farina di castagne hanno rappresentato per secoli una componente fondamentale dell’alimentazione delle popolazioni dell’Appennino mugellano. La farina veniva conservata in grandi madie che, secondo la tradizione, potevano essere ricavate da un unico tronco di castagno.

Per ottenere il marrone essiccato si utilizzavano i metati, piccoli edifici rurali generalmente articolati su due livelli. Al piano superiore venivano disposti i frutti sopra un graticcio di legno, mentre in quello inferiore era mantenuto un fuoco lento e continuo, alimentato esclusivamente con legna di castagno. Si tratta di una tecnica profondamente radicata nella cultura locale e ancora oggi prevista dal disciplinare del Marrone del Mugello IGP.

Il procedimento richiedeva tempo, attenzione e una presenza costante. Secondo diverse testimonianze, il fuoco poteva rimanere acceso per circa un mese. Il calore saliva lentamente attraverso il graticcio, asciugando progressivamente i marroni.

Il seccatoio non era quindi soltanto un luogo di lavorazione, ma uno spazio intorno al quale si organizzava una parte della vita delle comunità montane. Il risultato era un prodotto destinato a durare nel tempo: marroni secchi da consumare direttamente oppure da trasformare in farina, ingrediente prezioso di una cucina che oggi sta tornando a valorizzare questo antico patrimonio.

L’autunno è il momento ideale per attraversare il Mugello seguendo un itinerario che unisce natura, cultura rurale e gastronomia.

A Marradi, nelle domeniche del 4, 11, 18 e 25 ottobre 2026, il Marron Buono torna protagonista con la storica Sagra delle Castagne e Mostra Mercato. A Palazzuolo sul Senio sono invece in programma la Sagra del Marrone e dei Frutti del Sottobosco e, l’11 e il 25 ottobre, trekking dedicati ai colori dell’autunno.

A Vicchio, il 18 e il 25 ottobre, è in calendario la Festa dei Marroni, mentre a Pietramala, nel Comune di Firenzuola, nelle stesse domeniche si svolgerà “Smarronando e Svinando”, manifestazione arrivata alla trentaquattresima edizione.

A Palazzuolo sul Senio, fino al 1° novembre 2026, sarà inoltre visitabile la mostra “Il Seccatoio”, dedicata a uno degli elementi più caratteristici della cultura rurale dell’Appennino.

Ne nasce un itinerario che può cominciare lungo i sentieri ricoperti di foglie e proseguire nei borghi, tra castagneti, mercati e sagre, per arrivare infine a tavola. Perché nel Mugello il foliage non si guarda soltanto: si annusa, si raccoglie e si assaggia.

Il Mugello d’autunno racconta una Toscana meno monumentale e più intima, fatta di boschi che cambiano colore, piccoli paesi, antichi edifici rurali e tradizioni che continuano a vivere. Il seccatoio ne è forse uno dei simboli più curiosi: un edificio semplice e austero nel quale, per settimane, il fuoco alimentato dalla legna di castagno trasformava i frutti dello stesso albero in una riserva preziosa per l’inverno.

È questa la magia dell’autunno mugellano: scoprire che dietro un paesaggio apparentemente silenzioso esiste una storia di gesti antichi, sapori e persone. E che, a volte, per conoscere davvero un territorio basta seguire il profumo che arriva dal bosco.

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