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L’altra Borgo su rifiuti e opere pubbliche

di Leonardo Romagnoli

Il programma triennale oper pubblicheomoboniscuola

I continui tagli apportati ai comuni dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni, e i vincoli assurdi imposti dal Patto di Stabilità rendono decisamente complicata la gestione delle risorse da destinare alla realizzazione di opere pubbliche. Si riducono i trasferimenti e, di fatto, i singoli comuni sono costretti a ricorrere alle entrate proprie per poter realizzare gli interventi, mentre sono imposti vincoli di bilancio in base ai quali se non si è accorti nel gestire e nell’investire le risorse, queste divengono in breve tempo indisponibili.
Per questa mancanza di accortezza troppe volte negli anni passati abbiamo assistito alla presentazione di Programmi triennali che si sono dimostrati veri e propri “libri dei sogni”: investimenti e interventi previsti sono rimasti o sulla carta o come trascinamenti in bilancio che rischiano di destabilizzare il quadro complessivo.
Non siamo noi a dirlo ma i dati: se guardiamo la Sezione 4 della Relazione Previsionale e Programmatica fornita in seno al bilancio il quadro appare a dir poco preoccupante. Il tasso medio di realizzazione degli interventi contenuti nel Programma Triennale 2013/2015 è imbarazzante. Alcuni esempi: la ormai mitologica rotatoria tra Viale della Resistenza e Viale della Repubblica, ferma al 25% della percentuale di realizzazione; la realizzazione degli svincoli di Viale Fratelli Rosselli, qui andiamo addiorittura al 2004 (anno di impegno dei fondi) e ad oggi siamo al 55% di realizzazione; la pista ciclo-pedonabile tra Borgo e San Piero, per la serie “a volte ritornano”, è solo al 20% di realizzazione. E la lista potrebbe continuare ancora.
Sull’elenco annuale 2013 la situazione non cambia, tanto che candidamente lo dice la relazione stessa: “si evidenzia lo scostamento tra quello preventivato e realizzato”. Niente di più vero: manutenzione manti stradali, 5% di realizzazione (anche se ora è stata data un’accellerata e forse saremo al 10). Manutenzione Illuminazione Pubblica a Sagginale e Grezzano, 20%. Realizzazione nuova scuola del capoluogo, 0%: per fortuna verrebbe da dire. Tutti obiettivi questi pienamente mancati a causa di precisi errori di valutazione sulle entrate: semplicemente il grosso delle coperture avrebbe dovuto venire dall’alienazione di immobili (compresa la scuola di Via Don Minzoni) che noi fin da subito avevamo definito invendibili. E non serviva certo la sfera di cristallo per prevederlo. E l’elenco potrebbe continuare con la prevista Palestra a Luco che ad oggi risulta sparita nel nulla e con altri ancora.
Seppur vero che errori e inadempienze ci sono state nel passato più prossimo, buon senso vorrebbe che si facesse tesoro degli sbagli per non perseverare. Riteniamo infatti che in fatto di opere pubbliche da parte di questa Giunta sarebbe doveroso in primo luogo un impegno concreto, con un cronoprogramma preciso, per l’ultimazione delle opere pregresse. Da lì e solo da lì dovrebbe ripartire la programmazione futura.
Riconosciamo senz’altro all’attuale amministrazione il merito di ridimensionare i precedenti piani di alienazione (atto dovuto per la verità alla luce dei fatti). Su questo versante infatti la copertura delle spese per le opere pubbliche non è legata a capitali solo e soltanto ipotetici.
Detto ciò viene da aggiungere che non sarà semplicisimo vendere la ex scuola di Polcanto e che generalmente si punta in modo eccessivo sul ricorso a risorse private: ben 3,6 milioni di euro su un totale di 9,3 milioni appaiono decisamente irreali anche alla luce del fatto che le esperienze passate sui previsti interventi di project financing non sono certo andate a buon fine (per il nostro ente come per gli enti locali a noi più prossimi).
Per quanto riguarda gli interventi previsti alcuni sono certamente condivisibili e auspicabili, come:
1) la repentina inversione (rispetto alla precedente Giunta ma anche rispetto al Regolamento Urbanistico e anche rispetto a quanto sostenuto in campagna elettorale) sulla scuola elementare e sulla realistica scelta del recupero di Via Don Minzoni invece della costruzione di un nuovo plesso (cosa che per altro era contenuta nel nostro programma elettorale);
2) gli interventi di messa in sicurezza idrogeologica (sebbene i 180 mila euro stanziati ci sembrano pochi rispetto alla situazione drammatica del nostro territorio);
3) gli interventi di manutenzione nel loro complesso.
Tuttavia abbiamo perplessità:
1) sui 100 mila euro da capitali privati per la realizzazione della palestra della ginnastica artistica, un’opera attesa da anni, bloccata per la mancanza di risorse, e ora ripresentata ascrivendo la quota mancante ad un intervento privato tutto da verificare;
2) riguardo al primo stralcio della messa in sicurezza di Via del Cantone a Panicaglia: non certo perchè non riteniamo che sia urgente risolvere quella drammatica situazione quanto per il fatto che appare prematuro prevedere quell’intervento in una fase in cui, per quel che ci risulta, le indagini geologiche sono tutt’ora in corso;
3) sugli oltre 200 mila euro per l’adeguamento alle norme antincendio di Villa Pecori, a meno che ciò non si prefiguri come il primo passo verso lo spostamento della biblioteca Comunale (rispetto al quale manterremo un giudizio negativo).
Consideriamo infine del tutto assurdi i 2 milioni per la realizzazione nel 2016 (e qui sembra proprio di entrare nell’ambito dei sogni) di un parcheggio sotterraneo di cui francamente potremmo fare benissimo a meno viste anche quelle che sono le vere necessità infrastrutturali del nostro territorio.
In conclusione questo Piano contiene alcuni interventi condivisibili nel merito; alcuni parzialmente condivisibili altri decisamente discutibili. Ma soprattutto manteniamo una forte criticità sul metodo di pianificazione delle opere: non è certamente una colpa ascrivibile a questa giunta ma gli incompiuti del precedente Piano rappresentano un fardello che non si può non considerare. Avremmo apprezzato chiarezza e impegni precisi rispetto al completamento delle opere pregresse rimaste in sospeso. Il non averlo fatto ci porta a temere che anche questo Piano si trasformi nell’ennesimo libro dei sogni.

raccolta-rifiuti

Piano finanziario rifiuti

Riguardo al Piano finanziario presentato da Publiambiente e approvato dal Consiglio Comunale di Borgo San Lorenzo ci siamo espressi per una decisa contrarietà dovendo valutare ancora una volta un Piano speculare a quello degli anni precedenti e considerando perciò ancora inaccettabile lo squilibrio tra quanto pagano i cittadini e il tipo di servizio offerto in cambio.
Spendiamo oltre 3 milioni di euro per servizi che qualitativamente, nel loro complesso, non risultano all’altezza. Oltre a considerare infatti come Publiambiente non garantisca livelli adeguati di svolgimento del servizio neanche su un versante come quello della pulizia delle strade e del decoro urbano, non possiamo evitare di considerare più generalmente come il Piano presentato non sia stato minimamente adeguato a quello che avrebbe dovuto essere già da anni. Il passaggio ad un sistema di raccolta porta a porta, promesso dalla scorsa amministrazione e riconfermato da quella attuale, nei fatti ha trovato avvio solo a Ronta e solo sotto forma di spot elettorale.
Per quanto sia ben noto come questo tipo di raccolta porti con sè notevoli benefici sia da un punto di vista ecologico-ambientale che da un punto di vista economico, ancora una volta ci troviamo a dover riconoscere, sulla base delle cifre contenute nel Piano, come e quanto incidano i costi per lo smaltimento dei rifiuti sulla tassazione comunale: oltre 240 mila euro addossati sulle tasche dei cittadini per effetto di quell’ecotassa che colpisce quei comuni non virtuosi che anzichè differenziare in modo adeguato, conferiscono in discarica i rifiuti prodotti, senza considerare che il tutto è aggravato dalla chiusura della discarica comunale di Vigiano, che per ammissione della stessa giunta ha portato alla necessità di un aumento delle imposte comunali (addizionale IRPEF).
Stando ai dati forniti da Publiambiente stessa, nel 2013 il Comune di Borgo San Lorenzo ha raggiunto un livello del 40% di raccolta differenziata: una percentuale inaccettabile anche solo in considerazione di quanto dispone la normativa in materia che da gennaio, per effetto dell’allegato ambientale alla legge di stabilità 2014, premia in modo consistente i comuni “virtuosi” e penalizza, da un punto di vista dei costi, i comuni come il nostro che portano in discarica ben il 60% dei rifiuti prodotti.
Ma inaccettabile anche alla luce del raffronto con i dati di quei comuni, a noi vicini e serviti dalla stessa Publiambiente, in cui attraverso il porta a porta si raggiungono percentuali di differenziazione che oscillano tra l’86 e il 95%: ad Empoli, per esempio, il sistema porta a porta produce una differenziata al 91% e importi Tari mediamente più bassi del 25-30% rispetto a quelli che oggi vengono sottoposti al nostro comune, mentre i costi più alti per il personale vengono compensati da una netta riduzione dei costi variabili, in ragione di una quantità notevolmente inferiore di rifiuti smaltiti in discarica e perciò della riduzione del 30% dell’eco-tassa.
In sostanza con il sistema porta a porta si crea occupazione, si salvaguarda l’ambiente e si produce un risparmio significativo nei costi al cittadino.
Ebbene, noi oggi avremmo voluto parlare di un Piano Finanziario di questo tipo: se parliamo di altro, di altri sistemi e di altre cifre le responsabilitrà non vanno certo ricercate tra i cittadini che non hanno differenziato ma tra chi ha compiuto le scelte politiche e chi ha gestito, e gestisce, il sistema dei rifiuti. Avremmo voluto parlare di un Piano diverso e, per dire le cose come stanno, in realtà avremmo dovuto parlarne visto che la precedente amministrazione aveva promesso l’avvio del porta a porta diffuso già a partire dal lontano 2009.discarica
Ci siamo trovati perciò a dover valutare un Piano per cui la vantata riduzione della tassazione è solo apparente, dal momento che questa è dovuta solamente alla riduzione dell’imposta provinciale (dal 5 al 4%) e all’eliminazione della sovrattassa statale per il mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata, ma a conti fatti nasconde costi complessivi maggiori rispetto a quelli dello scorso anno.
Rimanendo nel merito dei numeri e dei costi contenuti nel Piano due sono le voci di spesa maggiore:
1. Tra i COSTI VARIABILI la voce che più incide (con 445 mila euro e quindi per oltre il 40%) è quella del “Trattamento e Smaltimento”: ovvero conferiamo troppi rifiuti in discarica e paghiamo dazio. Serve una rapida inversione di tendenza che porti ad investire su riduzione, differenziazione, riciclo e riuso: ciò appare in tutta evidenza guardando la voce dei Costi di “Trattamento e Riciclo” che ammonta a 9 mila euro, praticamente niente se rapportato ai costi di Smaltimento.
2. Tra i COSTI FISSI quella che regna è la mancanza di chiarezza e di trasparenza. Paghiamo a Publiambiente oltre 500 mila euro di “Costi generali di gestione” (quindi un sesto del complessivo) senza avere la possibilità di comprendere come questi costi si strutturino, si struttureranno o si siano strutturati in passato.
Per quanto riguarda le spese relative al personale e la pratica del ricorso ad appalti, ci sembra infine particolarmente inaccettabile come negli anni scorsi Publiambiente (o chi per essa, nel senso dei soggetti affidatari degli appalti stessi) non si sia affatto distinta per sensibilità, attenzione e rispetto nei confronti delle condizioni e dei diritti dei lavoratori, ma piuttosto per atteggiamenti al limite, se non del tuttto in violazione, delle prerogative sindacali, con modalità addirittura intimidatorie e persecutorie nei confronti di chi tra i lavoratori ha avuto il coraggio di rivendicare quanto dovuto e di denunciare situazioni di rischio sul versante della sicurezza.
In conclusione: per tutti questi motivi il voto del gruppo di Rifondazione comunista non poteva che essere negativo, sebbene la nostra contrarietà si riservi un’apertura di credito nei confronti della nuova giunta, con l’auspicio che il prossimo Piano finanziario possa essere il frutto di scelte diverse nella gestione del ciclo dei rifiuti: scelte che mettano materialmente in atto gli impegni che l’allora candidato sindaco Omoboni ha assunto in campagna elettorale riguardo all’adozione di un sistema di raccolta porta a porta diffuso.
Su ciò si basa la nostra apertura di credito, sul fatto che davvero finalmente si passi dalle tante parole ai fatti concreti. Per questa ragione presenteremo al prossimo Consiglio Comunale un’Ordine del Giorno che richieda all’amministrazione l’impegno concreto per avviare il porta a porta diffuso sul territorio comunale a partire dal 2015 e con esso l’introduzione graduale di criteri che vadano verso un sistema di pagamento “puntuale” legato alla effettiva quantità di rifiuti prodotti dai singoli utenti.
Quando ciò accadrà, se accadrà, siamo certi che le nostre considerazioni e le nostre valutazioni, sui Piani Finanziari, sulla Tari e più in generale sulla questione dei rifiuti, saranno ben diverse da quelle che abbiamo fatto finora.

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