LA POLVERE DI SCARECROW

La società contemporanea è più violenta di quella di 30, 40 o 50 anni fa? Se dovessero far testo i titoli di giornali, telegionali e pseudo talk show la risposta non potrebbe che essere positiva.
Ma, come per tante altre cose, la realtà è molto diversa dalla percezione che ne abbiamo proprio perché informati male. Secondo un recente sondaggio gli italiani pensano che gli immigrati rappresentino il 30% della popolazione e che gli islamici siano il 20% nella realtà gli immigrati oscillano tra il 7 e l’8% e i musulmani arrivano appena al 4%. E’ vero che rappresentano il 30% della popolazione carceraria, “ percentuale altissima, sia chiaro, rispetto alla quota della popolazione, ma dovuta anche all’impossibilità per chi non ha una casa di godere di pene alternative e comunque inferiore rispetto a quella registrata in altri paesi europei”(Stella). In gran parte detenzioni legate al problema droga infatti ben il 31% dei detenuti italiani sta in carcere per reati connessi agli stupefacenti che potrebbero essere trattati con pene alternative. La percentuale italiana è la più alta d’Europa e più che doppia rispetto alla Germania (13,45) che ha anche un numero minore di immigrati nelle carceri pur avendone assorbito il doppio dell’Italia, “ prova provata che dipende da “come” il problema è gestito”(Stella).(QUI)
Mentre scippi, furti e rapine trovano grande eco sui giornali e in tv creando un forte disagio sociale, nel nostro paese consideriamo socialmente meno preoccupante chi compie di reati finanziari tanto che coloro che sono in cella per questo sono appena lo 0,9% venti volte meno che in Germania. Insomma il banchiere o l’operatore finanziario che con il suo comportamento illegale mette sul lastrico migliaia di persone, provoca anche qualche suicidio, crea meno allarme sociale del ladro che entra in casa o dello scippo per strada e infatti nelle galere italiane sono appena 312. Sono furbi che sono stati scoperti e , come spesso avviene nel nostro paese, verso i furbi c’è anche una certa “ammirazione”. “I cattivi maestri che per anni hanno teorizzato che una certa dose di illegalità fa bene all’economia hanno lasciato rovine, non solo morali”(Stella)(QUI)
Tornando ai reati che dovrebbero davvero creare allarme sociale la situazione italiana è migliore perfino di quella finlandese e di quella del nostro paese 30 o 50 anni fa. I condannati per omicidio in carcere sono il 19% in Italia il 24,2% in Finlandia, gli omicidi commessi nel nostra paese nel 2015 sono stati poco più di 500 ( di cui un terzo in famiglia) ma erano tre volte tanto negli anni 60 e 70 (c’è tutta una cinematografia di serie B fatta di città violente, polizia disarmata, etc), per non parlare del periodo degli anni di piombo e della violenza politica o dei sequestri di perona.
Eppure ci sentiamo meno sicuri perché siamo bombardati quotidianamente da un’informazione ansiogena che si comporta come Scarecrow in Batman Begins, diffonde una polvere che cambia la percezione della realtà facendo diventare una maschera/balla fonte di incubi terrificanti.
“Siete in trappola! Non c’è niente di cui aver paura…. tranne la paura stessa”(Crane/Scarecrow).

Le idee si trasmettono, scrive Eco in “Numero zero”, anche attraverso l’impaginazione (una paginata di delitti più o meno efferati crea allarme), l’uso del luogo di nascita di chi compie un reato(si crea preoccupazione per chi viene da fuori),”Badate che fare notizia è una bella espressione, la notizia la facciamo noi, e bisogna saperla far venire fuori tra le righe(…) costruite alcune pagine a tema, addestratevi a far sorgere la notizia là dove non c’era o dove non si sapeva vederla, coraggio”.
Sul fronte droga l’allarmismo è altrettanto diffuso come se la situazione odierna fosse peggiore di quella di 20/30 anni fa. Non è così pur essendo aumentato il consumo di droghe leggere. Se si guarda ai morti dovuti all’abuso di sostanze stupefacenti i numeri sono enormemente inferiori rispetto a quelli degli anni 70/80 ma sembra che interi parchi cittadini siano diventati luogo di spaccio solo ora. Un editorialista di un noto quotidiano è arrivato addirittura a rispolverare un pezzo di Vittorio Messori che venti anni fa “ criticava l’importanza attribuita (dagli ecologisti) ai grandi spazi verdi nei piani regolatori facendo notare come i parchi costituissero più un problema che una risorsa per le città”. Era una stupidaggine allora e lo è ancora oggi. Nei parchi ci si infratta, si fa sesso e ci si droga e quindi per il cattolicissimo Messori erano il peccato invece del luogo della vita e dell’incontro come dovrebbe essere per non dimenticare che “la copertura arborea contribuisce a contenere i picchi di temperature locali estive, aiuta a combattere l’inquinamento degli scarichi da traffico o da altre fonti di combustione, è un servizio collettivo che migliora la qualità della vita di tutti i cittadini, che si trovino o meno a contatto diretto e quotidiano con gli alberi. Ma, comuni ,abitanti e decisori politico-economici, spesso non conoscono affatto senso ed entità di questa fondamentale caratteristica urbana, che meriterebbe invece di essere assai più presente nella consapevolezza per essere sfruttata al meglio”.
”Il degrado umano di molti parchi – scrive invece l’editorialista – costituisce la metafora del declino della nostra società”(…)”Una sorta di nemesi storica li ha trasformati in un paradiso perduto in cui, con buona pace di Neil Simon e della sua commedia che presentò il ’68, nessuno ha il coraggio di camminare a piedi nudi, per paura d’incappare nelle siringhe”(chissà perchè però le case vicine ai parchi costano sempre di più!). Un po’ di polvere Scarecrow? E se non l’avete capito la colpa è del popolo: “parco un tempo aristocratico, oggi nazionalpopolare, le Cascine non meritano questa sorte”. E’ una visione distorta e anche reazionaria di una realtà che non era così neppure 40anni fa e forse non lo è mai stata. Basta leggere le cronache del tempo o anche parte della letteratura del dopoguerra .
Si tratta di una banale questione di controlli e manutenzione da un lato e dall’altro della necessità di rendere questi spazi vissuti e vivi sia socialmente che culturalmente. C’era in passato ,in generale, più solidarietà , una presenza politica e sindacale diffusa, una maggiore attenzione al futuro che ha permesso di superare alcune delle pagine più buie e dolorose della nostra storia.
Un altro luogo comune riguarda le spese per la sicurezza : l’Italia spende come gli altri paesi europei anzi negli ultimi anni questa spesa è aumentata dell’8,5% superando i 30 miliardi di euro, la Germania spende meno dell’Italia pur avendo 20 milioni di abitanti in più e la presenza delle forze di polizia è più capillare e forte. Questo è un tipico caso in cui le risorse sono impiegate male , troppo personale è dedicato a compiti che con la sicurezza non c’entrano niente. Ci sono più agenti impegnati in servizi agli stadi che in servizio sul territorio e questo è un record tutto italiano che tutti considerano normale.
“Fa più rumore un albero che crolla rispetto ad una foresta che cresce”, ecco molti stanno parlando solo dell’albero che è crollato mentre il loro compito dovrebbe essere anche quello di valorizzare quello che cresce, non di alimentare la paura ma la speranza e la convivenza.
A questo proposito assume toni surreali la discussione a cui assistiamo sui giornali e in tv sul “diritto alla difesa” con contorno di morti ammazzati. Già l’indifferenza con cui si parla della vita umana fa accapponare la pelle, ma è sconcertante come anche su canali pubblici si tenda a dimenticare che la convivenza e i reati sono disciplinati da regole e leggi che ci siamo dati e che distinguono la barbarie dalla civiltà. Il magistrato che apre un fascicolo per “ eccesso di difesa” compie solo il proprio dovere nei confronti della collettività che deve sentirsi difesa non solo dai delinquenti ma anche da chi può con il suo comportamento attentare alla vita delle persone.
Assistere al formarsi di tifoserie su argomenti che invece richiederebbero sobrietà e rispetto delle leggi e delle persone dimostra solo che l’informazione si sta sempre più adagiando su un modello da tabloid sportivo dove non contano i fatti ma la fede di appartenenza. Non a caso a questi incontri vengono invitati personaggi che alimentano il fuoco e non certo il ragionamento. La legge sulla legittima difesa è già stata modificata da diversi anni in senso già molto favorevole a chi fa uso di armi in determinate circostanze ma bisogna stare attenti a non percorrere una deriva americana che non porta alla giustizia ma al far-west.
Rachel: Quella di cui stiamo parlando non è giustizia, stiamo parlando di vendetta.
Bruce Wayne: Molto spesso coincidono.
Rachel: No, non sono mai la stessa cosa. La giustizia è armonia. La vendetta serve solo a farti stare meglio. Per questo abbiamo un sistema imparziale.
Bruce Wayne: No, è un sistema che non funziona.
Rachel: Ti sta a cuore la giustizia? Guarda oltre il tuo dolore, Bruce. (Batman Begins)

Abbiamo più paura perché ci sentiamo più soli, perché prevale la precarietà dell’esistenza e del lavoro, perché la crisi ha minato le certezze di un passaggio generazionale che doveva vedere i figli vivere meglio dei padri.”La domanda di protezione(sociale) – ha scritto Piero Ignazi- dopo tanti anni di crisi sta diventando un urlo lacerante”; “se la crisi odierna- ha scritto qualche anno fa Barbara Spinelli – è una sorta di guerra, è urgente immaginare istituzioni durature perché i mali che stanno tornando (miseria, diseguaglianza) non trascinino ancora una volta le società in strapiombi di disperazione, risentimento, e in quell´odio dell´altro che si disseta bramando capri espiatori (ieri gli ebrei, oggi gli immigrati e in prospettiva anche i vecchi che “muoiono così tardi”).
Abolire la miseria: così s´intitolava lo splendido libro che l´economista Ernesto Rossi, autore con Altiero Spinelli e Eugenio Colorni del Manifesto di Ventotene, scrisse in carcere nel ‘42 e pubblicò nel ´46: “Bisogna unire tutte le nostre forze per combattere la miseria per le stesse ragioni per le quali è stato necessario in passato combattere il vaiolo e la peste: perché non ne resti infetto tutto il corpo sociale”. E peggio della miseria materiale c’è solo quella morale.
“L’insistenza , politica e mediatica, sulla sicurezza intesa come esclusiva protezione dell’incolumità, instilla la paura nel cuore di tenebra della vita collettiva” (R. Guolo)
LR
16.3.17
PS nella relazione alla camera sul decreto sicurezza il Ministro Minniti ha dichiarato che i reati che i reati in ITalia sono calati del 9,4% nell’ultimo anno.

