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La fame e lo spreco

di Leonardo Romagnoli

La fame e lo spreco

In momenti di crisi ci sono numeri che danno ancora di più il senso dell’ingiustizia che sta caratterizzando la nostra epoca. Dal 1974 ad oggi lo spreco mondiale di cibo è cresciuto del 50% nei soli 27 paesi dell’Unione europea si sprecano 179 chili di cibo pro capite all’anno.
Nella sola Italia finiscono nella spazzatura 12 miliardi di euro di prodotti che basterebbero a sfamare 636.000 persone e rimangono non raccolte nei campi 17 milioni di tonnellate di frutta, verdure e cereali In Inghilterra va ancora peggio ogni anno finiscono nella pattumiera delle famiglie 6,7 milioni di tonnellate di alimenti ancora perfettamente commestibili e anche in Svezia una famiglia getta via il 25% del cibo acquistato.
Secondo i dati diffusi da ADOC nel 2010 le famiglie italiane hanno sprecato il 16% del prodotto ortofrutticolo acquistato e ben il 35% di latte , uova carne e formaggi per un valore di 454 euro a famiglia.
‘Nel 2009 sono rimaste in campo poco più di 7 milioni di tonnellate di produzione ortofrutticola (escludendo uva da vino, olive da molitura e pomodoro da industria), se confrontiamo questo dato con quello dei consumi di ortofrutta in Italia avvenuti nello stesso anno , 8,4 milioni di tonnellate, si può quindi affermare che nel 2009 ne è stata sprecata una quantità che avrebbe potuto soddisfare le esigenze di una seconda Italia , o della Spagna. Questa banale equivalenza chiarisce comunque, in modo inequivocabile, quale scempi viene perpetrato ogni anno nei campi italiani.'(Il libro nero dello spreco in Italia : il cibo’ ed . Ambiente 2011). Il problema vero è che lo spreco è in aumento, nel 2006 venivano lasciate nei campi 14 milioni di tonnellate e sono diventate 17 nel 2009 , tutto questo in un periodo di forti sbalzi dei prezzi di alcuni prodotti , basta pensare ai cereali, e con difficoltà sempre crescenti degli agricoltori per far quadrare i bilanci delle loro aziende. C’è qualcosa di marcio in questo sistema e non sono i prodotti della terra. A questo si aggiungono gli sprechi nella fase di trasformazione e commercializzazione e in quella finale del consumo. Lo spreco ha un impatto ambientale devastante perché per produrre le derrate alimentari si consumano acqua, energia e territorio. Per produrre un chilo di carne si possono consumare fino a 15.000 litri di acqua e centinaia di litri servono per cereali, frutta, verdura etc.
‘L’ortofrutta buttata via nei supermercati, ipermercati e altri servizi commerciali , comporta uno spreco di 73 milioni di metri cubi di acqua (Bilancino ne contiene poco più di 60 milioni) e un consumo di risorse pari a quasi 400 milioni di metri quadrati., questo spreco libera nell’atmosfera più di 8 milioni di chili di anidride carbonica equivalente ‘(idem) Le cose vanno ancora peggio con la carne che corrisponde al 9% dello spreco totale quantificabile in circa 22.000 tonnellate. ‘Considerando che più del 90% è costituita da carne bianca , quindi con un impatto ridotto di 5,8 metri cubi al kg, è come gettare nei rifiuti 127 milioni di metri cubi di acqua’. Come dicono gli autori della ricerca ‘ la quantificazione degli sprechi permette di comprendere in modo chiaro il grande danno per l’uomo e per l’ambiente che quotidianamente si perpetua lungo tutta la catena agroalimentare e stimola la definizione di modelli alternativi più efficienti e sostenibili’. Anche di questo dovrebbe occuparsi la discussione sulla nuova politica agricola comunitaria e di questo dovrebbe occuparsi la politica in un periodo storico in cui aumenta il divario tra la parte più ricca e quella più povera della popolazione anche nel nostro paese.

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