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Indagine con geoscanner nella ex cava di Paterno

di Leonardo Romagnoli

vaglia_cava_paternoMaxi-ispezione – da ieri e per cinque giorni consecutivi – all’ex cava di Paterno a Vaglia per determinare dettagliatamente l’assetto topografico, geologico e del suolo di un’area di diversi ettari diventata discarica di rifiuti speciali smaltiti illecitamente e provenienti non solo dalla Toscana ma, secondo recenti accertamenti della Forestale, anche da altre parti d’Italia. L’ispezione, disposta dalla procura di Firenze e seguita dal Corpo Forestale, è concentrata sulle attività di una ditta – incaricata dalla procura – che con geo-scanner, laser scanner, analisi sismiche ed altri esami con strumentazioni varie sta eseguendo rilievi planimetrici, topografici e nel suolo. Si vogliono individuare le stratificazioni, i riporti di materiali, gli scavi fatti, le profondità a cui sono stati stoccati. Tra gli obiettivi c’è quello di capire se oltre a rifiuti da lavori edilizi (in passato vi furono conferiti anche materiali da scavi della Tav nel Mugello), nella ex cava ci sono stati portati illecitamente anche rifiuti industriali e possibilmente in che periodi. Nel febbraio 2014 vi furono trovati 1.200 sacchi (‘big bags’) contenenti un rifiuto chiamato ‘polverino 500 mesh’ (una sabbia fine impregnata di metalli pesanti come cromo, rame e nichel). La ex cava di Paterno ha avuto a suo tempo un’attività estrattiva regolarmente autorizzata per ricavare carbonato di calcio, da cui ottenere calce. Ora la polizia forestale vuole determinare se nella cava si è estratto carbonato di calcio secondo le autorizzazioni date e come, cessata l’attività, vi sono stati effettuati i ripristini; se, e quali, rifiuti speciali ci sono stati portati. L’inchiesta, coordinata dal pm Luigi Bocciolini, ha 11 indagati.

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