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Il processo si fa in aula e non sui giornali

di Leonardo Romagnoli

Il presidente del Tribunale di Firenze Enrico Ognibene ha scritto un’interessante lettera all’edizione fiorentina del quotidiano la Repubblica in risposta ad un’intervista del procuratore Quattrocchi dopo la sentenza  che  ha assolto con formula piena un certo numero di imputati per reati contro la pubblica amministrazione, nel caso specifico il famoso project financing di alcune opere realizzate a Firenze.

“Tralasciando le frasi ad effetto usate dal suo redattore – scrive Ognibene-  non posso che apprezzare il massimo rispetto che il dott. Quattrocchi ha espresso nei confronti dei giudici del collegio penale dibattimentale, collegio del quale egli ebbe a far parte per lunghi anni insieme a me in tempi ormai lontani”. “Ugualmente non posso – scrive Ognibene-  che consentire con il  dott- Quattrocchi sul fatto che nel caso di specie gli elementi presentati dalla pubblica accusa non sono stati raccolti per caso ma sono sicuramente frutto di indagini certamente laboriose e approfondite che hanno poi passato il vaglio del giudice per le indagini preliminari e del giudice dell’udienza preliminare ( cosa che non è avvenuta in altri processi importanti come quello che ha visto coinvolto l’ex Assessore regionale Paolo Cocchi . Ndr) per approdare infine al dibattimento.” Dopo le cortesie di rito arrivano però le puntualizzazioni che sono sostanziali . “ ma tutto ciò, mi si consenta, rientra nella più normale fisiologia del processo penale al preciso fine di evitare che possano giungere al dibattimento processi basati su elementi accusatori del tutto privi di fondamento. In tal caso il giudice, a norma dell’art.425 comma IV del codice di procedura penale, ha l’obbligo di pronunziare sentenza di non luogo a procedere “quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contradditori o comunque non idonei a sostenere l’accusa in giudizio”.
Tuttavia – ricorda ancora puntigliosamente il presidente del Tribunale – la circostanza che prima il Gip e poi il Gup abbiano ritenuto gli elementi probatori raccolti dal Pm idonei a sostenere l’accusa in giudizio non implica, con tutta evidenza, che essi possano anche , in modo quasi automatico, comportare nel giudizio stesso l’affermazione di colpevolezza dell’imputato, altrimenti il dibattimento sarebbe del tutto inutile ed il processo potrebbe concludersi tranquillamente all’esito delle indagini preliminari non con il rinvio a giudizio ma con la condanna pura e semplice dell’imputato”. A questo punto , pensando per esempio alla vicenda Forteto, a qualche politico regionale o locale saranno cominciati a fischiare  gli orecchi visto che hanno emesso sentenze senza nessun processo o contraddittorio coinvolgendo anche persone che nulla hanno a che vedere con le questioni giudiziarie sollevate dai magistrati fiorentini.
“E’ invece proprio nel dibattimento e nel contraddittorio fra le parti che gli elementi probatori raccolti dalla pubblica accusa – ma anche quelli di segno opposto e formalmente di non minore dignità raccolti dalla difesa – vengono sottoposti ad un vaglio giustamente severo, quanto severa – dice il presidente del Tribunale di Firenze- deve essere la ricerca della verità, primo dovere del giudice, come bene ricorda il dott. Quattrocchi, e la necessità di infliggere una sanzione criminale che se non sostanziata da prove al massimo della certezza, sarebbe ingiusta in sé ed ugualmente ed ancor più per chi la subisce rimanendone coinvolta e spesso sconvolta la vita di relazione e quella familiare del cittadino inquisito”(…) “ Con tutto ciò siamo ben consapevoli – scrive Ognibene-  che la difficile ricerca della verità nel processo penale non potrà mai trasformarsi da parte di noi magistrati nella affermazione di verità assolute, che tali non possono essere perché verità umane ed eventualmente revocabili in dubbio e modificabili nei successivi gradi di giudizio, ma se pur con tali limiti esse conseguono ad un impegno costante e quotidiano di tutti i giudici” che devono operare con  assoluta imparzialità, equidistanza e assoluta non condizionalità nei confronti di chiunque. Parole  che sono una sintesi quanto mai chiara sull’operato dei giudici e soprattutto sull’approccio corretto alle vicende giudiziarie. Una lezione di modestia  ma anche di fermezza che tanti politici e giornalisti  dovrebbero imparare evitando di trasformare l’ ignoranza in arroganza e finendo così per danneggiare anche  vittime e incolpevoli.

Leonardo Romagnoli

12.7.12

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