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Il Parere Arpat su Petrona

di Leonardo Romagnoli

In attesa di capire come finirà la vicenda dell’impianto a biomasse di Petrona e in attesa che si diradi la nebbia, può essere utile rileggere quello che ha scritto arpat nel giugno 2015

Impianto a biomasse a Petrona

Nell’insieme l’impianto presenta caratteristiche conformi alla normativa ambientale

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La ditta Renovo Bioenergy Scarperia Srl intende realizzare in zona Petrona, nel Comune di Scarperia e San Piero (FI), un impianto di combustione a biomasse solide da 0,999 MWe (MegaWatt elettrici). Il progetto prevede l’impiego energetico della biomassa per la generazione di potenza elettrica da erogare sulla rete nazionale tramite un motore ORC (Organic Rankine Cycle)(1), un sistema basato su un ciclo chiuso che impiega un fluido organico.

Per questa tipologia di impianto la normativa vigente (Legge regionale 39/2005) prevede il rilascio di un’Autorizzazione Unica che comprende tutti gli aspetti pertinenti la realizzazione e la gestione, compresi i limiti ed il controllo degli impatti ambientali. Il progetto prevede una caldaia per la combustione della biomassa di 5,9 MWt (Megawatt termici): per tale taglia non è prevista né la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) né la verifica di assoggettabilità alla VIA, che sono i procedimenti finalizzati ad accertare la compatibilità del progetto con il territorio in cui dovrà inserirsi, usualmente preliminari alla citata Autorizzazione Unica. Infatti la Legge regionale della Toscana n. 10/2010 stabilisce l’obbligo della verifica di assoggettabilità a VIA di competenza della Provincia per gli impianti di potenza superiore a 50 MWt e l’obbligo della VIA di competenza della Regione per gli impianti di potenza superiore a 150 MWt.

ARPAT ha dunque fornito il proprio supporto tecnico nell’ambito del procedimento di Autorizzazione Unica, esprimendo un parere con richiesta di prescrizioni. Preme qui precisare che ARPAT, che è un organo tecnico a supporto degli Enti cui la legge assegna il compito di adottare le autorizzazioni ambientali, non ha competenze proprie in materia di energia, ma partecipa in riferimento agli impatti sulle varie matrici ambientali (suolo, acqua, aria, rumore, campi elettromagnetici, radiazioni ionizzanti). La funzione di ARPAT, nell’ambito di questi procedimenti, consiste nell’esaminare ogni dettaglio del progetto e verificare se esso risponde ai requisiti tecnici fissati dalla normativa vigente relativamente al contenimento degli impatti sulle matrici ambientali e a quali condizioni o prescrizioni debbano essere inserite nell’autorizzazione per garantire il minor impatto ambientale.

I combustibili che la Renovo Bioenergy Scarperia Srl prevede di utilizzare nella centrale e per la quale è stata autorizzata dalla Provincia di Firenze (Atto dirigenziale n. 2410 del 23/6/2014) sono esclusivamente sottoprodotti di origine biologica (cippato vergine da manutenzione forestale, scarti di legno vergine da segherie e industrie di prima lavorazione del legno, vinacce vergini e sansa quale eventuale combustibile integrativo); qualunque modifica alla tipologia di combustibili da avviare all’impianto dovrà eventualmente essere autorizzata, valutandone preliminarmente la compatibilità con la tecnologia adottata.biomasse-castagno

Relativamente all’approvvigionamento dei combustibili di cui sopra, la Renovo Bioenergy Scarperia Srl ha pianificato il reperimento della maggior parte delle biomasse necessarie a livello locale (entro 70 chilometri dal sito di interesse- filiera corta). Su questo aspetto ARPAT, in sede di espressione di parere, ha manifestato perplessità sulla effettiva disponibilità delle biomasse nella misura necessaria. Peraltro l’Agenzia non ha competenze in materia e quindi non potrà verificare il rispetto di ciò in sede di controllo.

L’impianto proposto impiega una tecnologia consolidata tale da far fronte alla variabilità dei combustibili sopra citati, che presentano caratteristiche disomogenee. Infatti la scelta di impiegare prevalentemente scarti da attività agricole ha sicuramente condizionato la tipologia impiantistica proposta, basata sulla combustione diretta della biomassa; le tecnologie che prevedono la produzione intermedia di syngas richiedono invece, per offrire buone prestazioni, materiali quanto più omogenei possibile.

Il sistema di trattamento dei fumi proposto per tale impianto prevede l’abbattimento sia del particolato (mediante un ciclone e filtri a maniche) sia degli ossidi di azoto (mediante trattamento dei fumi con urea), consentendo in tal modo il raggiungimento di concentrazioni di inquinanti nei fumi molto inferiori ai limiti massimi che la normativa ammette per questa tipologia di impianti (Decreto legislativo 152/2006). A tal proposito la Conferenza dei servizi ha stabilito, anche su proposta di ARPAT con l’accordo di Renovo Bioenergy Scarperia Srl, di imporre limiti autorizzativi al camino significativamente più restrittivi, sia come elemento di cautela, sia come strumento operativo per indurre il gestore alla più corretta conduzione dell’impianto.

In aggiunta a quanto indicato dalla normativa nazionale, è stato inoltre incluso un limite per l’ammoniaca, che può essere presente nei fumi in quanto si forma dalla degradazione dell’urea utilizzata per abbattere gli ossidi di azoto.

Come ulteriore elemento cautelativo è stata inoltre prevista la misura annuale al camino di metalli, diossine e idrocarburi policiclici aromatici. Questi sono inquinanti che potrebbero occasionalmente liberarsi nei processi di combustione e per i quali tuttavia la normativa nazionale non prevede – per questa categoria di impianti – l’obbligo di stabilire dei limiti. L’autorizzazione alla Renovo Bioenergy Scarperia Srl prevede invece che, se i valori di tali sostanze superassero il 50% dei limiti indicati dalla normativa (seppure per altri impianti), l’autorizzazione stessa venga modificata con l’imposizione di limiti anche a queste sostanze.

Inquinante      Limite Normativo DL 152/06            Limite Renovo Aut. 2410/2014(mg/Nm3)
Polveri                                30                                                   10
Monossido di
Carbonio                            300                                                200
Ossidi dia zoto                   500                                                200
Osside di Zolfo                   200                                                150
Acido cloridrico                                                                           30
Carbonio organico                                                                      30
Ammoniaca                                                                                  5

Pur non ssendo prescrivibile per l’impianto in oggetto il monitoraggio in continuo alle emissioni (la normativa lo prevede per impianti oltre i 100 MWt), la Renovo Bioenergy Scarperia Srl lo ha comunque previsto: attraverso la registrazione in continuo dei valori rilevati al camino – ad uso interno, ma comunque verificabile in fase di controllo da parte di ARPAT – e la definizione di soglie di intervento, cioè valori al di sopra dei quali il gestore dovrà adottare azioni correttive, sarà quindi possibile valutare se l’impianto stia funzionando in maniera corretta ed adottare eventuali misure correttive.

Riguardo all’impatto sulla qualità dell’aria, grazie alle emissioni contenute garantite dall’impianto, la stima delle massime concentrazioni in aria ambiente di tutti gli inquinanti emessi presenta valori molto inferiori agli standard di legge per la tutela della salute umana fissati dal Decreto legislativo 155/2010. Le stime sono state condotte dalla società proponente l’impianto, come stabilito dalla normativa, e sottoposte al controllo di ARPAT. In particolare, ARPAT ha ritenuto opportuno effettuare una verifica più accurata del contributo dell’impianto al valore massimo orario degli ossidi di azoto in aria ambiente – che appariva l’inquinante più critico – in quanto alcuni aspetti tecnici delle simulazioni condotte dal proponente non sono sembrati adeguati. Tale verifica in sostanza ha confermato gli ordini di grandezza del contributo dell’impianto alle concentrazioni in aria ambiente già stimati da Renovo Bioenergy Scarperia Srl; ha inoltre consentito di verificare che le concentrazioni in aria ambiente complessive (cioè quelle che si ottengono sommando il contributo dell’impianto ai valori “di fondo” dovuti a tutte le altre sorgenti presenti nella zona) rispetteranno ovunque i limiti di legge.biomasse4

In ogni caso il contributo del solo impianto per tutti gli inquinanti è atteso ampiamente inferiore ai limiti di qualità dell’aria fissati dal Decreto legislativo 155/2010, con valori progressivamente più modesti allontanandosi dall’impianto. Ad esempio il contributo alla concentrazione media annuale di ossidi di azoto è stimato pari a 1.5 µg/m3 a 200 m dall’impianto ed inferiore a 0.2 µg/m3 a circa 2 km, presso gli abitati di San Piero a Sieve e Borgo San Lorenzo, a fronte di un limite di legge pari 40 µg/m3. Inoltre il contributo alla concentrazione media annuale di polveri totali è stimato pari a 0.1 µg/m3 a 200 m dall’impianto ed inferiore a 0.05 µg/m3 a circa 2 km, presso gli abitati di San Piero a Sieve e Borgo San Lorenzo: anche considerando in via cautelativa che le polveri totali coincidano con le polveri fini, PM10 o PM2.5, il loro contributo è comunque molto inferiore ai rispettivi limiti di legge per la tutela della salute umana (40 µg/m3 per PM10 e 25 µg/m3 per PM2.5).

Nell’insieme l’impianto presenta caratteristiche conformi alla normativa ambientale sia in termini di emissioni sia di impatti, fermo restando che qualsiasi attività antropica (industriale, ma anche civile) costituisce un fattore di pressione ambientale.

Peraltro, anche se consideriamo gli impianti di riscaldamento domestico a biomassa (caminetti aperti, chiusi, stufe tradizionali, stufe a pellets, etc.), si trova che il loro impatto sulla qualità dell’aria locale dovuto alle emissioni di inquinanti può essere rilevante(2), a causa della completa assenza in essi di sistemi di abbattimento di polveri e di una combustione non controllata.

Nel parere dell’Agenzia fra l’altro, si è inoltre raccomandato all’ente autorizzatore (Provincia) di vincolare:

l’impiego delle vinacce all’esito favorevole in merito alla possibilità di impiego come biomasse da parte del Ministero dell’Ambiente;
la definizione di cogeneratore per l’impianto (rilevante ai fini del finanziamento, in quanto ne migliorerebbe l’efficienza energetica) all’effettivo allacciamento ad utenze esterne all’impianto stesso (impianto di essiccamento della stessa Renovo o altri soggetti interessati), intervento che avrebbe effettivi positivi anche sulle emissioni in atmosfera.

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1 il turbogeneratore ORC sfrutta l’olio diatermico caldo per preriscaldare a vaporizzare un opportuno fluido di lavoro nell’evaporatore; il vapore del fluido organico muove la turbina; il vapore scaricato scorre attraverso il rigeneratore, dove riscalda il fluido organico; il vapore è poi condensato nel condensatore ed infine il fluido organico è pompato al rigeneratore e di seguito all’evaporatore, completando così la sequenza di operazioni nel circuito chiuso.
2 una recente ricerca condotta da ARPA-Emilia Romagna sulle emissioni medie a livello regionale rileva, ad esempio, che una stufa tradizionale emette mediamente più di 10 kg/anno di PM10 ed una a pellets quasi 3 kg/anno.
Sempre in base alla medesima ricerca di ARPA-Emilia Romagna ed in base ai dati delle linee guida europee (EMEP/EEA, Air pollutant emission inventory guidebook – 2013), si può effettuare un confronto tra le emissioni di PM10 per unità di energia termica prodotta da impianti di potenze termiche molto diverse: – una stufa tradizionale emette mediamente 840 g/GJ (cioè 3021 mg/kWh)
– una stufa a pellet a tecnologia avanzata 95 g/GJ (cioé 342 mg/kWh);
– l’impianto in progetto emette dalla caldaia (5,9 MWt) circa 7 g/GJ (cioè 25 mg/kWh), essendo provvisto di un sistema di abbattimento delle polveri.

 

http://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2015/118-15/118-15-impianto-a-biomasse-a-petrona-mugello-fi

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