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Il futuro della Mukki e il Mugello

di Leonardo Romagnoli

emilio sererniIl futuro della centrale del latte di Firenze è un argomento che dovrebbe stare al centro della riflessione politica e amministrativa della Regione Toscana e non solo del Mugello. La decisione del comune di Pistoia di dismettere la propria quota societaria, le affermazioni del sindaco di Firenze sul ridimensionamento del comune come azionista di maggioranza e infine le considerazioni del presidente della Regione Rossi sull’uscita da tutte le partecipate considerate non strategiche, rendono urgente la ricerca di una soluzione che tuteli gli allevatori toscani , e mugellani in particolare, valorizzando un patrimonio di conoscenze e tecnologie fra le più avanzate del settore.

La discussione deve innanzitutto partire dalla constatazione di cosa è strategico per la pubblica amministrazione in un momento di particolare difficoltà dell’economia regionale come quello attuale e sulla base della volontà più volte espressa negli atti di programmazione di salvaguardia delle produzioni tipiche e di qualità come elemento di crescita dell’agricoltura toscana.

La Mukki è strategica? La produzione del latte è strategica? Posta così la questione rischia di essere solo semplificata perchè nessuno potrà affermare che si tratta di un’attività fondamentale per la pubblica amministrazione. Se però si guarda alla Centrale come elemento fondamentale di una filiera produttiva che ha forti implicazioni con il paesaggio e l’assetto idrogeologico di vari territori il ragionamento si fa più complesso e le domande da porsi sarebbe quindi diverse. Può la zootecnia da latte toscana sopravvivere alla privatizzazione della centrale fiorentina? e in particolare cosa avverrà in un territorio come il Mugello che produce un latte con un marchio specifico che garantisce un prezzo maggiore per gli allevatori?

Tutti sanno che le dimensioni aziendali e le caratteristiche morfologiche del territorio mugellano comportano costi superiori rispetto ad allevamenti di altre parti d’Italia e della stessa Toscana ed è per questo che vige da sempre un accordo tra la Mukki e le cooperative di conferimento che riconosce qualche centesimo in più al litro al latte alta qualità commercializzato con il marchio “Mugello” e al biologico “Podere Centrale” (anche questo prodotto quasi esclusivamente da stalle mugellane). Nonostante questo nel corso degli anni il settore ha subito un consistente ridimensionamento nel numero di allevamenti da latte più piccoli (convertitisi nella produzione di carne) a favore di quelli di dimensioni maggiori.

Cosa succederebbe in caso di acquisto da parte di Granarolo, Parmalat, Maremma o altro soggetto? Come sarebbero garantiti gli accordi oggi esistenti con gli allevatori toscani e mugellani? Cosa ne sarebbe della politica commerciale di Mukki che ha fatto perno su un legame sempre più stretto fra prodotto e territorio?

La realizzazione , ad esempio, delle “Vie del Latte” in Mugello ha permesso a molti consumatori e semplici cittadini di conoscere la provenienza del prodotto e di poter visitare le stalle del Mugello durante manifestazioni organizzate dalla stessa centrale fiorentina, contribuendo così alla valorizzazione della filiera corta e del prodotto locale. Non è certo una Dop o una Igp ma è comunque un prodotto con nome e cognome di chi lo produce e legato ad un territorio definito. Tutto questo interesserà ai futuri acquirenti? potrà essere tutelato attraverso particolari condizioni di vendita? Forse inizialmente, ma alla lunga prevarranno logiche esclusivamente aziendali che risponderanno ad una “testa” amministrativa che non sarà più a Firenze e forse neppure in Toscana. Stiamo parlando di milioni di litri di latte che in un prossimo futuro potrebbe non essere più conveniente produrre dato che dal 2015 finisce anche il regime comunitario delle quote latte con arrivo sul mercato (cosa che in parte avviene già oggi) di quantità importanti di prodotto a prezzi molto più bassi di quelli riconosciuti agli allevatori mugellani. Il marchio “Mugello” sarà tutelato e pubblicizzato come avviene oggi? Oppure una volta acquisito il marchio “Mukki” con il tempo tutto il resto diventerà secondario rispetto alle strategie aziendali?

Nel migliore dei casi potremo assistere ad un ridimensionamento del numero di allevamenti con la sopravvivenza dei più grandi e la trasformazione in produzione di carne da parte degli altri, ma non è escluso che molti decidano semplicemente di abbandonare l’attività con un danno difficilmente quantificabile. Si dice spesso che la bellezza del paesaggio e la tenuta idrogeologica del territorio dipendono dalla presenza dell’uomo nelle aree rurali e montane e dal lavoro di manutenzione e coltivazione delle aziende agricole. Buona parte dei fondi della programmazione comunitaria sono proprio indirizzati alla valorizzazione dl ruolo ambientale dell’agricoltura a salvaguardia della salubrità, non solo dei prodotti, ma anche delle acque e del territorio.

Se una parte di tutto questo fa perno sul ruolo fondamentale della Centrale del Latte come azienda di trasformazione perchè non la si può considerare strategica? La centrale è stata in questi anni anche luogo di ricerca e innovazione in un settore che avrà sempre un ruolo importante nella vita quotidiana delle persone. Ultimo dato non trascurabile la MUkki è in attivo e non grava sui cittadini ma porta utili agli enti locali che ne sono proprietari oltre a garantire occupazione e redditi in mezza Toscana.

Se si vuole avviare una discussione sul futuro della Centrale non si può prescindere da queste considerazioni e dal coinvolgimento degli allevatori , delle loro associazioni degli enti locali perchè la Mukki è un patrimonio di tutti. Lo dobbiamo anche alla memoria di Giorgio La PIra che pose, con lungimiranza, la prima pietra di questa costruzione.

 

Leonardo Romagnoli

10.11.14mucca

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