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Il Forteto: giustizia, politica ed economia. Reati e garanzie

di Leonardo Romagnoli

piantoIl Forteto: giustizia, economia e politica

Mi ero ripromesso di non intervenire ulteriormente sulla vicenda Forteto dopo quanto avevo già scritto al momento dell’arresto di Fiesoli  con le pesanti accuse  avanzate dalla magistratura  per violenza e abusi sessuali  avvenuti nell’ambito della comunità . In quella riflessione  ricordavo il ruolo  che la Cooperativa ha assunto nel corso degli anni fino a diventare una delle realtà economiche più importanti del Mugello e ,nel suo settore, della Toscana. “Questo non significa che non esistono punti di contatto ( sarebbe assurdo sostenerlo) ma che ormai Il Forteto azienda ha una sua struttura produttiva ben definita , che si avvale anche di professionalità esterne alla comunità, ed un mercato diffuso a livello nazionale e internazionale che devono essere salvaguardati come una ricchezza  del territorio.Devo solo ricordare che accuse del genere , purtroppo , non sono nuove e già nel 1979 ci fu un’indagine giudiziaria che portò alcuni anni più tardi(1985) ad una condanna del Fiesoli a due anni per violenza privata. Anche in quella circostanza l’opinione pubblica si divise e ci furono amministratori pubblici che espressero con convinzione solidarietà verso gli indagati e altri che appoggiarono con forza l’operato della magistratura  ritenendo che dietro certi atteggiamenti misticheggianti si celassero solo delle sopraffazioni ( allora il mensile AlContrario pubblicò integralmente l’atto d’accusa dei magistrati fiorentini). Se le accuse di oggi verranno confermate nel processo   vorrà dire che 30 anni sono passati invano. Non sono passati invano invece per l’azienda Il Forteto  e il suo peso nell’economia mugellana.”  Da questa citazione è passato più di un anno e sono successe cose importanti, sono stati scritti decine di articoli ed è stata promossa una commissione d’inchiesta regionale. Gli unici che hanno mantenuto il giusto riserbo che una vicenda così delicata comporta sono stati i magistrati che hanno continuato il loro lavoro senza clamori e che si accingono  tra breve a sostenere le loro accuse nel dibattimento.
Un certo modo scandalistico di approcciarsi alla drammatica situazione evidenziata dalla magistratura rischia di essere dannoso in primo luogo per le stesse vittime e poi per una realtà economica che tutti dicono di voler tutelare ma che in realtà rischia di essere  pesantemente compromessa . Su questo ultimo aspetto le centrali cooperative, che pur hanno fatto sentire la loro voce, dovrebbero essere in grado di garantire quella stabilità dell’attività produttiva che è importante per i lavoratori e per tutto il comparto ovino regionale.

Tutta la stampa ha posto domande alla politica sugli avvenimenti di questi anni, sulle condanne del 1985 o le decisioni della corte europea ma in realtà nessuno se ne è mai occupato con serietà altrimenti avrebbero potuto citare dei precedenti( cosa che non hanno fatto) senza bisogno di rispolverare i dubbi del consigliere regionale Innaco della Dc che risalgono al 1980 e un’interrogazione di Banchi(cdu) e Ciucchi(psi) del 2000.
Una vicenda drammatica è diventata invece per alcuni elemento di lotta politica senza nessun rispetto per le persone coinvolte neppure , secondo me , per le vittime che si volevano tutelare.In troppi si sono voluti sostituire alla magistratura andando oltre il loro ruolo anche in buona fede.

Per esempio la Commissione regionale d’inchiesta doveva occuparsi della situazione dell’affidamento dei minori in Toscana e invece nella relazione finale e in tutte le sue sedute si è occupata solo della vicenda Forteto. Delle 88 pagine della relazione finale meno di 10 sono dedicate  alla politica di affidamento di minori e solo le ultime due avanzano delle proposte che vanno al di là della vicenda “Forteto”. Si è comportata come una commissione d’inchiesta parlamentare non avendone né le caratteristiche né le prerogative. Si è sovrapposta all’attività giudiziaria della magistratura non avendone le competenze e senza la tutela delle necessarie garanzie. Si citano persone e fatti che non hanno nessuna rilevanza  penale solo per sottolineare il presunto consenso di cui godeva la comunità guidata da Fiesoli e alimentare il dubbio di chissà quali complicità politiche.  E su questi aspetti irrilevanti si è spesso soffermata la cronaca  a dimostrazione che si stavano cercando forse altri  colpevoli che nulla avevano a che fare con il dolore delle vittime. Badate bene io non sto difendendo nessuno , tantomeno Rodolfo Fiesoli, sto solo cercando di far capire  che tutte le testimonianze, contro o a  favore, sono state rese senza nessun contraddittorio, sono stati messi insieme fatti di 35 anni fa con situazioni recenti rischiando di creare un vero cortocircuito informativo , per esempio, sull’attuale attività lavorativa della cooperativa.  Nelle testimonianze vengono citate persone con nome e cognome che nulla hanno a che fare con le adozioni e  tanto meno con i reati contestati. Che senso ha riportare queste parti una relazione finale che doveva occuparsi della adozioni di minori in Toscana? E se alcune di queste testimonianze  contenessero delle “non verità”? o riguardassero contesti diversi?

La drammaticità dei fatti ha scosso le coscienze e in molti, troppi, si sono sentiti autorizzati, anche a livello locale, a emettere sentenze, a tirare in ballo persone con incarichi istituzionali o semplicemente di lavoro all’interno dei comuni per il solo fatto di avere rapporti con il Forteto pur non essendo accusati di nessun reato. Insomma il fatto che alcuni rapporti, istituzionali e non,  siano avvenuti in completa buona fede senza conoscere i retroscena oggi contestati dalla magistratura viene considerato con sospetto. Eppure esiste una pubblicistica abbastanza nutrita di saggi scientifici, testimonianze giornalistiche che trattavano la situazione del Forteto come esemplare, così come molti che avevano e hanno rapporti con la cooperativa dal punto di vista produttivo non conoscevano la realtà comunitaria o  non la condividevano come scelta di vita.
“La sensibilità dell’argomento, la gravità dei fatti denunciati, il dramma di tante persone coinvolte che hanno la nostra sincera e umana solidarietà, richiede la massima serietà da parte di tutti, e ognuno secondo le proprie responsabilità deve compiere atti responsabili.” Lo  ha scritto l’amministrazione di Vicchio che si è trovata involontariamente al centro della vicenda, ma dovrebbe essere il modo corretto di approcciarsi alla vicenda pur comprendendo l’aspetto fortemente liberatorio vissuto da coloro che sono stati vittime nel corso degli anni delle violenze contestate a Fiesoli e ad altri.

Il giurista Luigi Ferrajoli ha  ricordato recentemente quelli che secondo lui devono essere  le nove massime di deontologia  giudiziaria che , secondo me , non valgono solo per i magistrati : “ c’è una specifica regola deontologica che , soprattutto in materia penale, riguarda l’accertamento della verità. In primo luogo l’accertamento della verità giuridica , cioè l’interpretazione delle leggi. Questa regola consiste nel rigoroso divieto, in omaggio al principio di stretta legalità e tassatività, dell’analogia in malam partem  e dell’interpretazione estensiva. In materia penale il giudice non può, non diciamo inventare figure di reato, ma neppure estendere a fenomeni vagamente analoghi  o connessi  le fattispecie previste dalla legge.(…) un’altra riguarda l’accertamento della verità fattuale  e consiste nel costume e nella pratica del dubbio(…) il rifiuto di ogni arroganza cognitiva, la prudenza del giudizio come stile morale e intellettuale della pratica giudiziaria(…)” la consapevolezza dell’errore sempre possibile, “ la disponibilità all’ascolto di tutte le diverse ed opposte ragioni e l’esposizione alla confutazione e alla falsificazione , giuridica oltre che fattuale, delle ipotesi accusatorie” .  La magistratura sta lavorando con una serietà e riservatezza che sottolineano la delicatezza e la drammaticità dei fatti contestati e sarebbe opportuno che tutti noi aspettassimo lo svolgimento del processo prima di emettere sentenze, soprattutto verso coloro che reati non ne hanno commessi.

Leonardo Romagnoli

14.2.13

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