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Il “Diamante”, il futuro dell’energia?

di Leonardo Romagnoli

Il

L’Enel in collaborazione con l’università di Pisa ha realizzato il “Diamante” inaugurato nel parco di Villa Demidoff  a Pratolino. Si tratta di un innovativo sistema di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in questo caso il solare fotovoltaico, con possibilità di immagazzinare l’energia anche sotto forma di idrogeno da utilizzare in momenti in cui l’irraggiamento non è  presente come la notte. Secondo i dati tecnici presentati da Enel il “Diamante “ sarà in grado di fornire energia anche   per l’illuminazione notturna del Parco.

Ovviamente si tratta  di un progetto sperimentale molto costoso che ha dovuto adattarsi all’inserimento in un luogo di grande rilevanza paesaggistica e culturale come il Parco mediceo.

Da questo  è derivata la particolare forma architettonica che , come a ricordato

la Sovrintendente Acidini , rimanda  alle forme dell’arte rinascimentale e non sarebbe dispiaciuta a Francesco I dei Medici che fece di Pratolino un laboratorio delle nuove scoperte e tecnologie  con soluzioni architettoniche molto innovative e spettacolari giochi d’acqua.

Il “Diamante “ ha un ‘ altezza di  12 metri e un raggio di 8 per un peso di diverse tonnellate , una struttura in vetro e acciaio, 38 pannelli fotovoltaici orientati per il massimo assorbimento e tre serbatoi interni di colore giallo per immagazzinare  idrogeno.

Come ci ha spiegato l’ing. De Michele del settore ricerca di Enel la vera novità del “Diamante” sta proprio nel sistema di accumulo di energia. “ Le  energie rinnovabili sono intermittenti, in particolare il vento e il sole, e per sfruttarle al meglio è indispensabile avere un sistema di accumulo energetico. Oggi ci sono varie batterie ma hanno un problema  di dimensioni e soprattutto  di durata, non sono utilizzabili che per un numero limitato di cicli. Mentre con l’idrogeno si ha la possibilità di immagazzinare l’energia di cui si ha bisogno e di utilizzarla quando ne abbiamo la necessità. Fino ad oggi non si era mai pensato a questo perchè l’idrogeno per essere accumulato richiedeva o basse temperature o altissime pressioni (400 atm), oggi invece la tecnologia ,usata anche nel “Diamante”, ci permette di  immagazzinare l’idrogeno   in matrici metalliche, che si comportano come una spugna, a temperature non molto basse e  a bassa pressione  di 5-6 bar. Quindi  attraverso  l’energia prodotta da fonti rinnovabili si attiva l’elettrolisi dell’acqua che produce idrogeno che è possibile stoccare con queste nuove tecnologie a bassa pressione e a temperature normali e quindi poco costose. L’idrogeno risolve così tutti e due i problemi : se ne può accumulare poco o tanto e  non ha il problema del ciclaggio, mentre le  batterie dopo 8000 cicli non funzionano più, l’idrogeno si può ciclare  un miliardo di volte. E’ quindi una soluzione innovativa di grandissima prospettiva.”

Questa tecnologia può essere attivata anche su grande scala  e con  tutte le forme di energia rinnovabile ( sole, vento, acqua, biomasse)  adattandola per trasformare  l’elettricità in idrogeno.

“una volta che l’idrogeno è accumulato – dice sempre l’ing. De Michele- viene utilizzato in una cella a combustibile con un rendimento altissimo, superiore al 50%, mentre oggi  il rendimento delle macchine è intorno al 40% e inoltre si può arrivare anche al 60% e si sta studiando per raggiungere il  70-80% con prospettive molto interessanti”. La ricerca sta proseguendo e anche i costi di certe realizzazioni diventeranno sempre più compatibili con un utilizzo diffuso.

Se è vero , come ha affermato l’ing. Vido di Enel, che ancora per molto le fonti  di energia fossile continueranno ad avere un ruolo determinante ( con nuove tecnologie per contenere le emissioni di CO2) e meno comprensibile l’insistenza sul nucleare ,che presenta ancora oggi irrisolti problemi di smaltimento di scorie radioattive e delle stesse centrali, con un costo di produzione per Kilowatt nettamente superiore a tutte le altre fonti comprese le rinnovabili che proprio con la nuova tecnologia presentata da Enel aumentano la loro  funzionalità e possibilità di diffusione sul territorio. Se le risorse venissero dirottate in questa direzione si potrebbero raggiungere con maggiore certezza obiettivi di sostenibilità ambientale e riduzione delle emissioni di CO2..

 

  

Leonardo Romagnoli

PS

A proposito dei costi del nucleare può essere utile questo trafiletto tratto da "Quale energia". E provate a pensare gli stessi soldi investiti in risparmio, efficienza e rinnovabili.

E passiamo ai costi. Sempre Enel parla di un costo di 16-18 miliardi di euro per le prime quattro centrali di potenza unitaria 1,66 GW. Un dato decisamente sottostimato, come ci ricordano le ultime quotazioni internazionali. In Turchia la russa Atomstroyexport ha perso una gara per avere proposto la produzione di elettricità nucleare all’esorbitante costo di 21,16 €cents per kWh, contro un prezzo medio di vendita nel Paese di 7,9 €cents per kWh.
Altro esempio che dovrebbe far riflettere è quello di Areva, la società francese dalla quale Enel vuole comperare le centrali, che ha predisposto un’offerta in Canada per due impianti Epr da 1.600 MW di 23,6 miliardi di dollari (5.000 € per kW installato) e questo senza includere nel costo la garanzia della copertura di eventuali innalzamenti dei prezzi, mancanza di garanzia che ha messo in ginocchio la compagnia francese nella realizzazione della centrale finlandese di Olkiluoto.
Dunque Areva propone, per le stesse centrali, un prezzo doppio rispetto alle stime di Enel di 2.600 €/kW. C’è decisamente qualcosa che non quadra.

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