Questa mattina, 10 febbraio 2026, Firenzuola ha celebrato la Giornata del Ricordo con la partecipazione di Firenzuola Bene Comune. La cerimonia che ha coinvolto studenti, insegnanti e rappresentanti delle istituzioni locali, ma anche associazioni d’arma come l’Associazione Nazionale Alpini, l’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra e i Carabinieri in congedo.
Un momento sobrio, ma carico di significato, che ha voluto dare spazio alla riflessione storica e al senso di appartenenza a una memoria collettiva ancora in parte rimossa.
Foibe ed esodo: una pagina rimossa della storia italiana
Ricordare le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata non è solo un esercizio retorico, ma un atto di giustizia storica. Migliaia di italiani, uccisi o costretti ad abbandonare la propria terra in Istria, Fiume e Dalmazia, sono stati per decenni ignorati nel racconto pubblico del Novecento italiano.
Restituire dignità a queste vite spezzate significa fare i conti con un dolore che ha attraversato generazioni, ma che ancora oggi chiede riconoscimento e spazio nella memoria collettiva del Paese.
Il dovere civile del ricordo
Più volte, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato la necessità di ricordare questa tragedia non per riaprire ferite, ma per chiudere il tempo del silenzio e dell’oblio. Il ricordo, in questo senso, si configura come un dovere civico che riguarda tutti.
Non si tratta di alimentare risentimenti, ma di guardare in faccia una storia complessa, spesso usata come terreno di scontro ideologico. Solo superando le semplificazioni, si può comprendere la portata di quella violenza e il suo significato per il presente.
Totalitarismi e ideologie: il rischio della disumanizzazione
La tragedia delle foibe e dell’esodo rappresenta anche una condanna netta verso ogni forma di totalitarismo. Quando le ideologie si fanno strumento di persecuzione e negazione dei diritti fondamentali, il risultato è sempre lo stesso: la disumanizzazione.
Questo è l’insegnamento più forte lasciato da quella stagione storica. Un monito a restare vigili, a non chiudere mai gli occhi di fronte a chi semina odio in nome di un’idea. Le democrazie si difendono anche attraverso la memoria.
Una memoria che guarda all’Europa
Il ricordo non può limitarsi al solo contesto nazionale. David Sassoli, durante il suo mandato europeo, ha più volte sottolineato come la memoria condivisa delle tragedie europee debba servire a costruire un’identità comune, non a creare nuove divisioni.
L’Europa è nata proprio per dire “mai più” a tutto ciò. Alle guerre, alle deportazioni, alle persecuzioni ideologiche. Ricordare le vittime delle foibe e dell’esodo è quindi anche un gesto che rafforza i valori fondativi dell’Unione: libertà, democrazia, pluralismo.
Un dolore che appartiene a tutti
Ricordare oggi significa anche accogliere la sofferenza dei sopravvissuti e dei discendenti degli esuli. Una memoria che, una volta riconosciuta, diventa patrimonio condiviso. Quel dolore non appartiene solo alle famiglie coinvolte, ma all’intera nazione.
La memoria è un impegno. Richiede attenzione, consapevolezza e volontà di agire nel presente per evitare che certe dinamiche si ripetano. Impone di respingerne la banalizzazione, di rifiutare l’indifferenza e di restituire valore alla complessità della storia.
A Firenzuola, questa giornata non è stata solo una commemorazione. È stata una dichiarazione civile, un appello alla coscienza e alla responsabilità storica. In un Paese che ancora fatica a guardare lucidamente alle proprie ferite, ricordare è scegliere da che parte stare.

