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Forteto, il Comune di Vicchio condannato: 600 mila euro a una vittima, «servizi sociali inadeguati»

di Leonardo Romagnoli

Una condanna pesante, che riporta al centro il caso Forteto e il ruolo degli enti pubblici nei controlli sugli affidamenti. Il Tribunale ha stabilito che il Comune di Vicchio dovrà risarcire con 600 mila euro una delle vittime della comunità del Forteto, riconoscendo responsabilità precise nell’operato dei servizi sociali.

Nelle motivazioni si parla di condotta inadeguata e di verifiche mancanti, con un sistema di vigilanza ritenuto insufficiente rispetto alla delicatezza della situazione.

La cifra e i risarcimenti già ottenuti

Il nuovo risarcimento si aggiunge a quanto già riconosciuto negli anni precedenti. La vittima aveva ottenuto 104 mila euro dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso un accordo tra le parti e circa 267 mila euro dalla cooperativa al termine del processo penale.

Con la sentenza civile che chiama in causa il Comune, il totale supera il milione di euro.

Il Tribunale ha ricondotto la responsabilità dell’ente a un quadro di controlli ritenuto carente. Secondo i giudici, i servizi sociali avrebbero accolto le versioni fornite dalla comunità senza effettuare accertamenti diretti e approfonditi sui minori affidati.

Il nodo dei controlli e la figura di Rodolfo Fiesoli

Tra gli elementi richiamati nella sentenza c’è la precedente condanna del 1985 nei confronti di Rodolfo Fiesoli per atti di libidine in presenza di minore. Un precedente che, secondo il Tribunale, avrebbe imposto una vigilanza più stringente.

I giudici sottolineano che, pur in presenza di quel precedente, non sarebbero stati attivati controlli adeguati. Viene evidenziata quella che viene definita una prima grave negligenza nella gestione dell’affidamento.

La separazione dei fratelli e le mancate verifiche

Il Tribunale per i Minorenni aveva disposto la separazione dei fratelli. Nella ricostruzione emersa in aula, però, tale disposizione non sarebbe stata concretamente rispettata. I minori sarebbero rimasti nella stessa comunità, senza un effettivo distacco.

Un passaggio centrale nelle motivazioni, che evidenzia l’assenza di un monitoraggio costante e di verifiche puntuali sull’attuazione dei provvedimenti.

Le accuse ai genitori e il mancato confronto diretto

Nel corso del procedimento è emerso che i fratelli sarebbero stati indotti ad accusare i genitori di abusi e violenze. Versioni che i servizi sociali avrebbero recepito senza un confronto diretto e approfondito con i minori.

Dalle carte processuali risulta che non vi sarebbe stato un contatto diretto e continuativo tra assistenti sociali e ragazzi, elemento che secondo i giudici avrebbe potuto far emergere eventuali incongruenze.

La vittima ha trascorso anni all’interno della comunità, prima da bambino con i fratelli e poi da adolescente. Il Tribunale ha riconosciuto anche danni non patrimoniali collegati ai mancati controlli da parte degli enti pubblici.

Il Comune annuncia appello

La sentenza avrà un impatto diretto sulle casse comunali. Il Comune di Vicchio ha annunciato l’intenzione di presentare appello contro la decisione, ritenendo necessario impugnare la pronuncia.

Il caso riapre il confronto sul sistema di vigilanza e sugli strumenti di controllo nelle procedure di affidamento dei minori alle comunità.

La vicenda Forteto, già segnata dalle condanne definitive nel processo penale per maltrattamenti e abusi, continua così a produrre effetti anche sul piano civile, con un nuovo capitolo che chiama in causa le responsabilità amministrative.


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