La vicenda del Forteto torna al centro del dibattito pubblico con parole dure e dirette. A intervenire è Paolo Bambagioni, presidente della Commissione controllo del Comune di Firenze e consigliere comunale della Lista civica Eike Schmidt, che in queste ore ha puntato il dito contro chi avrebbe contribuito, a suo dire, alla fine di una delle principali realtà agroalimentari della Toscana.
“Fin da quando emersero i processi giudiziari, fu subito chiaro che la posizione dei sindacati, che rappresentavano i lavoratori, era in linea con il ‘profeta’”, ha dichiarato Bambagioni, facendo riferimento a Rodolfo Fiesoli, il fondatore della cooperativa condannato in via definitiva per violenze e abusi. Secondo il consigliere, l’atteggiamento dei rappresentanti sindacali si sarebbe tradotto in una difesa rigida dell’esistente, ostacolando qualsiasi ipotesi di discontinuità nella gestione dell’azienda.
Bambagioni ricorda come, già durante le assemblee con i lavoratori, avesse sostenuto con chiarezza che l’unica strada percorribile fosse quella di troncare ogni legame con il passato e mettere in vendita il Forteto, affidandolo a un imprenditore capace di rilanciare l’attività. “Avevamo anche delle offerte – sottolinea – perché si trattava di un trasformatore del latte importante in Toscana. Dunque era una storia già scritta”.
Il Forteto, infatti, ha rappresentato per decenni un punto di riferimento nel comparto lattiero-caseario della regione, con una produzione capace di valorizzare le filiere locali e garantire occupazione. Tuttavia, i problemi giudiziari e le inchieste hanno progressivamente minato la credibilità della struttura e bloccato qualsiasi prospettiva di rilancio.
Secondo Bambagioni, la responsabilità della crisi non può essere attribuita soltanto agli effetti del processo, ma anche a una precisa volontà di far precipitare l’azienda nel declino: “Gli amici del ‘profeta’ hanno voluto far morire tutto con Sansone, lavoratori compresi”. Un riferimento netto all’atteggiamento di chi, a suo giudizio, avrebbe preferito la chiusura piuttosto che riconoscere la necessità di un cambio radicale di governance.
Le criticità, evidenziate anche dai dati contabili, si sono aggravate nel tempo. Bambagioni spiega che i segnali di una mala gestione erano già evidenti dai bilanci, con una progressiva erosione del patrimonio emersa in maniera chiara dal 2020. L’assenza di risorse accantonate per risarcire le vittime degli abusi, a suo avviso, è la conferma di un’impostazione gestionale improntata a evitare qualsiasi presa di responsabilità.
“Il fatto che non sia stato accantonato nulla per le vittime certifica questa mala gestione, forse pure una malafede”, afferma il consigliere, che torna a denunciare una vicenda che – dopo anni di inchieste, condanne e commissariamenti – continua a sollevare interrogativi sul modo in cui la cooperativa è stata amministrata negli anni successivi alla sentenza.
La storia del Forteto si è intrecciata con la cronaca giudiziaria e con il dibattito politico regionale e nazionale, diventando un simbolo delle contraddizioni di un modello che, nel tempo, ha alimentato un sistema di potere chiuso e impermeabile alle critiche. Dopo le condanne definitive per violenze e abusi, la cooperativa aveva provato a riposizionarsi sul mercato, ma i problemi gestionali e le divisioni interne hanno reso difficile qualsiasi progetto di rilancio.
Bambagioni rivendica di aver indicato, fin dall’inizio, una strada diversa, fondata su una netta discontinuità imprenditoriale: la cessione dell’azienda a soggetti esterni, in grado di garantire una gestione trasparente e sostenibile, insieme alla tutela dei livelli occupazionali. “Era salvabile – ribadisce – ma si è preferito farla morire”.
Oggi, mentre la cooperativa resta un capitolo doloroso della storia recente della Toscana, la polemica si riaccende intorno alla gestione degli ultimi anni. Le parole di Bambagioni alimentano un confronto che riguarda non solo le responsabilità passate, ma anche il futuro di un patrimonio produttivo che rischia di andare definitivamente disperso.
In questa cornice, resta aperta la questione del risarcimento alle vittime, tema su cui le istituzioni locali e la Regione Toscana hanno più volte richiamato l’attenzione. L’assenza di fondi accantonati per affrontare questo capitolo, come evidenziato dallo stesso Bambagioni, rischia di aggiungere un’ulteriore ferita a una vicenda già complessa e dolorosa.

