Home » Firenzuola Bene Comune – Trasporto scolastico: “Un presunto risparmio che pesa sulle famiglie”

Firenzuola Bene Comune – Trasporto scolastico: “Un presunto risparmio che pesa sulle famiglie”

di Leonardo Romagnoli

La riorganizzazione del trasporto scolastico torna al centro del dibattito politico. Nel Consiglio comunale del 25 maggio, alcuni consiglieri hanno votato contro il nuovo assetto del servizio, che da settembre 2026 passerà in gestione al Trasporto Pubblico Locale, attraverso Autolinee Toscane.

La modifica, secondo chi si è opposto al provvedimento, rischia di trasformare un servizio oggi dedicato agli studenti in un sistema meno capillare, più rigido e più complesso per le famiglie. Il nodo principale riguarda il passaggio dagli scuolabus a mezzi inseriti nella rete ordinaria del TPL.

Il mancato confronto tecnico in Commissione

Prima ancora del merito della delibera, i consiglieri contrari denunciano quella che definiscono una mancanza di rispetto istituzionale: la mancata convocazione della Responsabile di Settore in Commissione.

Un passaggio ritenuto necessario per chiarire gli aspetti tecnici prima del voto. La responsabile, spiegano, li avrebbe comunque ricevuti in separata sede, fornendo chiarimenti su diversi punti della riorganizzazione.

Mezzi non più esclusivi per gli studenti

La prima criticità riguarda la sicurezza. Con il passaggio al Trasporto Pubblico Locale, i mezzi non sarebbero più a uso esclusivo degli alunni. Non si tratterebbe quindi più di scuolabus dedicati, ma di autobus potenzialmente utilizzabili anche da altri utenti.

Secondo i consiglieri contrari, questa promiscuità potrebbe rendere più difficile il monitoraggio dei ragazzi durante il tragitto casa-scuola, soprattutto nel caso dei più piccoli.

Meno fermate nelle frazioni

Altro punto contestato è la possibile perdita di capillarità del servizio. La riorganizzazione, secondo quanto riportato dai consiglieri, comporterebbe l’abbandono di alcune tratte interne alle frazioni e agli abitati.

Le famiglie sarebbero quindi costrette ad accompagnare i bambini fino alle fermate collocate sulla viabilità principale provinciale, con un aumento dei disagi logistici.

Nel documento viene richiamata anche una frase attribuita al sindaco durante il confronto politico: “Bisogna smettere di tenerli come pupazzi nella bambagia”. Una dichiarazione che, secondo i consiglieri contrari, sarebbe stata poi ridimensionata dalla stessa assessora, ricordando che i bambini non possono essere lasciati soli ad aspettare l’autobus.

Orari più rigidi e meno adattabili

La terza criticità riguarda gli orari. Il servizio gestito finora da operatori locali, secondo chi si oppone alla riforma, garantiva una maggiore flessibilità.

Con l’inserimento nel sistema del TPL, invece, gli spostamenti scolastici verrebbero subordinati a tabelle di marcia più rigide, meno adattabili alle esigenze quotidiane di scuole e famiglie.

Iscrizioni online e nuove procedure

Tra i punti contestati c’è anche l’aggravio burocratico. La nuova organizzazione prevederebbe una procedura di iscrizione online sul portale del gestore.

Per i consiglieri contrari, questo passaggio rischia di appesantire inutilmente sia le famiglie sia gli uffici comunali, soprattutto in una fase di transizione che potrebbe richiedere assistenza e chiarimenti.

Il nodo occupazionale

La quinta criticità riguarda l’impatto sul lavoro. L’integrazione del trasporto scolastico nelle linee ordinarie già esistenti, secondo i consiglieri che hanno votato contro, potrebbe portare all’eliminazione delle corse legate al precedente servizio territoriale.

Da qui il timore di conseguenze occupazionali per chi oggi lavora sulle tratte scolastiche. Un’ipotesi che il sindaco, secondo quanto riportato dai consiglieri, avrebbe respinto.

Gli aspetti positivi riconosciuti

Nel documento non mancano alcuni elementi valutati positivamente. I consiglieri riconoscono l’invarianza tariffaria, anche se ricordano che le tariffe sarebbero già state aumentate di recente, e l’introduzione di una corsa dedicata alla scuola materna.

Questi aspetti, però, non bastano a modificare il giudizio complessivo sulla riorganizzazione. La domanda posta all’Amministrazione è perché intervenire su un servizio che, pur migliorabile, viene considerato funzionante.

“La realtà è diversa da quella raccontata”

I consiglieri contestano anche la percezione positiva espressa dall’assessore Brunetti nel Consiglio del 29 aprile, quando avrebbe affermato: “La gente contenta, felice, nessuno brontola… secondo me”.

Secondo chi si oppone alla modifica, la realtà percepita da molte famiglie sarebbe invece diversa. Il timore è che il presunto risparmio amministrativo si traduca in maggiori costi organizzativi e quotidiani per i genitori.

Diritto allo studio e bisogni delle famiglie

La posizione finale è netta: il diritto allo studio non può essere subordinato a logiche contabili che non tengano conto dei bisogni reali degli studenti e delle famiglie.

I consiglieri annunciano che continueranno a seguire l’evoluzione del servizio, chiedendo che il benessere dei ragazzi resti una priorità nelle scelte amministrative.


Potrebbe anche piacerti

Mostra/Nascondi Podcast Player
-
00:00
00:00
Update Required Flash plugin
-
00:00
00:00