Il femminicidio avvenuto sull’A1 a Barberino riaccende il dibattito sulla prevenzione della violenza contro le donne. A intervenire è Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana e del Consiglio nazionale degli psicologi, che richiama la necessità di lavorare sull’educazione emotiva e sui modelli culturali legati alle relazioni.
“Il femminicidio avvenuto sull’A1 ci lascia attoniti per l’ennesima volta”, afferma Gulino, sottolineando quanto sia importante imparare a riconoscere e gestire emozioni come rabbia, frustrazione, dolore e rifiuto.
“Non basta guardare al disagio individuale”
Secondo la presidente dell’Ordine, il fenomeno non può essere letto soltanto come conseguenza di un disagio personale. Esiste anche una componente culturale e relazionale che richiede un intervento più profondo.
“C’è una dimensione culturale e relazionale sulla quale dobbiamo intervenire con molta più determinazione”, osserva Gulino.
Il riferimento è a quei modelli nei quali una separazione, un rifiuto o la perdita del controllo sulla partner vengono vissuti come qualcosa di intollerabile. Per questo, secondo l’Ordine, la prevenzione deve coinvolgere direttamente anche gli uomini.
Educazione affettiva fin da piccoli
Uno dei punti centrali riguarda l’educazione alle relazioni. Il messaggio, evidenzia Gulino, deve essere chiaro fin dall’infanzia: una relazione non è possesso e nessuna persona appartiene all’altra.
Imparare a gestire gelosia, rabbia e frustrazione può rappresentare uno strumento concreto per evitare che queste emozioni si traducano in controllo o aggressività.
Per gli Psicologi toscani, l’educazione affettiva ed emotiva deve quindi entrare stabilmente nei percorsi di crescita, senza essere affrontata soltanto quando emergono situazioni critiche.
Il tema della richiesta di aiuto
Un altro aspetto riguarda la capacità di riconoscere il disagio prima che diventi ingestibile.
“Chiedere aiuto non è una debolezza“, sottolinea Gulino.
Secondo la presidente, restano ancora diffusi modelli culturali, soprattutto tra gli uomini, che associano la vulnerabilità a una perdita di forza. Un ostacolo che può rendere più difficile parlare delle proprie difficoltà e rivolgersi a professionisti o servizi.
Prevenzione tutto l’anno
Nel suo intervento Gulino richiama anche il 25 novembre, giornata simbolo della lotta alla violenza contro le donne.
Per l’Ordine degli Psicologi, però, la prevenzione non può concentrarsi in una sola data. Deve coinvolgere durante tutto l’anno scuole, famiglie, servizi, associazioni e luoghi di aggregazione.
Accanto alla protezione delle vittime, resta quindi centrale il lavoro sulla cultura delle relazioni, sul rispetto reciproco e sulla gestione delle emozioni, con l’obiettivo di intervenire prima che i comportamenti violenti prendano forma.

