Riceviamo e pubblichiamo
Dopo aver letto le dichiarazioni di Cristina Becchi pubblicate su Il Filo e ascoltato il video di Paolo Omoboni, sempre pubblicato su Il Filo, riteniamo necessario rispondere.
E lo facciamo con qualche numero, perché quando si parla di soldi pubblici gli slogan possono essere efficaci, ma alla fine sono i conti a parlare.
Cristina Becchi ci invita sostanzialmente a non guardare al passato. Paolo Omoboni, invece, ironizza sul fatto che sarebbe diventato un problema aver lasciato alla nuova amministrazione “venticinque milioni di lavori”.
Mettiamoci d’accordo.
Se quei 25 milioni sono un merito politico della precedente amministrazione – e noi non abbiamo difficoltà a riconoscere che ottenere finanziamenti sia un merito – allora sono materia politica anche le conseguenze dei progetti realizzati con quei finanziamenti.
Non si può rivendicare la paternità quando si parla dei milioni incassati e dichiararsi estranei quando si comincia a parlare dei soldi che occorre aggiungere. I padri delle opere non possono esserlo soltanto al momento della fotografia.
Omoboni dice che il problema sarebbero diventati i 25 milioni di lavori lasciati in eredità.
No. Il problema non sono i 25 milioni. Il problema è capire quanto altro bisogna metterci sopra.
Partiamo dal Foro Boario.
Per cucina, bar, nuovo tendone e griglia esterna è stato acceso un mutuo da 170 mila euro. E proprio parlando delle cucine, l’assessore Verdi ha spiegato che nel finanziamento PNRR non erano comprese le attrezzature necessarie all’allestimento.
Quindi la domanda resta semplicissima: se il nuovo Foro Boario è stato progettato come grande area per feste e manifestazioni, è davvero così scandaloso chiedere perché una parte fondamentale per il suo utilizzo abbia richiesto successivamente un mutuo comunale da 170 mila euro?
A noi sembra molto più singolare considerare questa domanda quasi un affronto.
Poi c’è Luco.
Il Polo 0-6 ha ricevuto un finanziamento PNRR di 1 milione e 320 mila euro. Ma per l’aumento dei costi del progetto definitivo ed esecutivo sono stati necessari circa 220 mila euro dell’avanzo comunale.
Tradotto in termini molto semplici: 1,32 milioni finanziati e altri 220 mila euro che il Comune ha dovuto trovare.
E non siamo noi a inventarlo. Già nei primi mesi della nuova amministrazione veniva spiegato pubblicamente che i progetti PNRR stavano incidendo sulle scelte di bilancio proprio per la necessità di aggiungere risorse rispetto a quelle preventivate.
Nello stesso resoconto si citavano, oltre ai 220 mila euro di Luco, anche 30 mila euro destinati alle società natatorie costrette a utilizzare altri impianti durante la chiusura del Centro Piscine.
Sono cifre enormi prese singolarmente? No.
Ma è esattamente questo il punto.
I costi vanno sommati. 220 mila qui. 170 mila là. 30 mila per mitigare i disagi prodotti da un altro cantiere.
Poi ci sono le sistemazioni, gli adeguamenti, le varianti, le manutenzioni e, soprattutto, i costi annuali delle nuove strutture una volta che saranno tutte operative.
E allora quei famosi 25 milioni cominciano ad avere bisogno di una seconda colonna.
Nella prima scriviamo: finanziamenti ottenuti.
Nella seconda scriviamo: risorse comunali aggiunte, mutui, integrazioni e costi futuri.
È chiedere troppo?
Omoboni sostiene anche che nei bilanci 2024, 2025 e 2026 vi sarebbe stato quasi un milione e mezzo di avanzo libero utilizzabile per integrare i progetti.
È una sua affermazione pubblica e ne prendiamo atto.
Ma un avanzo libero non è un conto corrente intestato “Opere lasciate dalla Giunta Omoboni”. È denaro pubblico a disposizione del Comune per affrontare l’insieme delle proprie necessità.
E soprattutto sommare disponibilità riferite a esercizi finanziari diversi non dimostra automaticamente che nel luglio 2024 esistesse un milione e mezzo immediatamente disponibile da spendere sul Foro Boario.
Se questo è il punto politico che si vuole sostenere, facciamolo fino in fondo.
Mettiamo gli atti sul tavolo.
Quanto avanzo era effettivamente disponibile nel momento in cui si sarebbe dovuta fare la variante? Quanto era necessario per Luco? Quanto per le altre opere? Quanto per esigenze impreviste? Quanto per garantire gli altri servizi comunali?
Questo sarebbe un confronto interessante.
Molto più interessante delle battute sull’opposizione che farebbe opposizione all’altra opposizione.
Perché anche questa battuta di Omoboni merita una risposta.
Noi facciamo opposizione alle scelte amministrative e politiche che hanno conseguenze per Borgo San Lorenzo.
Se una scelta compiuta dalla precedente amministrazione produce una spesa nel bilancio di oggi, quella scelta riguarda l’oggi.
Il calendario non cancella le responsabilità amministrative.
Altrimenti avremmo scoperto un sistema straordinario per governare: basta cambiare anno e i problemi diventano “passato”.
Non funziona così.
Becchi era vicesindaca della precedente amministrazione. Omoboni ne era il sindaco. Entrambi rivendicano quelle opere e quei finanziamenti.
È assolutamente legittimo.
Ma allora accettino anche che qualcuno faccia i conti fino in fondo.
Non si può dire: “Abbiamo portato oltre 25 milioni a Borgo San Lorenzo” e poi stupirsi se qualcuno domanda quanto costerà completare e mantenere ciò che è stato costruito con quei soldi.
Peraltro Omoboni stesso, nel bilancio dei suoi dieci anni da sindaco, rivendicava espressamente oltre 25 milioni di finanziamenti PNRR e ricordava che le scadenze avevano imposto alla macchina comunale uno “sforzo sovrumano”.
Ed è proprio perché parliamo di una trasformazione così grande che la domanda sulla sostenibilità diventa ancora più importante.
● Piscine.
● Scuole.
● Romanelli.
● Foro Boario.
● Villa Pecori.
Sono tutte strutture che, una volta terminati i cantieri, dovranno essere gestite, illuminate, riscaldate, mantenute e dotate del personale o dei servizi necessari.
Il PNRR paga un investimento. Non paga eternamente la bolletta.
E questa non è opposizione al passato.
È programmazione del futuro.
Quindi nessuna “criminalizzazione” del PNRR, come afferma Cristina Becchi su Il Filo.
Al contrario: proprio perché il PNRR è stata un’opportunità straordinaria, crediamo che ogni euro ottenuto meritasse la migliore programmazione possibile.
E nessun problema per i 25 milioni rivendicati da Paolo Omoboni.
Ben vengano.
Ma una domanda deve poter essere fatta senza che qualcuno si offenda: 25 milioni di finanziamenti sono il punto di partenza o il rendiconto finale?
Per noi sono il punto di partenza.
Il rendiconto finale comprende anche quello che il Comune deve aggiungere, quello che deve prendere a mutuo e quello che dovrà spendere ogni anno per mantenere le opere.
Perché una cosa è vincere un bando.
Un’altra è progettare.
Un’altra ancora è completare un’opera.
E poi viene la parte che dura decenni: mantenerla.
Quindi Becchi e Omoboni continuino pure a rivendicare i 25 milioni.
Noi continueremo a fare una cosa forse meno spettacolare, ma altrettanto necessaria: guardare quanto c’è scritto in fondo al conto.
Perché 25 milioni fanno sicuramente effetto in un video.
Ma quando il video finisce, i bilanci restano.

