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Ex Rifle Barberino, dalla fabbrica simbolo al futuro incerto: tutte le tappe fino a oggi

di Leonardo Romagnoli

Nel 1949, a Prato, i fratelli Fratini avviano una piccola realtà tessile destinata a crescere rapidamente. Nasce così il primo nucleo di quella che diventerà Rifle, marchio che per anni sarà sinonimo di jeans italiani.

Il passaggio decisivo arriva alla fine degli anni Cinquanta, quando l’attività viene trasferita a Barberino di Mugello. Qui prende forma la Super Rifle S.p.A., con uno stabilimento destinato a segnare profondamente il territorio.

L’espansione e la “fabbrica-città”

Tra la fine degli anni Sessanta e i decenni successivi, lo stabilimento raggiunge il suo massimo sviluppo. I numeri sono rilevanti: circa 600 addetti e sei linee produttive.

Barberino cambia volto. L’area industriale diventa un punto di riferimento economico e sociale. Attorno alla fabbrica si costruirono percorsi di lavoro stabile, mobilità sociale e identità collettiva.

Negli anni Settanta e Ottanta, Rifle consolida il proprio ruolo nel settore dell’abbigliamento, contribuendo a definire l’immagine del jeans italiano anche fuori dai confini nazionali.

Il declino e la chiusura

A partire dagli anni Novanta, emergono le prime difficoltà. La produzione viene progressivamente ridotta e alcune lavorazioni vengono spostate altrove.

Il passaggio più netto arriva nel marzo 1999: la produzione nello stabilimento di Barberino si ferma definitivamente. Si chiude così una fase lunga oltre quarant’anni.

L’area resta, ma perde la sua funzione originaria. Da quel momento diventa uno spazio sospeso, in cerca di una nuova identità.

Tentativi di rilancio e riconversione

Negli anni successivi si susseguono progetti e ipotesi. Nel 2005, con la nascita dell’outlet di Barberino, si tenta anche di assorbire parte degli ex lavoratori.

Tra il 2011 e il 2013 viene elaborato uno studio di fattibilità per una ristrutturazione urbana dell’area, con un intervento su circa 15 mila metri quadrati e un investimento stimato di 18 milioni di euro. Il piano però non trova una realizzazione concreta.

Nel frattempo, il marchio Rifle affronta ulteriori difficoltà fino al fallimento dichiarato dal Tribunale di Firenze nell’ottobre 2020, chiudendo definitivamente anche la vicenda societaria.

Il dibattito recente

Negli ultimi anni l’area ex Rifle torna al centro del confronto pubblico. Si tratta di uno spazio ampio, circa 60 mila metri quadrati, con un forte impatto sul tessuto urbano.

Emergono diverse ipotesi. Da un lato progetti legati al settore sanitario, con l’idea di strutture private e servizi territoriali. Dall’altro, una proposta più recente che guarda alla logistica alimentare.

Tra il 2023 e il 2026 prende forma infatti un progetto riconducibile al gruppo Fratini, che prevede la realizzazione di un centro Conad per la lavorazione e distribuzione delle carni. L’impianto servirebbe oltre 700 punti vendita del Nord Ovest, con una possibile attivazione indicata per il 2027.

Un nodo ancora aperto

L’ex Rifle resta un punto strategico per Barberino di Mugello. Non solo per le dimensioni dell’area, ma per il suo valore simbolico.

Ogni ipotesi di riutilizzo porta con sé effetti concreti: traffico, occupazione, trasformazioni urbanistiche. Il confronto non riguarda solo cosa costruire, ma quale direzione dare allo sviluppo del territorio.

La fabbrica non c’è più, ma il suo peso continua a farsi sentire.


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