Ex cava Paterno a Vaglia , da analisi Arpat nessuna contaminazione torrente 
Le analisi dell’Arpat sui campioni prelevati nel torrente Carzola, nel quale confluisce una tubazione che parte dalla ex cava di Paterno, nel comune di Vaglia (Fi), “non evidenziano superamenti dei valori di concentrazione soglia di contaminazione”. E’ quanto spiega l’Arpat in una nota. Nella ex cava, usata da anni come stoccaggio di rifiuti, sarebbero stati depositati in maniera abusiva materiali contenenti metalli pesanti come piombo, rame, nichel e cromo. Il sospetto è che possano esserci anche altri rifiuti speciali. Il 25 agosto 2014 l’Arpat ha ispezionato “la tubazione che dal lato cava si immette nel Carzola, prelevando campioni di sedimenti nel torrente, a monte ed a valle della tubazione stessa”. I risultati analitici relativi ai parametri ricercati nei campioni di sedimenti “non mostrano significative differenze tra il campione prelevato a monte e quello a valle della tubazione, tenendo conto della variabilità imputabile sia alle metodiche analitiche che al campionamento”. L’Arpat ha quindi predisposto “alcune indicazioni utili sulla messa in sicurezza dei rifiuti” che “al momento non è stata iniziata”. Fra le indicazioni: copertura dei rifiuti, con teli in materiale impermeabile e “verifica della presenza e messa in sicurezza di eventuali altri centri di pericolo per l’ambiente quali cisterne interrate o di serbatoi fuori terra di combustibile od altri liquidi potenzialmente contaminanti”.
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Comunicato Arpat
Il 25 agosto 2014 è stata effettuata dai tecnici dell’Agenzia una ispezione in località Paterno al fine di procedere a campionamenti di sedimento nel torrente Carzola. E’ stata ispezionata la tubazione che dal lato cava si immette nel Carzola, prelevando campioni di sedimenti nel torrente, a monte ed a valle della tubazione stessa.
Nel corso dell’ispezione è stata evidenziata l’esistenza di una canaletta in cemento posta sul lato destro del cancello di ingresso all’area ex cava. Tale canaletta confluisce in un pozzetto grigliato nel quale recapitano anche flussi provenienti dalla sede stradale e dal lato a monte soprastante il pozzetto stesso. Dal pozzetto tramite la tubazione già descritta si ha recapito nel torrente Carzola .
I risultati analitici, adesso disponibili, relativi ai parametri ricercati nei campioni di sedimenti non evidenziano superamenti dei valori di concentrazione soglia di contaminazione.1 Gli stessi risultati non mostrano significative differenze tra il campione prelevato a monte e quello a valle della tubazione, tenendo conto della variabilità imputabile sia alle metodiche analitiche che al campionamento.
Con l’occasione precisiamo che la frase riportata in un articolo sul quotidiano Repubblica Firenze del 9.10.2014, secondo cui “non ci dovrebbero essere in assoluto e sono la spia di un inquinamento diffuso.” non corrisponde ai risultati degli accertamenti svolti e non vi è alcuna evidenza per poter fare una simile affermazione.
Messa in sicurezza del sito ex Calce Paterno
ARPAT, insieme ai risultati del sopralluogo sopradescritto, nei giorni scorsi ha inviato a tutti gli enti interessati, anche alcune indicazioni utili sulla messa in sicurezza dei rifiuti localizzati nell’area dell’ex stabilimento Calce Paterno, in attesa del loro allontanamento. Indicazioni, peraltro, che dovranno essere sottoposte anche alla valutazione del Dipartimento di Prevenzione della ASL per gli aspetti sanitari connessi, oltre alla necessaria autorizzazione dell’Autorità giudiziaria che ha sottoposto a sequestro l’area in questione.
Al momento non è stata iniziata alcuna operazione di messa in sicurezza al fine di evitare potenziali contaminazioni ambientali. Di seguito una sintesi delle principali indicazioni fornite:
Prima fase (da attuare al più presto e comunque entro e non oltre 15 giorni): copertura completa, con teli in materiale impermeabile ed adeguato spessore e di ampiezza, ancorati in maniera da renderli stabili in condizioni di turbolenze atmosferiche, dei big-bag attualmente stoccati nei piazzali, e del materiale che fuoriesce dalla struttura del capannone; tamponatura delle pareti del capannone.
Seconda fase (da attuare entro 30 giorni): verifica del sistema di regimazione delle acque meteoriche dilavanti i piazzali nelle zone in cui è presente stoccaggio di rifiuti, al fine di individuare eventuali interventi che permettano di proteggere le aree esterne a quelle interessate dai rifiuti.
Terza fase (da attuare entro 60 giorni): Verifica della presenza e messa in sicurezza di eventuali altri centri di pericolo per l’ambiente quali cisterne interrate o di serbatoi fuori terra di combustibile od altri liquidi potenzialmente contaminanti ecc.

