Home » Eolico a Londa: scontro sulla speculazione energetica sui crinali toscani

Eolico a Londa: scontro sulla speculazione energetica sui crinali toscani

di Leonardo Romagnoli

La corsa alle energie rinnovabili sta trasformando l’Italia in un enorme cantiere energetico. Ma non ovunque questa transizione viene vissuta come una buona notizia. A Londa, nel cuore dell’Appennino toscano, la proposta di costruzione di una centrale eolica ha acceso i riflettori su un problema sempre più diffuso: la speculazione energetica mascherata da sostenibilità.

Un progetto contestato nel cuore verde della Toscana

Il progetto, promosso dalla Hergo Renewables S.p.A., prevede l’installazione di sei torri eoliche alte circa 200 metri, per una potenza complessiva di 30 MW. L’impianto dovrebbe sorgere tra i comuni di Londa, Dicomano, Rufina e Pratovecchio Stia, in prossimità del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, in una zona riconosciuta per il suo alto valore paesaggistico e culturale.

L’area è soggetta a vincoli paesaggistici e rientra nella fascia di rispetto di tre chilometri prevista per legge per la tutela dei beni culturali e ambientali. Nonostante ciò, la proposta è entrata nel processo di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) e ha subito suscitato un’ondata di proteste.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico scende in campo

Il 24 dicembre 2025 il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha formalmente presentato un atto di opposizione al progetto. Il motivo? Secondo l’associazione, si tratterebbe di un intervento ad alto impatto ambientale che viola diverse norme di tutela, in attesa che vengano individuate ufficialmente le aree non idonee alla produzione di energia rinnovabile.

Tra le criticità sollevate:

  • Assenza di fideiussioni per garantire il ripristino ambientale post-impianto
  • Rischio di trasformare l’Appennino in una zona industriale
  • Nessuna pianificazione energetica nazionale chiara e trasparente
  • Impianti pensati oltre il fabbisogno reale di energia

Un’overdose di impianti rinnovabili: i dati preoccupano

Secondo i dati aggiornati al 31 luglio 2025, in Italia sono state presentate oltre 6.100 richieste di connessione per nuovi impianti da fonti rinnovabili. Una potenza complessiva di oltre 336 GW, a fronte di un fabbisogno reale stimato in appena 70 GW al 2030.

Questa sproporzione ha portato la Soprintendenza speciale per il PNRR a parlare apertamente di un pericolo: quello della sostituzione del paesaggio culturale e identitario italiano con impianti energetici di taglia industriale, spesso inutili e non sostenibili economicamente.

“L’energia prodotta in eccesso viene comunque pagata, anche se non utilizzata. A rimetterci sono i cittadini, che se la ritrovano in bolletta.”

Chi guadagna dalla corsa all’energia?

In questo scenario, i principali beneficiari non sono i territori, ma le grandi società energetiche. Grazie ai certificati verdi, agli incentivi e alle compensazioni per il dispacciamento, incassano anche quando l’energia non viene consumata. Tutto questo a spese dei contribuenti, che finanziano indirettamente questi progetti attraverso le bollette elettriche.

Nel giugno 2024, la Commissione Europea ha approvato un regime di aiuti da 35,3 miliardi di euro per supportare la costruzione di nuovi impianti rinnovabili. Una cifra colossale, anch’essa finanziata mediante un prelievo diretto dalle bollette dei consumatori finali.


Approfondimento: alternative più sostenibili esistono

Secondo l’ISPRA, sarebbe possibile installare fino a 96 GW di potenza fotovoltaica solo sui tetti degli edifici esistenti in Italia, senza consumare un solo metro quadrato di suolo naturale.

Le alternative proposte:

  • Installazioni su tetti di edifici pubblici e privati
  • Utilizzo di aree industriali dismesse
  • Pannelli fotovoltaici su parcheggi e arterie stradali

Una strategia più diffusa e democratica, con minor impatto ambientale e maggiore controllo da parte delle comunità locali.


Che cosa si può (e si deve) fare

Il GrIG propone una strada diversa:

  • Una pianificazione nazionale fondata su fabbisogni reali
  • La valutazione ambientale strategica (VAS) preventiva
  • Coinvolgimento diretto di Regioni ed Enti locali
  • Bandi pubblici trasparenti per realizzare, gestire e smantellare gli impianti

La mobilitazione cresce: oltre 22 mila firme contro la speculazione energetica

Per contrastare l’avanzata di progetti giudicati insostenibili, il GrIG ha lanciato una petizione popolare dal titolo:
“Sì alle energie rinnovabili, no alla speculazione energetica”.

Ha già raccolto oltre 22.000 firme, tra cui quelle di accademici, soprintendenti, attori, cantanti e migliaia di cittadini. Una mobilitazione trasversale, determinata a far sentire la propria voce.

Firma anche tu:

👉 https://chng.it/MNPNNM9Q62


📌 In sintesi

  • Sei pale eoliche da 200 metri previste sui crinali tra Firenze e Arezzo
  • Zona soggetta a vincoli paesaggistici
  • Nessuna garanzia per danni ambientali
  • Possibilità di installare energia rinnovabile senza consumo di suolo
  • Cresce il dissenso contro una transizione energetica senza regole

La domanda è semplice: può l’energia pulita diventare sporca?

Se gestita male, . Ma siamo ancora in tempo per cambiare direzione.

Potrebbe anche piacerti

Lascia un commento

Mostra/Nascondi Podcast Player
-
00:00
00:00
Update Required Flash plugin
-
00:00
00:00