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Eolico a Londa, Italia Nostra e comitati chiedono lo stop al progetto vicino al Parco delle Foreste Casentinesi

di Leonardo Romagnoli

Sala piena, interventi tecnici dettagliati e una partecipazione ampia di cittadini e amministratori. Il convegno promosso da Italia Nostra Toscana e Italia Nostra – Sezione di Firenze ha acceso i riflettori sul progetto eolico previsto nel Comune di Londa, a ridosso del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Ne è emerso un quadro complesso, segnato da rilievi giuridici, criticità paesaggistiche e interrogativi sull’effettiva utilità energetica dell’impianto.

Le criticità nella procedura, l’analisi dell’Avv. Michele Greco

L’Avv. Michele Greco ha ricostruito il procedimento autorizzativo, soffermandosi sulle osservazioni depositate da Italia Nostra Toscana, dalla sezione fiorentina e da proprietari di beni culturali tutelati e strutture ricettive dell’area.

Tra i punti ritenuti più gravi, la secretazione integrale della relazione anemologica, senza un atto motivato. Un documento centrale per valutare la sostenibilità dell’impianto e la reale produttività del sito. Secondo quanto illustrato, la mancata accessibilità priverebbe cittadini e amministrazioni di un elemento decisivo, incidendo sul significato stesso della partecipazione pubblica e sulla legittimità della procedura di VIA.

Nel dettaglio, sono stati evidenziati impatti acustici, rischi legati alla gittata degli elementi rotanti, possibili interferenze con l’elisoccorso regionale e con la navigazione aerea, oltre alla carenza di una valutazione approfondita del fenomeno dello shadow flickering. Sul piano ambientale, sono stati segnalati effetti su fauna, habitat protetti e reti ecologiche.

Criticità che, è stato ricordato, compaiono anche nei contributi depositati da diversi enti: le Soprintendenze di Firenze, Arezzo e Ravenna, vari Comuni toscani ed emiliano-romagnoli, l’Autorità di Bacino, l’Unione dei Comuni Valdarno e Valdisieve, settori interni della Regione Toscana e lo stesso Parco Nazionale.

Strade forestali da ampliare e fondazioni profonde dieci metri

L’Arch. Giovanni Ruffini ha illustrato l’impatto concreto del progetto su un crinale appenninico già fragile. Le attuali strade forestali, larghe circa tre metri, dovrebbero essere ampliate per consentire il transito di mezzi eccezionali destinati al trasporto di pale con un diametro di 170 metri.

Non si tratterebbe di semplici adeguamenti, ma di una trasformazione radicale della viabilità montana. Le fondazioni previste, plinti in cemento armato di circa 23 metri di diametro e 10 metri di profondità, richiederebbero sbancamenti rilevanti in un’area segnata da fenomeni di dissesto idrogeologico.

Gli aerogeneratori, alti quasi 200 metri, sarebbero visibili a grande distanza. È stato sottolineato come l’impatto paesaggistico non resterebbe confinato al Comune di Londa, ma interesserebbe un ampio tratto dell’Appennino toscano.

Italia Nostra, territorio sacrificato per pochi megawatt

Francesco Pratesi, presidente del Consiglio regionale toscano di Italia Nostra, e Laura Manganaro, presidente della sezione fiorentina, hanno posto una questione di proporzione.

Secondo quanto emerso nel convegno, il progetto comporterebbe una trasformazione permanente di un crinale storico per una produzione energetica definita limitata e intermittente, con una durata stimata dell’impianto tra 20 e 25 anni. Non solo torri eoliche, ma un sistema di piattaforme, strade e infrastrutture destinate a modificare stabilmente l’assetto del territorio.

I dati energetici e il nodo dei costi

La presidente di Amici della Terra, Monica Tommasi, ha allargato la riflessione al quadro nazionale. I dati richiamati indicano che eolico e fotovoltaico insieme incidono per circa il 4,5 per cento sui consumi finali di energia e per il 19 per cento sui consumi elettrici.

Nel dibattito è stato evidenziato come ai benefici si affianchino costi rilevanti legati agli incentivi, all’adeguamento della rete, alla gestione della frequenza e al cosiddetto curtailment, ovvero l’energia prodotta ma non immessa in rete per saturazione. È stato ricordato che gli oneri di sistema hanno pesato sulle bollette per circa 200 miliardi di euro dal 2010 a oggi.

La posizione della Coalizione TESS

Al convegno è intervenuta anche la Coalizione TESS, Transizione Energetica Senza Speculazione. Lucia Minunno, a nome della rete, ha spiegato l’attività di coordinamento tra comitati locali e associazioni, con l’obiettivo di fornire supporto tecnico e informativo.

La proposta alternativa indicata punta a privilegiare il fotovoltaico su aree dismesse, industriali o già impermeabilizzate, come tetti di capannoni e superfici compromesse, evitando nuovo consumo di suolo e interventi sui crinali montani.

Le voci dei residenti

Accanto agli interventi tecnici, hanno trovato spazio le testimonianze di residenti e imprenditori agricoli e turistici. È emersa la preoccupazione per l’impatto sul valore paesaggistico, economico e identitario dell’area. Il progetto è stato percepito come calato dall’alto, con effetti permanenti e benefici ritenuti incerti.

La richiesta alla Regione Toscana

Alla luce delle osservazioni presentate, della classificazione dell’area come non idonea e dei pareri espressi da diversi enti, Italia Nostra Toscana e la sezione fiorentina chiedono alla Regione Toscana di rigettare il progetto.

La transizione energetica, è stato ribadito nel corso dell’incontro, rappresenta una sfida centrale. Ma il nodo resta aperto: come conciliare produzione di energia e tutela dei paesaggi più delicati dell’Appennino toscano.

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