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Dino Campana, nuove scoperte sul manoscritto perduto: un libro riapre uno dei grandi misteri della letteratura italiana

di Leonardo Romagnoli

A oltre un secolo dalla pubblicazione dei Canti Orfici, nuove ricerche riportano al centro dell’attenzione la figura di Dino Campana e uno dei casi più discussi della storia letteraria italiana: quello del manoscritto de Il più lungo giorno, consegnato nel 1913 ad Ardengo Soffici e Giovanni Papini, ma mai restituito all’autore.

I risultati delle indagini sono raccolti nella nuova edizione di Come lavora il genio. Il Villon ritrovato e altre scoperte nel 140° anniversario della nascita di Dino Campana, curata da Leonardo Chiari e Walter Scarpi per il Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” e pubblicata da Tempo al Libro.

Presentato anche il nuovo Cda della Fondazione Dino Campana

La presentazione del volume è stata anche l’occasione per annunciare il consiglio di amministrazione della Fondazione “Marradi Cultura – Dino Campana”, istituita dalla Regione Toscana per valorizzare l’opera del poeta marradese.

Alla presidenza è stato eletto Riccardo Nencini, storico, scrittore e presidente del Gabinetto Vieusseux. Del consiglio fanno parte anche Simone Magherini, docente di Letteratura italiana, e Franco Masotti, operatore culturale.

Il Villon ritrovato apre nuovi scenari

Il libro nasce dagli sviluppi di una scoperta annunciata dal Centro Studi Campaniani l’11 maggio 2025: il ritrovamento dell’esemplare personale delle Opere di François Villon, appartenuto a Campana.

L’edizione parigina del 1910 contiene annotazioni autografe, varianti e appunti finora sconosciuti. Il volume, la cui esistenza era nota soltanto attraverso alcune testimonianze, è stato individuato dal ricercatore Leonardo Chiari e rappresenta oggi una delle fonti più importanti per comprendere il laboratorio creativo del poeta.

La mostra e quattordici saggi inediti

Il materiale era già stato esposto nella mostra Come lavora il genio, allestita a Marradi tra settembre e dicembre 2025. La nuova pubblicazione amplia però il lavoro di ricerca con quattordici saggi inediti, dedicati alle più recenti scoperte sulla vita e sull’opera di Campana.

Secondo Walter Scarpi, alcuni contributi sono destinati a modificare ricostruzioni considerate ormai consolidate.

Il caso del manoscritto che forse non fu mai davvero perduto

Tra gli studi più significativi figura quello del ricercatore Giovanni Cavagnini, che mette in discussione la versione tradizionale della scomparsa del manoscritto de Il più lungo giorno.

La ricostruzione parte da un volume pubblicato negli Stati Uniti nel 1938, Italian Authors of Today, dello studioso della Columbia University Peter Michael Riccio. Nel libro viene raccontato un episodio avvenuto nello studio di Ardengo Soffici: durante una visita, Riccio afferma di essersi imbattuto nel manoscritto originale di Campana, riconoscendolo dalle citazioni di Nietzsche e dello stesso Soffici, assenti nei Canti Orfici ma presenti nel testo originale.

Secondo Walter Scarpi, incrociando i carteggi dell’epoca, quell’incontro risalirebbe al 1927, quando Campana era ancora in vita e ricoverato.

Una nuova interpretazione della vicenda

Se questa ricostruzione fosse confermata, cambierebbe radicalmente la storia del manoscritto.

Per decenni Soffici sostenne infatti di averlo smarrito durante un trasloco. Il testo originale venne ritrovato e pubblicato soltanto nel 1973, molti anni dopo la morte dello stesso Soffici.

La documentazione esaminata da Cavagnini suggerisce invece che il manoscritto fosse già stato recuperato negli anni Venti e conservato nello studio dell’intellettuale fiorentino senza essere restituito all’autore.

Walter Scarpi parla di un passaggio dalla “leggenda del manoscritto perduto” alla storia di un manoscritto trattenuto, una lettura destinata ad alimentare il dibattito tra gli studiosi.

Nuovi contributi sulla vita e sull’opera del poeta

Il volume raccoglie anche gli interventi di alcuni dei principali studiosi di Campana.

Gianni Turchetta ripercorre quarant’anni di studi dedicati al poeta, mentre Leonardo Chiari documenta le indagini che hanno portato al recupero del Villon annotato.

Ampio spazio è dedicato anche a Franco Matacotta, con la pubblicazione della sua tesi di laurea inedita, ricca di testimonianze raccolte da Sibilla Aleramo. Completano il volume saggi di Stefano Drei, Alberto Petrucciani, Filippo Milani, Luigi Weber, Stefano Fumagalli e dello stesso Walter Scarpi, che approfondiscono aspetti ancora poco conosciuti della biografia e della produzione poetica di Campana.

A cent’anni dai Canti Orfici e nel 140° anniversario della nascita del poeta, Come lavora il genio offre così un aggiornamento complessivo delle ricerche, mettendo a disposizione nuovi documenti destinati a incidere sullo studio di una delle figure più complesse della letteratura italiana del Novecento.

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