Un nuovo passo concreto per migliorare l’accesso alle prestazioni sanitarie arriva dalla Toscana, che lancia ufficialmente la fase operativa del progetto sperimentale destinato a portare la diagnostica ambulatoriale direttamente negli studi dei medici di medicina generale. Si tratta di una misura strutturale, pensata per affrontare uno dei temi più critici del sistema sanitario: le liste d’attesa.
La notizia è stata resa pubblica nella giornata di martedì 3 giugno 2025, con la pubblicazione degli avvisi rivolti ai medici da parte delle tre Asl territoriali toscane, che potranno aderire volontariamente certificando le proprie competenze diagnostiche.
Prestazioni direttamente dal medico di famiglia
Nel concreto, il progetto consentirà ai medici di famiglia che aderiranno di eseguire direttamente nel proprio studio una serie di prestazioni diagnostiche, tra cui:
- Elettrocardiogrammi
- Spirometrie ed emogasanalisi
- Holter pressori e cardiaci
- Ecodoppler
- Dosaggi di creatinina e glicemia glicata
- Infiltrazioni antalgiche
- Ecografie toraciche, addominali, ai tessuti molli e al collo
Una rivoluzione organizzativa che mira non solo a ridurre i tempi di attesa, ma anche a migliorare l’appropriatezza prescrittiva, evitando così esami inutili o non prioritari. L’obiettivo è chiaro: rendere la diagnostica più capillare, più rapida e più vicina al paziente, partendo proprio da una delle figure centrali nel sistema sanitario italiano: il medico di famiglia.
Due livelli di presa in carico e cinque percorsi sanitari
Il progetto prevede due livelli di presa in carico, diversificati in base alla complessità delle prestazioni. I percorsi sanitari sono cinque, ognuno dei quali è indirizzato a patologie precise:
- Disfunzioni respiratorie
- Malattie cardiovascolari e scompenso cardiaco
- Diabete
- Visite con ecografia assistita
- Medicina del dolore
Ogni medico potrà gestire autonomamente l’intero iter diagnostico o, in alternativa, collaborare con altri colleghi della stessa aggregazione funzionale territoriale (AFT). Le AFT sono gruppi di medici che garantiscono la copertura del servizio sanitario su un determinato territorio per tutta la settimana lavorativa. In questo modo, anche i pazienti assistiti da medici non aderenti al progetto potranno accedere alle nuove prestazioni tramite invio a un collega dell’AFT.
Le risorse: 2 milioni di euro per il primo anno
Per sostenere questa fase sperimentale, la Regione Toscana ha già stanziato 2 milioni di euro, fondi destinati a compensare i medici che si faranno carico delle nuove attività. Secondo le stime, queste risorse permetteranno di attivare 475 percorsi diagnostici di primo livello e altrettanti di secondo livello, coprendo così un’ampia fascia della popolazione.
In merito al progetto, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha dichiarato:
“Il nostro impegno per ridurre le liste d’attesa prosegue con misure concrete e innovative”.
A lui si unisce l’assessore alla salute Simone Bezzini, che ha sottolineato:
“Questo progetto nasce da un accordo con i sindacati dei medici di medicina generale e rappresenta un avanzamento significativo nella presa in carico del paziente e nella razionalizzazione delle risorse”.
Le apparecchiature: pubbliche o di proprietà
Le prestazioni verranno svolte grazie a strumentazioni messe a disposizione dalle aziende sanitarie, ma i medici avranno la possibilità di utilizzare anche le proprie apparecchiature, se adeguatamente certificate. Un aspetto che consente di ampliare subito la rete diagnostica e di valorizzare le professionalità già presenti sul territorio.
Ruolo strategico delle AFT e futuro delle Case di Comunità
Un altro elemento chiave nella riuscita del progetto sarà il ruolo strategico delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), che non solo coordineranno l’erogazione delle prestazioni ma saranno anche protagoniste del nuovo modello organizzativo legato alle Case della Comunità, pilastro della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR.
Come spiega ancora Bezzini:
“Le AFT saranno centrali non solo per la gestione di questo progetto ma anche per lo sviluppo del nuovo sistema di cure primarie che stiamo costruendo in Toscana”.
Un nuovo paradigma per l’assistenza territoriale
L’introduzione di esami diagnostici negli studi dei medici di famiglia rappresenta una svolta significativa, in linea con le tendenze più avanzate di riorganizzazione della sanità pubblica. Si tratta di un modello di prossimità che può migliorare:
- La tempestività dell’intervento clinico
- La qualità della diagnosi precoce
- La sostenibilità del sistema sanitario
Una riforma che guarda al futuro, ma che poggia su una rete già esistente di medici, strutture, competenze e professionalità. E che potrebbe diventare un esempio replicabile anche in altre regioni italiane.
Con la sperimentazione avviata, si attende ora la risposta dei medici, che potranno presentare la propria candidatura attestando la formazione e la disponibilità ad attivare ambulatori diagnostici. Un’adesione che, se ampia e convinta, potrà davvero fare la differenza nella quotidianità sanitaria di migliaia di cittadini.
L’accessibilità, la prossimità e l’efficienza sono le parole chiave di questo progetto che potrebbe segnare una nuova era per la medicina di famiglia. E per un sistema sanitario che vuole essere davvero al servizio di tutti.

