Le imprese italiane hanno retto l’impatto dei dazi Usa, ma ora l’Europa deve cambiare passo. E’ il messaggio di Silvano Simone Bettini, presidente di Federmeccanica, che chiede a Bruxelles una posizione ferma e pragmatica nei confronti degli Stati Uniti.
Secondo Bettini, il sistema produttivo italiano ha saputo adattarsi grazie all’esperienza maturata in anni di instabilità. Il made in Italy continua a garantire quote di mercato anche sotto pressione tariffaria. Ma le difficoltà crescono, soprattutto tra le medie imprese della meccanica, dove i margini sono stretti e la concorrenza internazionale non lascia spazio a sconti.
Per ridurre la dipendenza dagli Usa, il presidente di Federmeccanica indica due strade: la diversificazione verso Africa, Asia e America Latina, e l’acquisizione diretta di presenza produttiva sul suolo americano, strategia già avviata da diverse realtà italiane.
Sul fronte europeo, Bettini avverte: norme come il Cbam rischiano di appesantire ulteriormente le filiere industriali in un momento già critico. Negli Usa, intanto, emerge una crescente consapevolezza dei costi del protezionismo: i dazi si sono tradotti in aumenti di prezzi che pesano su imprese e consumatori americani.
Le sensazioni sugli ordini 2026 restano positive. La partita, però, si gioca ora sul piano politico e regolatorio.
