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CPIA 2 Firenze, enti locali e sindacati: “Diritto allo studio non garantito”, chiesto un intervento urgente dell’USR

di Leonardo Romagnoli

Il CPIA 2 Miriam Makeba di Firenze. Si tratta di una scuola statale pubblica del Ministero dell’Istruzione pensata per cittadini italiani e stranieri che desiderano riprendere gli studi o imparare la lingua italiana. torna al centro delle polemiche. Enti locali, sindacati e associazioni che operano nell’accoglienza e nell’integrazione denunciano una situazione che, secondo quanto riferiscono, comprometterebbe il diritto allo studio degli utenti. Da tempo è stato chiesto un intervento dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana, ritenuto necessario per affrontare criticità organizzative e gestionali che, stando ai soggetti coinvolti, si trascinano ormai da due anni.

Le criticità segnalate al CPIA 2

Il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti 2 Miriam Makeba è una struttura del Ministero dell’Istruzione che offre percorsi di alfabetizzazione, insegnamento della lingua italiana e istruzione di primo e secondo livello rivolti ad adulti e giovani adulti privi del titolo conclusivo del primo ciclo di istruzione o che non hanno assolto l’obbligo scolastico.

L’attività si svolge nelle sedi di Pontassieve, Borgo San Lorenzo, Dicomano, Bagno a Ripoli, Figline e Incisa Valdarno e Greve in Chianti.

Secondo quanto denunciato dagli enti del territorio, le difficoltà deriverebbero principalmente dall’organizzazione e dalla gestione della dirigenza scolastica, con ripercussioni sull’accesso ai percorsi formativi.

Le richieste all’Ufficio Scolastico Regionale

L’Unione Montana dei Comuni del Mugello, attraverso l’assessore all’Istruzione Francesco Tagliaferri, su delega degli altri territori coinvolti, ha promosso negli ultimi mesi un’intensa attività di interlocuzione con l’Ufficio Scolastico Regionale.

Le segnalazioni sono state inviate tramite lettere, documenti, dossier e incontri istituzionali, ai quali hanno preso parte anche organizzazioni sindacali e associazioni impegnate nell’accoglienza e nell’integrazione.

Nell’ultimo anno, spiega l’Unione Montana, è stato portato avanti un percorso di mediazione nel rispetto delle competenze istituzionali, senza però ottenere i risultati auspicati.

Calo degli iscritti e difficoltà nell’accesso ai corsi

Tra gli effetti evidenziati c’è anche una significativa diminuzione degli utenti. Secondo i dati riportati, gli iscritti sarebbero passati da circa 1.300 a 900.

Le criticità, sempre secondo quanto sostenuto dagli enti locali, continuerebbero a ostacolare l’accesso ai percorsi di apprendimento, coinvolgendo in particolare adulti lavoratori e cittadini stranieri ospitati nei centri CAS e SAI, destinatari dei servizi di alfabetizzazione e formazione.

Il caso arriva anche in Regione Toscana

La vicenda è stata portata all’attenzione dell’assessora regionale all’Istruzione Alessandra Nardini e dei consiglieri regionali Elisa Tozzi Spinelli e Marco Casini.

Per l’assessore Francesco Tagliaferri, la situazione sarebbe ormai “intollerabile”. A suo giudizio, l’attuale gestione avrebbe allontanato lavoratori e utenti, compromettendo la funzione stessa del servizio.

Nel corso dell’ultimo incontro richiesto dagli enti locali, l’Ufficio Scolastico Regionale avrebbe ribadito l’attenzione sul caso. Le rassicurazioni, tuttavia, non vengono ritenute sufficienti dagli amministratori locali, che chiedono interventi concreti in tempi brevi.

In assenza di risposte operative, non viene esclusa l’ipotesi di una mobilitazione.


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