Comunicato stampa Pd di Vicchio su ”fatti di Rimini all’Adunata nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini”

Una molestia è una molestia, non serve la denuncia per credere a chi subisce una violenza.
Grazie alle segnalazioni raccolte dal gruppo femminista Non Una Di Meno Rimini e
un’assemblea pubblica nella piazza della città, finalmente l’Italia si è accorta dei casi di
molestie e violenze sessuali avvenuti durante l’adunata nazionale degli Alpini a Rimini.
Apprendiamo anche dalle testimonianze e dai principali media nazionali che non è la prima volta che questo raduno si trasforma in un’occasione di molestie e violenze verbali e fisiche ai danni delle donne presenti, che siano semplici passanti o lavoratrici. Da subito è iniziata la corsa alla minimizzazione: nelle stesse ore in cui decine di donne raccontavano le violenze subite, politici di destra e di sinistra esaltavano il corpo degli Alpini o cercavano tiepidi giustificazioni, in alcuni casi addirittura definendi questi casi delle ‘’goliardate’’.
Il carico da novanta, però, ci ha pensato l’Associazione Nazionale Alpini (Ana) a calarlo,
diffondendo un comunicato, intitolato “Presunte molestie, senza denunce”, in cui definisce le violenze “fisiologici episodi di maleducazione”.
É proprio questo il punto su cui si fa leva la mancanza di denunce, infatti fino ad ora è stata presentata solo una querela contro ignoti da parte di una donna di 26 anni.
Questa mancanza sarebbe secondo molti la prova che si tratta di episodi irrilevanti o
addirittura inventati.
Questo modo di ragionare dimostra di fatto due cose: che una donna che subisce una
molestia verrà sempre messa in discussione e che anche davanti all’evidenza (con prove video) ci sarà sempre chi cerca di negare l’esistenza della violenza di genere.
Successe la stessa cosa ai danni dell’inviata sportiva Greta Beccaglia, la violenza nei suoi confronti venne ripresa in diretta tv e nonostante la donna si preoccupò subito di denunciare l’accaduto parte dell’opinione pubblica si scagliò nei suoi confronti, accusandola di essere alla ricerca di visibilità.
Questo clima di dubbio, di duplice peso sui comportamenti di uomini e donne, fa subito
capire il motivo per cui le donne vittime di episodi di violenza fisica e verbale siano dissuase dal denunciare.


Se si qualifica come strumento per riconoscere che una donna è stata oggetto di violenze sessuali, insulti sessisti o molestie, solo la condanna in terzo grado, allora è certo che nessuno degli episodi avvenuti nei giorni precedenti potrà mai ricevere quel riconoscimento, vista anche la situazione in cui si sono verificati, con grandi folle di uomini peraltro tutti vestiti in maniera simile.
Come potrebbe una donna arrivare a denunciare una violenza subita se la prima reazione di tutti – dai rappresentanti delle istituzioni fino agli amici passando per l’opinione pubblica ed i giornalisti – è quella di darle della bugiarda?
Una donna può essere spinta a non denunciare per tante ragioni, tutte valide. Dalla scarsa fiducia nei confronti della giustizia a ragioni molto più materiali, come la mancanza di denaro e tempo. Anche la frequenza delle violenze, purtroppo, è un fattore da non sottovalutare.
Se ogni donna denunciasse ogni episodio di catcalling o di molestia subite sul posto di
lavoro o fuori, i tribunali si occuperebbero solo di quello. Possono sembrare parole
rassegnate o moralmente riprovevoli ma è solo la constatazione della realtà.

Potranno arrivare tutte le denunce possibili ed immaginabili da parte delle donne vittime di violenza fisica e verbale ma finché gli uomini non si sentiranno più legittimati a lasciarsi andare a questi comportamenti violenti senza subire conseguenze penali e morali la cultura del possesso continuerà ad essere un problema.
Nelle ultime ore il presidente dell’Ana sembra aver capito la gravità del comunicato da noi citato smentendolo di fatto in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, dove ha
dichiarato: “Faremo di tutto, insieme alle forze dell’ordine, per individuare i responsabili. E se sono appartenenti alla nostra associazione, prenderemo provvedimenti molto forti”.
Questo ripensamento non cancella purtroppo la posizione e le parole iniziali quindi
chiediamo a gran voce, nell’interesse di tutta l’associazione, che in futuro in tutte le loro
iniziative venga fatta molta più attenzione sia nell’ordine pubblico che nel linguaggio
utilizzato.


Auspichiamo davvero che questa faccenda una volta per tutte faccia capire agli iscritti
dell’Ana e allo stesso presidente la gravità di questi fatti e l’importanza dei modi e termini da utilizzare se mai si ripresenteranno casi analoghi.
Chiediamo che si prendano forti provvedimenti nei confronti di tutti gli uomini che verranno riconosciuti colpevoli, sia a livello penale sia escludendoli dall’associazione (qualora ne facessero parte).
Infine manifestiamo il massimo supporto, sostegno, appoggio e comprensione alle migliaia di donne che ogni giorno subiscono molestie ed ogni forma di violenza da parte degli uomini.
Dobbiamo portare avanti una battaglia culturale, donne e uomini insieme, affinché venga destrutturata la cultura del possesso e dello stupro che vive nella nostra società.
Siamo ben consapevoli che un comunicato non può in alcun modo venire incontro alle
svariate esigenze che ogni vittima possa avere quando si trova in situazioni così spiacevoli ma, come circolo Pd di Vicchio, saremo sempre pronti ad ascoltarvi, credervi ed affiancarvi in ogni percorso deciderete di percorrere.
Solo in questo modo, lavorando su ogni sfera di interesse pubblico e privato, potremmo
finalmente arrivare alla cosiddetta parità di genere.


Circolo Pd di Vicchio.

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