La partita sulla classificazione dei Comuni montani è ancora aperta. I sindaci del Mugello esprimono forte contrarietà ai nuovi criteri proposti, ritenuti inadeguati a rappresentare le reali esigenze dei territori. A rallentare il processo è la mancata intesa tra le Regioni, situazione che ha spinto il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, a concedere una nuova proroga: la data limite per trovare un accordo è stata fissata al 13 gennaio.
Un confronto ancora lontano dall’accordo
Durante la più recente seduta della Conferenza Unificata, le Regioni hanno chiesto altro tempo. Il motivo? Nessuna intesa raggiunta, nonostante i lavori siano in corso da mesi. In assenza di una proposta condivisa, Calderoli ha scelto di mantenere la linea del dialogo e ha accolto la richiesta, sottolineando però l’urgenza di una soluzione seria e condivisa.
“L’obiettivo – precisa il Ministero – è arrivare a un accordo unitario tra le Regioni, che verrà poi esteso a Province e Comuni”. L’intento è chiaro: individuare criteri che valorizzino i territori realmente montani, nel rispetto dell’articolo 131 della Costituzione, e superare i paradossi presenti nell’attuale classificazione.
Calderoli: “Serve responsabilità e collaborazione”
Non è mancata una frecciata del ministro agli enti locali meno collaborativi:
“Alcune Regioni si dichiarano pubblicamente contrarie ai criteri proposti dagli esperti, ma non partecipano ai lavori della commissione tecnica. Così si rischia di bloccare tutto.”
Una situazione che mina alla base il lavoro avviato e che potrebbe compromettere l’esito finale. Calderoli ha ribadito la necessità di una collaborazione leale e costruttiva, che metta al centro l’interesse dei territori e non quello delle singole amministrazioni.
I sindaci del Mugello: “Parametri scollegati dalla realtà”
Dalla Toscana, e in particolare dal Mugello, arrivano forti perplessità sui nuovi criteri. I sindaci locali giudicano inaccettabile la logica dietro la proposta elaborata dai sei esperti incaricati dal Ministero. Secondo loro, i nuovi parametri non tengono conto delle peculiarità geografiche, storiche e socio-economiche di molti comuni dell’Appennino.
Le amministrazioni locali temono di essere escluse dai benefici destinati alle aree montane, con gravi conseguenze in termini di servizi, sviluppo e accesso ai fondi.
Punti critici contestati dai territori
Ecco alcuni aspetti che i sindaci considerano più problematici:
- Criteri troppo rigidi legati solo all’altitudine o alla pendenza del territorio
- Scarsa attenzione alle condizioni socio-economiche delle comunità montane
- Esclusione di aree con reali svantaggi infrastrutturali e climatici
- Mancanza di dialogo diretto con i rappresentanti locali durante l’elaborazione dei parametri
Cosa può accadere entro il 13 gennaio?
La data indicata da Calderoli segna l’ultima occasione per trovare un accordo condiviso. Se le Regioni non riusciranno a presentare una proposta comune:
- Il Ministero potrebbe procedere in autonomia, basandosi sui criteri tecnici già elaborati
- Alcuni territori rischierebbero di essere esclusi dalla classificazione montana, con impatti concreti sui finanziamenti
- Si riaprirebbe un fronte di scontro istituzionale tra Regioni, Comuni e Stato
Box di approfondimento: Perché è importante essere “comune montano”?
Essere riconosciuti come comune montano non è una semplice etichetta. Significa:
- Accesso facilitato a fondi europei e nazionali
- Agevolazioni fiscali per famiglie e imprese
- Sostegno per infrastrutture, scuole e sanità
- Tutela delle specificità territoriali
Per questo motivo, molte amministrazioni locali lottano per non essere escluse da questa classificazione.
Conclusione
La sfida ora è tutta nelle mani delle Regioni, che entro il 13 gennaio dovranno dimostrare di saper collaborare e trovare una sintesi tra le diverse istanze. Calderoli attende una proposta di buon senso, trasversale e realmente rappresentativa della montagna italiana.
Il tempo stringe, e i territori come il Mugello vogliono far sentire la propria voce prima che sia troppo tardi.

