Preoccupazione e contrarietà arrivano dalla Città Metropolitana di Firenze in vista della Conferenza Unificata Stato-Regioni, dove sarà presentato il nuovo sistema di classificazione dei Comuni montani. Secondo le anticipazioni, il Ministero per gli Affari Regionali, guidato da Roberto Calderoli, sarebbe pronto a introdurre parametri più rigidi – come altitudine e pendenza – che potrebbero escludere circa la metà dei comuni montani del territorio metropolitano fiorentino.
Sara Di Maio, consigliera delegata alle Aree interne, non usa mezzi termini:
“I parametri adottati disperdono l’equilibrio del territorio, estromettendo realtà che vivono pienamente la condizione montana.”
Armentano: “Serve una revisione, non una penalizzazione”
A rilanciare l’allarme è anche Nicola Armentano, capogruppo del Partito Democratico:
“Alcuni criteri possono essere aggiornati, ma non in questo modo. Così si va a colpire proprio quelle aree che più di altre avrebbero bisogno di attenzione e risorse.”
La classificazione prevista dalla legge 131 rischia di penalizzare duramente comuni dell’Appennino che oggi beneficiano di fondi specifici, sgravi e politiche dedicate allo sviluppo montano.
Il Mugello in allarme: “Scelte miopi, si penalizza chi protegge il territorio”
Le critiche arrivano anche dall’Unione Montana dei Comuni del Mugello, che, come Anci Toscana, evidenzia come i nuovi parametri inciderebbero negativamente sull’accesso a fondi della nuova legge sulla montagna e ad altri sostegni nazionali. Questo significherebbe meno risorse per lo sviluppo, ma anche un colpo alle politiche di prevenzione del dissesto idrogeologico.
Il ruolo chiave delle aree montane
- Salvaguardia ambientale e prevenzione dei rischi naturali
- Custodia delle tradizioni e dell’identità locale
- Presidio attivo contro lo spopolamento e la marginalizzazione
I sindaci mugellani sono netti:
“È inaccettabile questa miopia a livello nazionale. Queste aree non possono essere abbandonate: rappresentano una parte fondamentale della nostra storia e del nostro futuro.”
Una battaglia trasversale per il territorio
La posizione della Città Metropolitana è chiara: non è una questione politica, ma di giustizia territoriale. L’auspicio è che la Conferenza Unificata accolga le preoccupazioni espresse da enti locali e associazioni di rappresentanza. Allo stesso tempo, si chiede un impegno concreto a:
- Parlamentari toscani
- Regione Toscana
- Amministratori metropolitani
- Comuni dell’area appenninica
L’obiettivo è scongiurare l’indebolimento del tessuto sociale ed economico dei comuni montani, una rete che garantisce servizi, presidio ambientale e qualità della vita anche nelle aree più periferiche.
Cosa prevedono i nuovi parametri
Secondo le indiscrezioni legate alla legge 131, il nuovo sistema di classificazione introdurrebbe criteri più tecnici e meno contestualizzati, in particolare:
- Altitudine minima e media del territorio comunale
- Pendenza media delle superfici
- Esclusione automatica di territori collinari o di media montagna, anche se storicamente riconosciuti come montani
Le conseguenze concrete per i comuni esclusi
L’esclusione dalla classificazione di “comune montano” comporterebbe:
- Perdita di accesso ai fondi della legge sulla montagna
- Maggiori difficoltà a ottenere finanziamenti europei e nazionali
- Rischio di spopolamento per mancanza di servizi e infrastrutture
In conclusione
La classificazione dei comuni montani non può basarsi su meri parametri altimetrici. Come ribadito da amministratori e sindaci, serve una visione integrata del territorio, che tenga conto delle funzioni svolte da questi comuni e della loro importanza nel garantire equilibrio ambientale e coesione sociale.
La Città Metropolitana di Firenze si schiera compatta a difesa dei suoi territori montani. Il Governo, ora, è chiamato ad ascoltare.
