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Cinghiali e sicurezza stradale: “Non è una fatalità, è un problema strutturale”

di Leonardo Romagnoli

La morte del giovane motociclista a Barberino di Mugello non è un caso isolato. Il vicepresidente di Fedagripesca Toscana, Ritano Baragli, denuncia una situazione fuori controllo: “La sovrappopolazione dei cinghiali è ormai una minaccia concreta alla sicurezza”

Firenze, 10 febbraio 2026 – Il tragico incidente avvenuto sulla provinciale del Galliano, dove un motociclista di 29 anni ha perso la vita dopo lo scontro con un cinghiale, riaccende l’attenzione su una questione che da tempo si trascina senza risposte adeguate.

Per Ritano Baragli, vicepresidente di Fedagripesca Confcooperative Toscana, non si tratta di un evento imprevedibile. “Non possiamo continuare a parlare di fatalità. È il risultato diretto di un problema strutturale che denunciamo da anni”, afferma.

Una presenza ormai stabile, non più emergenziale

La dinamica dell’incidente, avvenuto nel territorio di Barberino di Mugello, è purtroppo sempre più frequente. I cinghiali attraversano le strade anche in pieno giorno, creando rischi continui per chi viaggia, soprattutto su due ruote.

“Non siamo più nella fase dell’emergenza, ma di fronte a una condizione stabile, radicata nei nostri territori – spiega Baragli –. Per troppo tempo si è guardato ai cinghiali solo come un problema per l’agricoltura. Oggi è evidente che il nodo centrale è la sicurezza pubblica”.

Non bastano le recinzioni

Le soluzioni messe in campo fino a oggi sono state parziali. “Le agevolazioni per le recinzioni, per quanto utili, non bastano – continua Baragli –. Continuare a svegliarsi solo dopo ogni tragedia è insostenibile. Servono piani concreti, su scala regionale, che coinvolgano enti locali, forze dell’ordine e mondo agricolo”.

In Toscana, il tema cinghiali è noto da tempo, ma il salto da problema agricolo a questione di pubblica sicurezza sembra non essere stato ancora pienamente metabolizzato dalle istituzioni.

La sicurezza sulle strade è a rischio

Il tema non riguarda solo chi lavora nei campi, ma ogni cittadino che percorre strade provinciali e comunali, in particolare in zone collinari o boschive. “Motociclisti, scooteristi, automobilisti: tutti sono esposti – insiste Baragli –. Non si tratta più di contenere i danni alle coltivazioni, ma di prevenire incidenti mortali”.

Il richiamo a misure più incisive è chiaro. “Serve un piano strutturale, non interventi tampone. Coordinamento tra istituzioni, monitoraggi più puntuali e, dove necessario, anche abbattimenti selettivi. Non si può più restare fermi”.

Una questione di responsabilità

L’incidente a Barberino non è un caso isolato. Episodi simili si moltiplicano, spesso senza conseguenze gravi, ma la percezione di insicurezza cresce. “O si interviene ora, o continueremo a contare vittime – conclude Baragli –. La responsabilità non può ricadere solo sul destino o sulla sfortuna”.


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