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Cavaliere disarcionato da un toro. 150 mila euro di risarcimento. Il fatto risale al 2007 ora il verdetto della Cassazione

di Leonardo Romagnoli
“I tori, pur volendo prescindere dalla indole del singolo capo, ma anche soltanto per le loro dimensioni, sono notoriamente animali che richiedono puntuali obblighi di custodia e che non possono essere lasciati vagare liberamente senza alcun controllo”. Lo sottolinea la Cassazione in una sentenza  che ha confermato la condanna per lesioni a carico di  Andrea Cerchiai, titolare della ‘Collefertile spa’ nella zona di Monte Giovi, colpevole di non aver preso immediati provvedimenti per ricondurre nel recinto un toro che era scappato, nonostante le richieste che gli erano state inoltrate da più persone, compreso il gestore di un agriturismo sul Monte Giovi, in Mugello, con tanto di fax e telefonate ai carabinieri, alla Asl e al Comune. Il bestione, decornificato per la sua indole non troppo amichevole, al quarto giorno di vagabondaggio sulle verdi colline di Borgo San Lorenzo, il quattro agosto del 2007, aveva caricato Gabriele V., proprietario terriero, che in sella al cavallo stava facendo una ricognizione dei suoi confini.
Disarcionato dal cavallo imbizzarrito, l’uomo aveva riportato lesioni guarite in oltre venti giorni di convalescenza, e aveva chiesto 150 mila euro di risarcimento danni.
La somma era stata liquidata con sentenza del Giudice di pace di Borgo San Lorenzo emessa il 19 ottobre 2011, e il verdetto che condannava l’allevatore anche a 1200 euro di multa oltre al risarcimento del danno, era stata confermata dal Tribunale di Firenze il 22 settembre 2014. Senza successo, l’imprenditore ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che non poteva recuperare subito il toro perchè il veterinario gli aveva suggerito “di far calmare l’animale per farlo tornare pacificamente”, inoltre non era “prevedibile” che caricasse perchè “in concreto” non era un ‘tipo’ pericoloso.
La Cassazione – sentenza 11430 – ha replicato che “a prescindere dalle dichiarazioni sull’indole, è certamente pericoloso un animale di quella razza e di quelle dimensioni, tanto è vero che gli stessi proprietari avevano ritenuto opportuno decornificarlo”. Secondo i supremi giudici, “al Cerchiai può certamente rimproverarsi di non aver tenuto quella condotta che un soggetto dotato della sua esperienza e professionalità, quale allevatore di bovini, avrebbe dovuto tenere e che se effettivamente tenuta avrebbe evitato” il violento disarcionamento.
L’allevatore, osserva inoltre la Suprema Corte, “aveva avuto tutto il tempo per recuperare l’animale, essendo l’incidente avvenuto ben quattro giorni dopo la sua fuga”. Aver confidato nella “assoluta innocuità” del toro – prosegue il verdetto – denota “una incredibile leggerezza” tanto più che Cerchiai “nonostante fosse stato avvisato di quanto accaduto a Gabriele V., e fosse quindi ben consapevole che l’animale avrebbe potuto reiterare i suoi comportamenti aggressivi” ha “continuato a lasciarlo vagare liberamente nei sette giorni successivi”. Un gruppo di vacche fatte avvicinare al bestione che si mise in mezzo alla mandria, provvide alla fine a riportare il toro nel recinto.
(ansa)

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