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PD – CAS Montebonello: polemiche e silenzi. Perché Fratelli d’Italia non interroga il Prefetto?

di Leonardo Romagnoli

Il tema del presunto spreco alimentare al Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) di Montebonello ha generato un’ondata di polemiche, rimbalzata fino alla cronaca nazionale. A prendere posizione è il Centrosinistra che guida il Comune di Pontassieve — Partito Democratico, Lista Civica Carlo Boni Sindaco e Lista Pontassieve al Centro — per chiarire la vicenda e respingere quella che definisce una strumentalizzazione politica.

Il contesto: chi ha deciso l’apertura del CAS?

Il primo punto che i gruppi di maggioranza rivendicano con chiarezza riguarda l’origine del centro:

  • La scelta di aprire un CAS a Montebonello non è stata del Comune, ma è dipesa dalla Prefettura di Firenze, rappresentanza territoriale del Governo centrale.
  • Il territorio di Pontassieve ha sempre prediletto il modello dell’accoglienza diffusa, ovvero il Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), gestito direttamente dagli enti locali.
  • Il CAS, invece, è affidato alla gestione di una società privata, Ospita Srl, incaricata tramite un affidamento diretto da 725mila euro per 7 mesi, comprensivo anche del servizio mensa.

Sprechi alimentari o disinformazione?

Al centro della polemica ci sarebbe il rifiuto dei pasti da parte degli ospiti, con relative immagini e testimonianze circolate online. Ma secondo il Centrosinistra si tratta di una fake news, diffusa senza verifica da Fratelli d’Italia e dal consigliere regionale Matteo Zoppini.

“Spreco vergognoso: inaccettabile buttare cibo perché sgradito ai migranti” – si legge in un intervento pubblicato sul sito di Zoppini.

Secondo i firmatari della replica, queste dichiarazioni sarebbero il frutto di:

  • Una mancanza totale di verifica delle fonti;
  • Un uso strumentale delle immagini e dei racconti per fini politici;
  • Un’operazione di disinformazione, aggravata dal ruolo istituzionale di chi le diffonde.

Chi dovrebbe rispondere delle criticità?

Un altro punto sollevato dal Centrosinistra riguarda il ruolo del Comune e le richieste avanzate da Fratelli d’Italia all’amministrazione locale.

“Chiedere al Sindaco di controllare la gestione del centro o di cambiare modello di accoglienza è surreale” – scrivono i tre capigruppo.

Ecco perché:

  • Il Comune non gestisce il CAS, che è invece sotto il controllo della Prefettura e affidato a un soggetto privato.
  • Confondere SAI e CAS significa ignorare (o voler ignorare) due modelli completamente diversi, sia per filosofia che per modalità operative.
  • Pretendere un “confronto serio” su un sistema imposto dall’alto e non modificabile a livello locale mostra, secondo i gruppi di maggioranza, una scarsa conoscenza amministrativa.

L’approccio del Centrosinistra: verificare prima di parlare

Nel loro intervento, i rappresentanti di Partito Democratico, Lista Civica Carlo Boni Sindaco e Lista Pontassieve al Centro difendono un approccio politico basato su:

  • Verifica diretta dei fatti, avvenuta immediatamente dopo la diffusione della notizia;
  • Presenza attiva sul territorio, anche tramite il lavoro quotidiano di consiglieri e volontari;
  • Una visione di integrazione reale, in contrasto con la “politica dell’indignazione facile”.

La domanda che resta: perché FdI non chiede al Prefetto?

Il nodo centrale della questione, secondo i gruppi consiliari di maggioranza, è un altro:
Perché Fratelli d’Italia, invece di attaccare il Comune, non si rivolge al Prefetto?

  • Il Prefetto ha deciso l’apertura del CAS;
  • Il Prefetto ha affidato la gestione alla società privata;
  • Il Prefetto rappresenta il Governo nazionale, ovvero la stessa area politica di FdI.

Un silenzio che i firmatari definiscono assordante e che lascia aperti interrogativi sull’effettivo obiettivo della polemica.


A firmare l’intervento:

  • Paolo Belardinelli, capogruppo Partito Democratico
  • Giulia Selvi, capogruppo Lista Civica Carlo Boni Sindaco
  • Simone Pasquini, capogruppo Lista Pontassieve al Centro

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