Il tema del presunto spreco alimentare al Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) di Montebonello ha generato un’ondata di polemiche, rimbalzata fino alla cronaca nazionale. A prendere posizione è il Centrosinistra che guida il Comune di Pontassieve — Partito Democratico, Lista Civica Carlo Boni Sindaco e Lista Pontassieve al Centro — per chiarire la vicenda e respingere quella che definisce una strumentalizzazione politica.
Il contesto: chi ha deciso l’apertura del CAS?
Il primo punto che i gruppi di maggioranza rivendicano con chiarezza riguarda l’origine del centro:
- La scelta di aprire un CAS a Montebonello non è stata del Comune, ma è dipesa dalla Prefettura di Firenze, rappresentanza territoriale del Governo centrale.
- Il territorio di Pontassieve ha sempre prediletto il modello dell’accoglienza diffusa, ovvero il Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), gestito direttamente dagli enti locali.
- Il CAS, invece, è affidato alla gestione di una società privata, Ospita Srl, incaricata tramite un affidamento diretto da 725mila euro per 7 mesi, comprensivo anche del servizio mensa.
Sprechi alimentari o disinformazione?
Al centro della polemica ci sarebbe il rifiuto dei pasti da parte degli ospiti, con relative immagini e testimonianze circolate online. Ma secondo il Centrosinistra si tratta di una fake news, diffusa senza verifica da Fratelli d’Italia e dal consigliere regionale Matteo Zoppini.
“Spreco vergognoso: inaccettabile buttare cibo perché sgradito ai migranti” – si legge in un intervento pubblicato sul sito di Zoppini.
Secondo i firmatari della replica, queste dichiarazioni sarebbero il frutto di:
- Una mancanza totale di verifica delle fonti;
- Un uso strumentale delle immagini e dei racconti per fini politici;
- Un’operazione di disinformazione, aggravata dal ruolo istituzionale di chi le diffonde.
Chi dovrebbe rispondere delle criticità?
Un altro punto sollevato dal Centrosinistra riguarda il ruolo del Comune e le richieste avanzate da Fratelli d’Italia all’amministrazione locale.
“Chiedere al Sindaco di controllare la gestione del centro o di cambiare modello di accoglienza è surreale” – scrivono i tre capigruppo.
Ecco perché:
- Il Comune non gestisce il CAS, che è invece sotto il controllo della Prefettura e affidato a un soggetto privato.
- Confondere SAI e CAS significa ignorare (o voler ignorare) due modelli completamente diversi, sia per filosofia che per modalità operative.
- Pretendere un “confronto serio” su un sistema imposto dall’alto e non modificabile a livello locale mostra, secondo i gruppi di maggioranza, una scarsa conoscenza amministrativa.
L’approccio del Centrosinistra: verificare prima di parlare
Nel loro intervento, i rappresentanti di Partito Democratico, Lista Civica Carlo Boni Sindaco e Lista Pontassieve al Centro difendono un approccio politico basato su:
- Verifica diretta dei fatti, avvenuta immediatamente dopo la diffusione della notizia;
- Presenza attiva sul territorio, anche tramite il lavoro quotidiano di consiglieri e volontari;
- Una visione di integrazione reale, in contrasto con la “politica dell’indignazione facile”.
La domanda che resta: perché FdI non chiede al Prefetto?
Il nodo centrale della questione, secondo i gruppi consiliari di maggioranza, è un altro:
Perché Fratelli d’Italia, invece di attaccare il Comune, non si rivolge al Prefetto?
- Il Prefetto ha deciso l’apertura del CAS;
- Il Prefetto ha affidato la gestione alla società privata;
- Il Prefetto rappresenta il Governo nazionale, ovvero la stessa area politica di FdI.
Un silenzio che i firmatari definiscono assordante e che lascia aperti interrogativi sull’effettivo obiettivo della polemica.
A firmare l’intervento:
- Paolo Belardinelli, capogruppo Partito Democratico
- Giulia Selvi, capogruppo Lista Civica Carlo Boni Sindaco
- Simone Pasquini, capogruppo Lista Pontassieve al Centro

