Due volti noti, due storie diverse ma intrecciate con la vita quotidiana di Borgo San Lorenzo e del Mugello. In questi giorni la comunità saluta Gino Cantini e Fabrizio Frizzi Baccioni, figure conosciute e apprezzate, ciascuna a modo proprio, per il contributo dato al territorio.
Gino Cantini, la cartoleria come punto di riferimento
Per molti anni Gino Cantini è stato il volto della cartoleria di via Pananti, nel cuore del paese. Un negozio che non era solo un’attività commerciale, ma un luogo familiare per studenti, professionisti e appassionati di lettura. Cartoleria, voleva dira andare da i’ Cantini.
Rientrato in Italia dalla Libia dopo l’ascesa al potere di Gheddafi, Cantini aveva scelto di investire a Borgo San Lorenzo, avviando una cartolibreria che, in un periodo in cui mancavano vere librerie in paese, è diventata un punto di riferimento stabile.
Tra scaffali e quaderni, molti borghigiani hanno acquistato i primi libri della loro vita. Cantini non era solo un commerciante, ma una presenza attenta alle dinamiche del paese, sempre pronto a osservare con ironia ciò che accadeva intorno a lui. Il suo sguardo si posava spesso sui frequentatori del bar La Magnolia, proprio davanti al negozio, uno spaccato quotidiano della vita locale.
Grande appassionato della Fiorentina, ha seguito la squadra con trasporto fino agli ultimi anni, vivendo con partecipazione le gioie e le difficoltà del club viola.
Alla sua famiglia va il cordoglio della comunità.
Fabrizio Frizzi Baccioni, avvocato e uomo di pensiero
È scomparso anche Fabrizio Frizzi Baccioni, avvocato e figura attiva nella vita pubblica locale, soprattutto negli anni Novanta. Professionista stimato, aveva preso parte anche a battaglie civili legate al territorio, tra cui l’opposizione al primo tracciato dell’alta velocità che interessava l’area tra Faltona e Cardetole.
Nel 1995 aveva scelto l’impegno politico candidandosi come sindaco con Forza Italia, entrando poi in consiglio comunale. La sua esperienza politica, tuttavia, non seguì i binari tradizionali. Frizzi Baccioni non era un politico di professione e con il tempo si allontanò dalla scena, mantenendo però uno sguardo critico e indipendente.
Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo liberale, attento ai diritti e aperto al confronto, con una naturale inclinazione per l’ironia. Aveva una forte passione per l’arte, in particolare per le ceramiche antiche, che collezionava con cura.
Negli ultimi tempi aveva affidato ai social riflessioni amare sulla situazione internazionale e sullo stato delle istituzioni. In uno dei suoi interventi più recenti parlava di una democrazia in crisi e di un mondo disorientato, interrogandosi sul futuro e sulla possibilità di ritrovare una direzione.
Amava il pensiero critico e il dissenso, valori che considerava essenziali per una società libera.
Due storie, un tratto comune
Pur con percorsi diversi, Gino Cantini e Fabrizio Frizzi Baccioni hanno condiviso un legame profondo con il territorio e una passione che li univa: quella per la Fiorentina, vissuta con partecipazione e trasporto.
La loro scomparsa lascia un vuoto nella memoria quotidiana del paese, fatta di relazioni, incontri e piccoli gesti che costruiscono l’identità di una comunità.

