Se il 20 agosto di quest’anno sotto il ramo (grosso quanto il tronco di un tiglio) caduto dal cedro di piazza del Poggio ci fosse rimasta una persona e non l’auto di Pierino, il taglio sarebbe avvenuto dopo due giorni e nessuno avrebbe detto nulla. Gli alberi di queste dimensioni ed età presenti nei centri storici sono tutelati dalla Soprintendenza, come lo era quello dei giardini di piazza Dante che prima è stato capitozzato e poi, alla seconda rottura improvvisa, è stato abbattuto. Ambedue saranno sostituiti da altri cedri.
Tornando a piazza del Poggio, dopo la rottura di agosto abbiamo fatto un intervento di messa in sicurezza anche se lo sbilanciamento provocato dai tagli presentava una situazione problematica. Nessuno abbatte una pianta del genere con leggerezza ed è stato richiesto un parere tecnico. Questa una sintesi:
“Il giorno 20 agosto 2025, in seguito a forti folate di vento durante un intenso temporale, la pianta ha subito un importante stroncamento di una delle grosse branche basali della chioma. Il diametro della ramificazione era prossimo ai 40 cm di diametro. La sua caduta ha provocato il danneggiamento di un’ulteriore branca posta sullo stesso lato della pianta. L’intervento immediato ha regolarizzato ciò che restava delle due branche del cedro.
Un esame dettagliato della branca ceduta ha mostrato la presenza di resina nel punto di inserzione di un ramo secondario nel corpo della ramificazione principale. Il legno prossimo alla rottura non presentava segni di degradazione significativi, al contrario appariva consistente e in grado di resistere alle normali tensioni interne.
Il punto di inserzione delle ramificazioni secondarie rappresenta evidentemente un‘area di debolezza della pianta a causa della discontinuità generata dal diverso orientamento delle fibre interne al ramo principale.
La chioma della pianta ha una dimensione pari a circa 20 m. Ciò significa che le branche principali, inserite orizzontalmente al tronco principale, hanno uno sbraccio di 10 m, provocando un effetto leva pronunciato: i movimenti dei rami in occasione di forti venti provocano tensioni significative all’interno dei punti di inserzione delle ramificazioni.
Su strutture vetuste che sopportano da anni queste tensioni possono inevitabilmente generarsi punti di debolezza che, a fronte di sollecitazioni molto forti e irregolari, come successo il 20 agosto, possono portare a stroncamenti.
Occorre inoltre considerare lo squilibrio che la perdita della grossa branca ha comportato rispetto alle rimanenti strutture arboree della pianta, che adesso risultano maggiormente esposte a sollecitazioni e colpi di vento.
Interventi di mitigazione del rischio, come per esempio l’uso di ancoraggi, non è proponibile per difficoltà tecniche data la forma della pianta che presenta branche orizzontali di dimensioni davvero ragguardevoli; d’altro canto la riduzione o l’eliminazione delle branche basali comporterebbe uno snaturamento della forma della pianta a mio avviso non accettabile.
In conclusione, pur considerando il significato particolare della pianta, si valuta come non opportuno il mantenimento del cedro e se ne consiglia l’abbattimento e la sostituzione.”A questo punto, in caso di caduta di un ramo con danni a persone o cose, il sindaco e il dirigente ne rispondono personalmente sia sotto il profilo penale che finanziario, come è già avvenuto in varie zone d’Italia. L’atto di responsabilità è fare la sostituzione o far finta di niente?
Quanto ai difensori del verde, vorrei ricordare che Borgo San Lorenzo ha oltre 30 ettari di verde pubblico e la nuova amministrazione stralcerà la previsione del mega parcheggio accanto al parco della Misericordia, inserendo l’area nel parco con piantumazione di alberi. Quanti sono i comuni con una tale superficie con alberi e verde? Il Comune di Borgo ha inoltre il 67% della propria superficie boscata, dato che non ha precedenti nella storia più o meno recente. E non sempre è un dato positivo, perché in alcuni casi coincide con un abbandono del territorio.
Un’ultima annotazione la faccio sulle offese gratuite verso il sottoscritto e i tecnici, spesso parandosi dietro nomi di comodo. Questo sì che è un imbarbarimento della convivenza civile e non ha niente a che vedere con le critiche legittime e i diversi punti di vista.
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