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Infermieri del 118 senza mensa né buoni pasto: condannata la Asl Toscana Centro

di Leonardo Romagnoli

Una sentenza destinata a far discutere: la Asl Toscana Centro è stata condannata dal Tribunale del Lavoro di Firenze per non aver riconosciuto il diritto alla mensa o ai buoni pasto a un gruppo di infermieri in servizio sulle ambulanze del 118. Il caso, sollevato dal sindacato Nursind, porta nuovamente sotto i riflettori le condizioni lavorative del personale sanitario, troppo spesso lasciato senza tutele adeguate.


La vicenda: infermieri esclusi dai benefici durante i turni

A intentare la causa è stato un gruppo di infermieri in servizio nelle postazioni di emergenza-urgenza di Vaglia, Dicomano e Rignano sull’Arno, assistiti dall’avvocato Rudi Caldesi, legale del Nursind.

Il nodo centrale della questione riguarda il fatto che, pur lavorando a turni continuativi senza possibilità di pausa, questi infermieri non ricevevano né un servizio di mensa né buoni pasto sostitutivi, a differenza di altri colleghi.

Il giudice Leonardo Pucci, della sezione Lavoro del Tribunale di Firenze, ha ritenuto non fondate le motivazioni dell’Azienda sanitaria, che escludeva il beneficio sostenendo che i turnisti non potessero accedere a un pasto per la mancanza di pause ufficiali.


Una sentenza che fa giurisprudenza

Il Tribunale ha quindi stabilito che, proprio per l’impossibilità di effettuare una pausa regolare, agli infermieri doveva essere garantita una forma alternativa di ristoro, riconoscendo così un diritto troppo spesso ignorato nel comparto sanitario.

L’Azienda Sanitaria è stata condannata a:

  • Risarcire ciascun infermiere coinvolto nella causa con un importo economico che verrà definito in base ai turni effettuati;
  • Riconoscere formalmente il diritto al pasto anche per chi lavora su turni di emergenza.

Secondo stime preliminari, si parla di oltre 10mila euro complessivi per una ventina di infermieri coinvolti.


Il sindacato: “Assurdo dover ricorrere ai tribunali per un diritto”

Durissimo il commento di Alberto Balestra, dirigente della segreteria Toscana Centro del Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche:

“Nel 2025 è assurdo dover ancora fare causa per ottenere un diritto riconosciuto dalla legge. Non solo si crea una divisione in lavoratori di serie A e di serie B, ma si continua a negare la dignità professionale a chi opera in prima linea”.

Anche il segretario regionale del sindacato, Giampaolo Giannoni, ha lanciato un appello a tutte le aziende sanitarie toscane:

“È il momento di affrontare seriamente questa questione paradossale, che viola i diritti basilari degli infermieri. Serve un confronto con la Regione per trovare una soluzione definitiva”.


Una battaglia simbolica per tutto il comparto

Questa sentenza rappresenta un precedente importante per molti altri infermieri turnisti, non solo in Toscana. La situazione emersa nel Mugello mette in evidenza:

  • La carenza di tutele nei servizi di emergenza-urgenza;
  • La disparità di trattamento tra operatori dello stesso comparto;
  • La necessità di aggiornare normative e prassi aziendali alle reali condizioni di lavoro sul campo.

Approfondimento: cosa prevede la normativa

Secondo la normativa nazionale e i contratti collettivi, i lavoratori turnisti che non possono usufruire del servizio mensa devono ricevere un pasto sostitutivo o un’indennità equivalente. Tuttavia, molte aziende sanitarie interpretano restrittivamente queste disposizioni, escludendo di fatto chi lavora su turni particolarmente critici, come quelli del 118.


In sintesi

  • Il Tribunale di Firenze ha condannato la Asl Toscana Centro per non aver garantito il diritto al pasto agli infermieri turnisti del 118.
  • Il Nursind denuncia una situazione inaccettabile, che crea disparità tra lavoratori e impone ai sindacati di ricorrere costantemente alla giustizia.
  • La sentenza apre la strada a nuovi ricorsi e richiama le istituzioni a un confronto urgente sul tema dei diritti del personale sanitario.

Una questione che riguarda la dignità professionale e il riconoscimento del valore di chi, ogni giorno, è in prima linea per la salute pubblica.

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