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Armi facili grazie al governo

di Leonardo Romagnoli

Da Firenze a Roma stragi calibro nove
E il governo abolisce il censimento delle armi

Dopo il duplice omicidio di padre e figlia nella Capitale, il sindaco Alemanno lancia l’allarme: “Troppe pistole in giro”. Ma dalla manovra salva-Italia spunta un articolo che abolisce il catalogo nazionale delle armi che da 36 anni garantiva il controllo sulla diffusione

La rapina finita nel sangue due giorni fa a Roma e la follia omicida di metà dicembre a Firenze riportano in primo piano il tema della licenze per il porto d’armi. Il motivo è semplice: giusto un mese prima di questi episodi, senza troppa pubblicità, il Parlamento ha cancellato con un tratto di penna il ‘catalogo nazionale delle armi comuni da sparo’ cioé lo strumento che negli ultimi 36 anni della Repubblica ha garantito un controllo sul rilascio e la detenzione delle armi ammesse a circolare sul territorio italiano. Con il comma 7 dell’articolo 4 della legge (n. 183 del 12 novembre 2011) è stato abrogato l’articolo 7 della legge 18 aprile 1975, recante le ‘norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi’ istituito presso il ministero dell’Interno.
Quasi un atto amministrativo cui sono seguite polemiche ma sul quale il governo non ha fatto marcia indietro, considerando le critiche di alcuni parlamentari frutto di un infondato allarmismo. Tre giorni dopo, infatti, un gruppo di parlamentari del Pd ha presentato un disegno di legge che chiedeva il ripristino d’urgenza del catalogo e definiva quella scelta ‘inopinata e sconsiderata’ per gli effetti che avrebbe avuto sulla sicurezza dei cittadini. Parole quasi profetiche. Un mese dopo, con una magnum Gianluca Casseri in piazza Dalmazia e poi nel mercato di Borgo Sal Lorenzo a Firenze uccideva ambulanti senegalesi come in un videogioco. E due sere fa, a Tor Pignattara, la sparatoria in cui vengono uccisi un cinese e la sua bimba di nove mesi. Stragi a mano armata che oggi riportano l’abolizione del pubblico registro delle armi al centro del dibattito e ovviamente chi l’ha caldeggiata nel mirino delle polemiche.
In realtà la decisione di cancellare il registro appartiene ancora al governo Berlusconi e quello dei tecnici l’ha semplicemente mantenuta. E non era la prima volta che si tentava di affossarlo per legge. Lo denuncia lo stesso disegno di legge ‘riparatore’ che ora pende in Senato. ‘Nel corso della presente legislatura

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