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Archivio Zeta alla Futa, Menicatti chiede un confronto sullo stop agli spettacoli

di Leonardo Romagnoli

Una lettera aperta per chiedere chiarezza sullo stop agli spettacoli di Archivio Zeta al Cimitero Militare Germanico della Futa e per invitare le parti a trovare una soluzione attraverso il confronto. A firmarla è Marco Menicatti, dirigente dell’IIS Giotto Ulivi di Borgo San Lorenzo, che precisa di intervenire esclusivamente a titolo personale, come cittadino, e non in rappresentanza dell’istituto scolastico.

Al centro della lettera c’è la decisione attribuita alla Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, l’associazione tedesca per la cura delle tombe di guerra, di non consentire più le rappresentazioni teatrali della compagnia bolognese nel cimitero militare del Passo della Futa, nel Comune di Firenzuola.

Ventitré anni di spettacoli alla Futa

Menicatti parte da un dato: Archivio Zeta porta avanti da 23 anni attività teatrali all’interno del Cimitero Militare Germanico. Spettacoli dedicati alla guerra, ai totalitarismi e alle crisi della società contemporanea, seguiti ogni estate da migliaia di spettatori.

La domanda posta nella lettera è quindi netta: cosa sarebbe cambiato oggi per rendere non più possibile una collaborazione durata oltre due decenni?

Secondo quanto riportato da Menicatti, la motivazione della Volksbund sarebbe legata alle perplessità espresse da alcuni dipendenti del cimitero e da familiari dei caduti, contrari all’utilizzo del luogo per rappresentazioni teatrali e favorevoli a una concezione del cimitero come spazio dedicato esclusivamente al silenzio.

Una spiegazione che, per il firmatario, non sarebbe sufficiente.

Il richiamo allo Statuto della Volksbund

Nella lettera viene infatti richiamato lo Statuto della Volksbund, che tra le proprie finalità indica la tutela della memoria delle vittime della guerra, la promozione della comprensione tra i popoli, dell’educazione, dell’arte e della cultura.

Menicatti evidenzia inoltre come lo stesso Statuto preveda, tra gli strumenti attraverso i quali perseguire questi obiettivi, anche l’organizzazione di manifestazioni culturali, concerti e spettacoli teatrali collegati alle finalità dell’associazione.

Da qui il dubbio espresso nella lettera: se teatro, cultura e memoria rientrano esplicitamente tra gli strumenti previsti dall’ente, perché interrompere proprio adesso un’esperienza consolidata?

L’invito a uscire dallo scontro politico

La vicenda ha inevitabilmente alimentato anche il confronto politico. Menicatti osserva come da una parte ci sia chi difende la decisione richiamando episodi come rifiuti lasciati nell’area o comportamenti poco rispettosi, mentre dall’altra si trovi chi sostiene senza riserve Archivio Zeta in nome della libertà dell’arte.

Per il dirigente scolastico, tuttavia, ridurre tutto a uno scontro tra schieramenti rischierebbe di far perdere di vista il nodo principale: il rapporto tra teatro, memoria e rispetto di un luogo che conserva circa 30 mila tombe di soldati tedeschi della Seconda guerra mondiale.

Gli spettacoli di Archivio Zeta, sottolinea Menicatti, hanno portato negli anni un pubblico ampio anche fuori dai tradizionali spazi teatrali, trasformando la Futa in un luogo di riflessione sul significato della guerra e della memoria.

“Mettetevi a un tavolo e trovate regole nuove”

La proposta contenuta nella lettera è quella di tornare al confronto diretto. Se il problema riguarda rifiuti, comportamenti degli spettatori, aspetti organizzativi oppure eventuali accordi non rispettati, secondo Menicatti sarebbe possibile intervenire modificando la convenzione tra le parti.

Il suo invito è a individuare nuove regole economiche, organizzative o comportamentali, invece di arrivare alla cancellazione definitiva delle rappresentazioni.

Menicatti si offre inoltre come possibile mediatore “apartitico” tra Volksbund e Archivio Zeta, qualora le parti ritenessero utile un interlocutore esterno.

Il timore di una scelta legata al nazionalismo

Nella parte conclusiva della lettera emerge una preoccupazione più ampia. Menicatti auspica che dietro il divieto non vi siano pressioni riconducibili a posizioni nazionalistiche o alla volontà di creare nuove divisioni in un luogo che, dopo la Seconda guerra mondiale, ha assunto un forte valore simbolico.

Un’ipotesi che lo stesso firmatario presenta come un dubbio, non come un fatto accertato, ma che considera necessario chiarire.

La richiesta finale rivolta a Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge e Archivio Zeta resta quella di fornire spiegazioni e riaprire un confronto capace di evitare la chiusura definitiva di un’esperienza culturale durata più di vent’anni.

Il testo della lettera di Marco Menicatti

Gentilissimi,

sono Marco Menicatti e Vi scrivo la presente lettera aperta esclusivamente a titolo personale come cittadino, e non in rappresentanza dell’istituzione scolastica IIS Giotto Ulivi di Borgo San Lorenzo (Licei e Istituto Tecnico) che dirigo.

Nella nota vicenda del divieto, annunciato dall’Associazione tedesca per la cura delle tombe di guerra, delle rappresentazioni teatrali della Compagnia Archivio Zeta di Bologna all’interno del Cimitero Militare Germanico al Passo della Futa nel Comune di Firenzuola, ci sono aspetti poco chiari sui quali vi chiedo:

1) Sono 23 anni che Archivio Zeta e il Cimitero Militare Germanico collaborano per la realizzazione di spettacoli teatrali sempre incentrati sul dramma della natura umana, che trovano proprio in quello scenario la sede appropriata per portare il pubblico (si tratta di migliaia di spettatori ogni anno) a riflettere sulla crisi della civiltà occidentale, sugli orrori delle guerre e dei totalitarismi.

Cosa è successo adesso di nuovo, per cui si vietano gli spettacoli?

La motivazione della decisione della Volksbund riportata sulla stampa parla di dipendenti del cimitero e familiari dei caduti che ritengono da quest’anno inconcepibile l’uso del cimitero come “spazio di senso” per spettacoli teatrali, perché luogo deputato unicamente al silenzio.

Motivazione che non convince proprio, perché gli scopi della Volksbund riportati nel suo stesso Statuto e i temi portati in scena negli anni da Archivio Zeta si sposano alla perfezione!

Leggo nello Statuto all’art. 2 comma 2:

● promozione dell’assistenza alle vittime della guerra, promozione della memoria delle persone perseguitate, delle vittime della guerra e delle catastrofi, nonché promozione dei servizi di ricerca delle persone scomparse;
● promozione dello spirito internazionale, della tolleranza in tutti gli ambiti della cultura e dell’idea di comprensione tra i popoli;
● promozione dell’educazione e della formazione della popolazione;
● promozione dell’arte e della cultura;
● promozione dell’assistenza ai giovani;
● promozione della scienza e della ricerca;
● promozione della tutela e della conservazione dei monumenti;
● promozione della tutela del patrimonio locale e degli studi sulla storia e la cultura locale;
● promozione delle tradizioni culturali, nonché dell’assistenza ai soldati e ai riservisti;
● promozione generale dell’ordinamento democratico dello Stato.

E proprio nello stesso Statuto della Volksbund all’art. 2 comma 4 si legge:

“Lo scopo della Fondazione viene perseguito in particolare attraverso:”“l’organizzazione di manifestazioni musicali, concerti e spettacoli teatrali, nonché di eventi commemorativi e di onorificenze di qualsiasi tipo in relazione agli scopi indicati al § 2, comma 2.”

2) Perché non spiegare, a chi si è lamentato, il significato dello Statuto della Volksbund e del realizzare questi spettacoli proprio al Cimitero Germanico?

Si leggono le dichiarazioni dei politici: chi plaude al divieto perché sono stati trovati rifiuti di cibo e lattine oppure perché nei cimiteri bisogna stare zitti e basta; e chi sostiene incondizionatamente Archivio Zeta, senza prendere neanche in considerazione una sua possibile responsabilità, in nome della libertà assoluta dell’arte e della cultura.

Credo che la questione non debba proprio rimanere sulla polemica di parte politica tra amministratori locali, ma meriti di essere approfondita e risolta per ridare un senso ben più ampio a cosa significhi oggi fare teatro drammatico in un luogo simbolo della memoria dell’orrore della Seconda Guerra Mondiale, con le sue 30000 tombe di soldati tedeschi, e come monito per fermare tutte le guerre.

Quelli di Archivio Zeta sono spettacoli alti e drammatici, ma rivolti al popolo, soprattutto a chi non è solito andar nei teatri: perché a vedere gli spettacoli di Archivio Zeta d’estate a 1000 metri s.l.m. si viene anche dalle città di pianura a cercare un po’ di fresco.

Quindi, se è questione davvero di educazione spicciola, nel non lasciare lattine e cartacce tra le tombe, nel non fare schiamazzi oppure di accordi non rispettati, mettetevi a un tavolo e trovate regole nuove (economiche? Comportamentali? Organizzative?) nella vostra convenzione.

3) Se ne aveste bisogno, mi offro ben volentieri come mediatore apartitico, nelle vostre interlocuzioni.

4) Volksbund Deutsche Kriegsgraeberfuersorge e Archivio Zeta, mi resta un tarlo nella mente: spero proprio che il divieto non sia stato innescato, dopo 80 anni di pace, da qualche seminatore di odio nazionalistico che sogna di erigere nuovi muri in luoghi dove non vi sono più.

…sarebbe un gran problema per la libertà di tutti!

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