Una decisione che segna la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova fase per la gestione del servizio idrico in Toscana. Mercoledì 19 novembre 2025, a Firenze, la Conferenza dei Sindaci dell’Ambito Territoriale Ottimale 3 (ATO 3) – Medio Valdarno dell’Autorità Idrica Toscana ha approvato all’unanimità una delibera storica: l’acqua tornerà ad essere totalmente pubblica e di proprietà dei Comuni nelle province di Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo.
La delibera prevede la sospensione immediata del bando per la ricerca di un nuovo socio privato per Publiacqua, ponendo fine al percorso di privatizzazione avviato in passato. A seguito delle necessarie modifiche statutarie, la società tornerà ad essere interamente pubblica e opererà in modalità “in house” all’interno di Plures Multiutility, anch’essa completamente pubblica e non quotata in borsa.
Un cambio di rotta profondo, frutto di un lavoro politico e istituzionale condiviso, che restituisce ai Comuni il controllo diretto di un bene primario come l’acqua. Un passaggio atteso e invocato da molte amministrazioni locali, movimenti per i beni comuni, cittadini e associazioni.
Stop alla privatizzazione: cambia il modello di governance
I sindaci dell’ATO 3 hanno voluto sottolineare il significato politico e sociale della scelta:
“Diamo sostanza a una posizione che abbiamo sostenuto fin dall’inizio. Una posizione che è cresciuta, ha trovato consensi sempre più ampi, ed è diventata maggioritaria grazie a un confronto costruttivo tra Comuni di ogni colore politico.”
Tre anni fa lo scenario era completamente diverso: una multiutility da quotare in borsa, con la gestione del servizio idrico aperta ai privati. Oggi, quella prospettiva viene definitivamente archiviata. La gestione torna nelle mani pubbliche, e il modello che si andrà a costruire sarà basato sulla trasparenza, il controllo analogo e la partecipazione democratica.
Plures sarà una “casa di vetro”
Il nuovo assetto prevede che Plures Multiutility, la società che ingloberà Publiacqua, operi in modalità in house, interamente controllata dai Comuni. Sarà una “casa di vetro”, spiegano i sindaci, dove le scelte strategiche verranno prese nel rispetto delle esigenze dei territori, con un controllo democratico effettivo e diretto.
Questo ritorno alla gestione pubblica del servizio idrico rappresenta una vittoria di merito, frutto di un confronto serio e concreto, basato sulle competenze e sul coinvolgimento di tutti gli attori in campo. I sindaci ribadiscono che l’obiettivo è quello di garantire un servizio efficiente, equo e sostenibile, in grado di rispondere ai bisogni reali delle comunità e di proteggere l’acqua dagli interessi di mercato.
Una scelta che guarda al futuro
Con questa scelta, la Toscana si posiziona tra le realtà italiane che stanno concretamente attuando la volontà popolare espressa nel referendum del 2011, quando milioni di cittadini votarono per l’acqua pubblica. Un segnale forte in un tempo in cui i beni comuni sono spesso al centro di tensioni tra logiche pubbliche e privatistiche.
Il nuovo assetto gestionale avrà un impatto significativo non solo sull’erogazione del servizio, ma anche sull’organizzazione territoriale, le politiche tariffarie, gli investimenti infrastrutturali e la tutela ambientale.
Acqua bene comune: una pagina nuova
Il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua in Toscana è un atto politico forte, che ridà protagonismo ai Comuni, rafforza il legame tra istituzioni e cittadini e riafferma il principio secondo cui l’acqua è un diritto e non una merce.
In un momento storico in cui le sfide ambientali, sociali ed economiche impongono scelte coraggiose, questa decisione rappresenta una pagina nuova, scritta nel segno della partecipazione, della trasparenza e della responsabilità pubblica.
Una svolta che, a detta degli stessi sindaci, “non solo restituisce ai territori un controllo effettivo sul servizio idrico, ma rappresenta un modello di governance replicabile anche in altri ambiti della gestione dei beni comuni”.

