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Acqua : Le tariffe non sono il problema

di Leonardo Romagnoli

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Tutte le volte che escono le indagini sui consumi idrici degli italiani e i costi sostenuti nel corso degli anni resto alquanto perplesso per vari motivi che cercherò di spiegare.

1)      E’ vero che il costo del servizio idrico integrato nel nostro paese  ha avuto aumenti percentuali molto consistenti, in alcuni casi anche  superiori al 100% ma  partiva da una tariffazione molto bassa che non copriva neppure i costi per la fornitura del servizio. Adesso vige la norma  che prevede la copertura del 100% dei costi , compresi gli investimenti, con le tariffe degli utenti. Essenzialmente è questo che ha portato alla crescita esponenziale delle bollette più che l’ingresso di privati all’interno delle società di gestione. Il referendum su questo ha inciso poco , eccetto per il 7% riconosciuto all’investitore privato che però è rientrato dalla finestra come  quota degli interessi pagati dai gestori per accedere al credito per gli investimenti. In realtà il costo del servizio idrico integrato nel nostro paese , pur con grandissime differenze territoriali, è il più basso tra i  grandi paesi europei.

2)       Il consumo preso a riferimento per calcolare il consumo delle famiglie è molto elevato. Nell’ultima indagine pubblicata viene indicato in 192 mc annui per una famiglia di tre persone che tradotto in litri fanno 526 litri al giorno ovvero quasi 176 a persona. Secondo me sono consumi che non hanno riscontro nella realtà e per controllare basta guardare la bolletta che arriva a casa. Con questi consumi il costo del servizio idrico (che comprende acquedotto, fognatura e depurazione) in provincia di Firenze, considerata tra le più care d’Italia  risulta di 509, 21 euro comprensivo di iva e quota fissa. Può sembrare una gran cifra ma divisa per giorni fa 1,39 euro a famiglia ovvero 0,46 centesimi a persona. Per un servizio essenziale  si paga molto meno di un caffè nonostante che la tariffazione sia strutturata in modo tale da penalizzare i consumi eccessivi( fino a 60 mc si paga 1,38,da 61-150 si sale a 2,23 e da 151 a 200 si raggiungono 3,60 e sopra i 200 il costo è di 4,86). La tariffa più alta è spesso inferiore alle tariffe medie di Germania, Francia o Gran Bretagna o degli Usa anche se con sistemi di gestione diversi.
I consumi elevati devono essere penalizzati salvo nel caso di famiglie numerose che godono di appositi sconti sulla bolletta come avviene anche per le fasce deboli della popolazione.

3)      Se si considera un consumo più vicino alla realtà di una famiglia di tre persone di 120 mc annui la spesa della famiglia in provincia di Firenze scende a 258,3 euro ovvero 0,70 centesimi al giorno e 0,23 a persona. Si tratta di un consumo di 328,76 litri al giorno quasi 110 a persona. E’ una cifra insostenibile? Un salasso come amano titolare i giornali?

4)      Non entro nel merito del tipo di gestione, mi limito soltanto a  sottolineare  che comunque la si guardi la  situazione andrebbe affrontata in modo meno sensazionalistico. Ci sono costi di gestione che possono essere tagliati? Gli investimenti dovrebbero ricadere sulla fiscalità generale? Sono domande che è giusto porsi e che nei due anni passati dal referendum non si è riusciti ad affrontare con serietà in quanto tutto il dibattito si è concentrato sulla ripubblicizzazione (che per me è un non problema) o sulla decadenza del 7% garantito che ha visto l’Autorità per l’energia operare in modo pilatesco mentre giustamente i comitati  e i giuristi sottolineavano che il voto l’aboliva automaticamente già dalla prima bolletta.
Sono necessari 60 miliardi di euro per un efficiente servizio idrico integrato in tutto il paese, una grande opera pubblica importante e fondamentale per uscire dalla crisi . Si tratta di importi che certamente non possono essere ricaricati  totalmente sugli utenti e devo quindi arrivare dalla fiscalità generale. Invece di parlare di “salassi” per i cittadini  non sarebbe auspicabile una bella discussione parlamentare sull’argomento?

5)      Un’altra cosa che mi lascia perplesso è il riferimento alle perdite di rete che sono molto elevate , anche in Toscana.  Dal 21% di Lucca al 50% circa di Grosseto con Firenze che addirittura peggiora di un punto rispetto al 2007. Il confronto con la Germania e il suo 7% è devastante ma fare riferimento a questa perdita in termini di fatturato non è corretto. Non è che se le perdite non ci fossero le aziende di gestione venderebbero più acqua. In teoria potrebbero avere  tariffe più basse perchè sarebbero minori gli investimenti richiesti dalla rete. L’acqua poi non viene “persa” ma se ne torna in falda . Un rete efficiente è indispensabile per offrire in tutte le condizioni climatiche un servizio costante ai cittadini.

 

Quello delle tariffe rischia di essere un falso problema che  si pensa di risolvere magari con una gestione comunale  o consortile quando si sa benissimo che non è possibile se si vogliono coprire totalmente i costi. In questi anni si è  parlato dell’argomento puntando la discussione molto sull’acqua “ bene comune”, con posizioni anche molto diverse, e con soluzioni in alcune realtà non molto funzionali. Se spogliamo il tutto da una pesante cappa ideologica credo che capiremmo che  la proprietà pubblica è elemento essenziale per una gestione razionale della risorsa ma che non bisogna demonizzare la scelta di operare attraverso  società pubbliche o a maggioranza pubbliche (che possono essere anche spa)  che possano fare anche degli utili da reinvestire nel servizio o in altre attività di pubblica utilità secondo le decisioni delle amministrazioni pubbliche che le controllano.

 

Leonardo Romagnoli

14.8.13

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