ancora sul crocifisso
Caro direttore,
Le chiedo gentilmente di offrirmi ospitalità per rispondere ad una lettera dell’amico Bruno Confortini, pubblicata su Codesto Blog, con la quale Egli, intervenendo nel dibattito pubblico sul crocifisso, oltre a professare la supremazia della democrazia rappresentativa su quella partecipativa, mi chiama in causa dopo aver letto sulla rivista “
Prima di addentrarmi sul tema posto da Confortini, faccio alcune precisazioni. Bruno mi chiama amico (sentimento che contraccambio con sincero affetto) poi non ci pensa due volte, ancorché con un lessico educato e sobrio, a darmi del logorroico perché, a Suo giudizio, ho dedicato troppo inchiostro su questo argomento. Mi chiama amico poi mi dà del rozzo perché, sempre a Suo giudizio, faccio parte di una esigua minoranza che si dimena rozzamente. Mi chiama amico poi mi apostrofa come retrogrado perché, sempre secondo il Confortini-pensiero, non è ammissibile che un cittadino possa chiedere a chi amministra la cosa pubblica di tenere conto, nell’assumere decisioni, anche dei valori, della tradizione e dell’identità culturale di una comunità. Mi chiama amico poi, con un sottile gioco dialettico, mi definisce infame, facendo credere che io abbia usato questo termine nei confronti del sindaco Roberto Izzo. Mi chiama amico e poi mi paragona ad un eversore che cospira contro
Alla faccia dell’amicizia!… Che comunque rimane perché una schermaglia dialettica non può scalfire un’amicizia nata da ragazzi sui campi da tennis.
Veniamo ora al punto sollevato da Confortini che, nonostante ripeta più volte che scrive come semplice cittadino, si firma come Consigliere comunale di Sinistre per Vicchio e quindi, di fatto, lo fa a nome di quel movimento politico e dei suoi elettori, accomunandoli tutti, uno per uno, nelle Sue tesi. Confortini sostiene che ogni discussione, su qualsiasi tema, deve stare esclusivamente dentro la cornice istituzionale e costituzionale (il Palazzo) e solo dopo – ma ci dovrebbe spiegare a cosa serve discutere dopo che le scelte sono già state assunte(!) – i cittadini possono esprimere le loro opinioni. Tradotto vuol dire: si alla democrazia rappresentativa, un bene comunque da difendere; no a quella partecipativa, un bene che, invece, dovrebbe essere sostenuto, difeso e reso sempre più vivo nel nostro Paese, per evitare che i rappresentanti del popolo, una volta eletti, perdano il contatto con i propri elettori e, più in generale, con la comunità che rappresentano.
Io non rappresento nessuno, tant’è che non sono iscritto a nessun partito o movimento politico. Non ho nessuno da difendere, se non il bene più prezioso che può avere ogni essere umano: il libero pensiero che esprimerò sempre e comunque, cercando di farlo seguire da azioni concrete. Diceva Gandhi “Sulla terra c’è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l’ingordigia di pochi. Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. E allora, siate voi il cambiamento che volete vedere avvenire nel mondo”.
Io, nel mio piccolo, ci provo. Senza tirare la giacchetta a nessuno ma semplicemente cercando di stimolare un dibattito che ritengo possa fare solo del bene ad una comunità, al di là del caso di specie che comunque ha risvolti surreali. Il Crocifisso, infatti, più che mai crocifisso alla sua stessa croce, usato, mercificato, banalizzato. Degradato da millenni a mero strumento di guerre di religione, di odio, di morte e immolato sull’altare dell’italica lotta politica. Colui che fu processato, umiliato e messo in croce continua ad essere processato e nuovamente condannato. Da tutti gli uomini e, a volte, persino dalla sua stessa Chiesa. Conteso fra coloro che non lo vogliono e coloro che lo considerano un irrinunciabile "arredo urbano".
È questo che ho cercato di dire nella mia lettera aperta al sindaco Izzo. Un argomento del genere (come, credo, altri) non necessiterebbe di maggiore democrazia partecipativa? Di maggiore discussione?
A tal proposito, ricordo che
La stessa Regione – che non mi sembra sia amministrata da teocratici populisti o rischi una deriva anticostituzionale – ha definito quella legge come “un antidoto all’antipolitica, un punto di incontro tra democrazia partecipativa e democrazia rappresentativa per fare prima e meglio; una scommessa anche sulle capacità e maturità dei cittadini a confrontarsi con le istituzioni prima che siano state adottate decisioni”.
Insomma, per dirla alla Giorgio Gaber “la libertà è partecipazione” e io sono per un popolo libero. Libero di sognare che il suo pensiero abbia ancora un valore e non sia paragonato ad una moneta falsa da tre euro. Il Che Guevara diceva “se un uomo sogna da solo rimane un sogno, se siamo in tanti a sognare è la realtà che comincia a prendere forma”.
Comunque grazie per aver contribuito al dibattito, anche se, almeno per cortesia, mi aspettavo lo facesse anche qualcun altro! A buon intenditore…
Con affetto sincero.
Paolo Margheri, libero cittadino e libero pensatore.
Lettera inviata per conoscenza, fra gli altri, al Sindaco di Vicchio

