Tutta colpa della burocrazia?

Tutta colpa della burocrazia?

I nostri superiori, a quanto io so di loro, e conosco solo i gradi più bassi, non è che cerchino le colpe nella popolazione, ma vengono attratti dalle colpe: è così che dice la legge(….) Questa è la legge; come potrebbe esserci un errore?(F.Kafka- Il processo)

In periodo di coronavirus non manca giorno in cui non si leggano sui giornali articoli e riflessioni che imputano alla burocrazia tutte le colpe dei ritardi dell’azione dello stato per affrontare l’emergenza sociale e sanitaria e in generale per lo sviluppo del nostro paese.
In realtà sono considerazioni che si ripetono da diversi anni per non dire decenni (rimando al mio “Viva la Burocrazia” scritto nel 2014 sul sito di Radio Mugello) ma che solo in parte rispondono alla verità.
Come diceva il grande Max Weber la burocrazia è un sistema di norme e regolamenti da applicare in modo imparziale attraverso procedure precise e razionali e seguendo il principio della legalità e dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla pubblica amministrazione.

Ma la burocrazia è anche l’eccesso di procedure, vincoli e cavillosità che impediscono di dare risposte certe in tempi certi alle richieste dei cittadini e anche della pubblica amministrazione. Insomma una burocrazia che diventa quasi “un corpo” autonomo che si autoalimenta con una produzione legislativa non solo eccessiva ma anche in gran parte incomprensibile ai non addetti ai lavori ( si dice che in Italia ci siano in vigore oltre 37 mila leggi a cui se ne aggiungono altre 25 mila delle Regioni).

Esiste una burocrazia “ buona” che deve tutelare l’interesse comune e il rispetto delle norme in modo imparziale e c’è una burocrazia “cattiva” che tende a tutelare prima se stessa e chi la rappresenta e non le esigenze dei cittadini o degli amministratori. Questa seconda si nutre di una sovrapproduzione di norme, regolamenti e leggi che vengono aggirati con favoritismi ed episodi corruttivi ,che sono l’altra faccia della mancanza di trasparenza o della ferraginosità delle procedure, mentre la prima accompagna il cittadino nella soluzione dei problemi. “ La confusione normativa (troppe leggi e troppo complicate) aumenta l’arbitrarietà delle interpretazioni e quindi il contenzioso”(Bracalini). Il cavillo è il carattere della mediocrità diceva Francesco De Sanctis.

Quando si dice di voler ridurre la burocrazia a quale ci si riferisce? Quando si chiedono poteri speciali, semplificazioni degli affidamenti o velocizzazioni nelle cantierabilità, maggiore ricorso a procedure negoziate senza gare e bandi si fanno gli interessi dei cittadini o si rischia di favorire il rapporto personale e clientelare e l’approvazione anche di progetti inutili se non pericolosi?

Siamo il paese che ha sentito il bisogno di istituire un’Autorità nazionale anti corruzione e procedure antimafia proprio perchè l’infiltrazione dell’interesse privato, se non malavitoso, è stata una costante di molte opere pubbliche spesso di discutibile utilità.

Progetti che hanno impatto sul territorio e l’ambiente , sull’urbanistica di paesi e città devono essere sottoposti ad un vaglio burocratico serio e rigoroso da parte  degli organismi preposti alla tutela del paesaggio e dei beni culturali, della salute e della sicurezza dei cittadini, nell’ottica di un corretto rapporto tra costi e benefici per la finanza pubblica e per il rispetto dell’ambiente.Processi nei quali devono essere coinvolti gli stessi cittadini.

Si porta come esempio il nuovo Ponte Morandi a Genova realizzato in un anno con procedure che hanno aggirato il codice degli appalti e altre procedure. Non voglio giudicare l’opera, ma deve essere l’eccezione che non deve stravolgere le regole che non sono dettate solo dalle leggi italiane ma dalle normative comunitarie.

Le valutazioni di impatto ambientale sono indispensabili e per non essere frettolose, come spesso è avvenuto in passato, richiedono approfondimenti che possono richiedere tempi non brevi. Per approvare il progetto della Tav tra Firenze e Bologna ci sono voluti tre anni ed è poi stato approvato con una Via in buona parte critica e pareri altrettanto critici sulla qualità progettuale e sull’impatto ambientale dell’opera che poi sono emersi in tutta la loro gravità durante la realizzazione con aumento esponenziale dei costi che da circa 2 miliardi di euro sono arrivati a oltre 6 miliardi di fondi totalmente pubblici.( vedi Le Grandi Operette)

Leggo alcuni commenti giornalistici che dicono che ci vogliono 8 anni per approvare un progetto Anas. Vista la situazione di strade e viadotti in Italia non si capisce cosa ci sia da semplificare se non l’inadeguatezza di una struttura finita spesso nel mirino della magistratura. In Italia non ci sono grandi opere da fare ma c’è bisogno di una grande opera di manutenzione delle infrastrutture, del territorio e degli edifici pubblici che può essere realizzata in tempi brevi e creando molti posti di lavoro che è quello che si chiede ad un indispensabile New Deal da attivare dopo la crisi economica e sociale che sta causando il Covid 19. Pensate alla rete acquedottistica italiana che è lunga 500 mila km che perde il 41,4% dell’acqua potabile sprecando in un solo anno 3,45 miliardi di metri cubi di acqua che potrebbero soddisfare le esigenze idriche di oltre 30 milioni di persone. Il danno economico è di circa 4 miliardi di euro con comuni dove le perdite sono sotto il 10% e altri che addirittura perdono oltre il 70%.

Per tappare questa falla enorme il governo ha stanziato 50 milioni all’anno fino al 2022, nulla, e molti soggetti gestori non investono sulla rete. Sarebbero necessari 4 miliardi euro all’anno per  quattro anni per sostituire una buona parte della rete che per oltre il 25% ha più di 50 anni. Un investimento di primaria importanza che non richiede progetti particolari o valutazioni di impatto ambientale, immediatamente cantierabile e capace di generare migliaia di posti di lavoro per diversi anni.

Invece si parla di nuove autostrade, della Tav in un paese già fortemente infrastrutturato, tutte opere molto appettite dai grandi gruppi industriali del cemento, di scarsa utilità e con una bassissima ricaduta occupazionale.

Poi c’è la burocrazia ottusa fatta di leggi e regolamenti incomprensibili che richiedono la mediazione di soggetti professionali, dal commercialista all’avvocato che da questa complicazione traggono una parte del loro lavoro e quindi reddito. Se ci sono più avvocati a Roma che in tutta la Francia non è solo per la nota litigiosità degli italiani ma per la mancanza di strumenti che evitino che contenziosi molto banali vadano a ingolfare i tribunali invece di essere risolti attraverso strumenti di conciliazione oppure che reati minori si trascinino per le aule giudiziarie quando potrebbero essere affrontati per via amministrativa e con pene alternative.

In uno stato democratico tutte le leggi più importanti dovrebbero essere comprensibili anche al cittadino con una bassa scolarità, ogni cittadino dovrebbe essere messo nella condizione di poter compilare autonomamente la propria denuncia dei redditi. Si dice sempre che l’ignoranza delle legge non è ammessa ma chi ha provato a leggere anche gli ultimi decreti in tempo di coronavirus si è messo le mani nei capelli. Rimandi legislativi incomprensibili, italiano balbettante, commi e sottocommi per decine di pagine e migliaia di inutili parole che poi hanno bisogno di circolari esplicative o di banali Faq sui siti ministeriali per essere comprese. Anche il presidente della Regione Toscana che si lamenta della burocrazia ha emesso la bellezza di 50 ordinanze e altri provvedimenti per spiegare perfino se uno può andare a cercare funghi. Come ha scritto Michele Ainis “ con l’abuso dei decreti, che hanno soppiantato il primato della legge, con la rissa permanente tra Stato e Regioni, dunque con regole locali o nazionali che si contraddicono a vicenda, con la dittatura della burocrazia, a sua volta alimentata da un profluvio di norme parossistiche. Su tutti questi mali il virus ha agito come una lente d’ingrandimento- potente , implacabile, feroce. Affrettiamoci a curarli, anziché distogliere lo sguardo”.

Bisogna quindi capire se con la scusa del virus si vuole semplificare la burocrazia “buona” o quella “cattiva”. Come ha ricordato in un interessante articolo Claudio Vercelli “ gli innumerevoli colli di bottiglia “ burocratici” , non sono intoppi occasionali e neanche ostacoli di circostanza, da superare quindi con il solo buonsenso, bensì il prodotto di una chiara volontà strutturattasi ed espressasi nel tempo, la quale si fonda sulla diffidenza tra amministrazioni e cittadini così come sulla volontà , da parte delle prime, di trattenere per sé ampi ambiti di discrezionalità, per coltivare le proprie prerogative, anche a pregiudizio dell’interesse collettivo”. Se aprite il sito di un qualsiasi comune e andate alla pagina regolamenti ne troverete tra 70 e 100 che cercano di normare qualsiasi cosa e quando un’operazione non viene citata espressamente invece di essere tacitamente ammessa solitamente viene rimandata all’interpretazione del segretario o dell’ufficio legale dando luogo a ulteriori contenziosi fino a  ricorsi al Tar.

La falsa complessità nasconde la discrezionalità e il favoritismo, la trasparenza e la chiarezza di leggi e regolamenti, il buon senso amministrativo favoriscono invece la partecipazione democratica e il rispetto dei diritti dei cittadini singoli e associati. La pessima burocrazia è forte quando la politica non è autorevole.

Leonardo Romagnoli

7.5.20

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