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Spesa pubblica dove tagliare? Non è solo un problema di soldi.

di Leonardo Romagnoli

 

u-cicconi09_aiche-nana_spogliarello-ristorante-rugantino_tn“Nel nostro paese c’è indubbiamente molto da fare per migliorare la spesa pubblica, per ridurre l’evasione fiscale e per rendere più efficiente lo Stato, ma questo non ci farà pagare meno tasse complessivamente, perchè la spesa pubblica non può essere compressa se non marginalmente”(I.Cipolletta) Questa conclusione di un recente saggio sulle tasse in Italia riassume abbastanza bene la situazione reale del nostro paese anche in rapporto agli altri stati europei ed è in netta antitesi con le campagne di stampa che dipingono lo stato come un vampiro che togle sangue all’economia e ai cittadini. Come vedremo addirittura il nostro paese è molto più virtuoso per i conti pubblici di molti paesi europei. Invece da tempo è in corso una vera demonizzazione della spesa pubblica con richieste quasi quotidiane su molti giornali di tagli consistenti nell’ordine del 10-20%. Affermazioni non supportate da dati reali e soprattutto senza specificare cosa dovrebbe essere tagliato. Su questo argomento anche gli italiani hanno le idee molto confuse ed abboccano alle campagne giornalistiche e così credono che per rimettere in sesto il paese basti ridurre “i costi della politica”. “Noi italiani dovremmo chiedere non già una riduzione della spesa pubblica, bensì una maggiore qualità e capacità di fornire servizi reali alla popolazione”(idem).

 

Secondo un’indagine su cosa dovrebbe essere tagliato della spesa pubblica il 57% degli intervistati ritiene che la causa principale del debito pubblico risieda negli sprechi, nell’inefficienza e nella corruzione e alla domanda su cosa dovrebbe essere tagliato per mettere a posto i conti dello Stato l’83% chiede di ridurre i parlamentari e i privilegi della politica,il 48% ridurre gli stipendi dei dirigenti pubblici,il 37% è per ridurre o abolire le province e i cosiddetti enti inutili. Tutte cose utili ma che incidono sulla spesa pubblica per percentuali minime. Solo il 3 e il 2% degli intervistati sono invece favorevoli a tagli su sanità e istruzione che rappresentano due voci consistenti della spesa pubblica.

 

Come è suddivisa la spesa pubblica e a quanto ammonta? Nel 2012 la spesa pubblica rappresentava il 50,6% del Pil ovvero più di 800 miliardi di euro di poco superiore alla media europea del 49,9%. Se però ricordiamo che l’Italia è gravata da interessi sul debito che superano il 5% la spesa pubblica reale si attesta sul 45,2% più bassa della media europea che è del 46,8%. “E’ la spesa per interessi sul debito (5,4% del Pil) che in Italia è di gran lunga superiore a quella media europea (3,1%)” questo vuol dire che per i servizi l’Italia spende quanto gli altri paesi europei e in molti settori addirittura meno. Si parla spesso , ad esempio , della spesa per i dipendenti pubblici come dato simbolo del nostro paese e invece i dati ufficiali ci dicono che in Italia per salari e stipendi si spende il 10,6% contro il 10,5% dell’Europa, in Italia ci sono 57 impiegati pubblici per 1000 abitanti contro i 63 dell’Europa. Sono quattro i settori principali in cui è divisa la spesa pubblica : protezione sociale (41%), servizi pubblici generali (17%), sanità 15% e Istruzione 8,5%. Poi ci sono la Difesa 3%, Affari economici 7,14%, Ordine pubblico e sicurezza 4%, protezione ambiente , casa e cultura circa 4,5%.
Se incidere sui “costi della politica” , come si ama dire, può essere eticamente necessario dal punto di vista del bilancio pubblico l’incidenza è davvero marginale e molti settori speso additati per sottolineare lo spreco di risorse pubbliche sono invece sottostimati : la sanità ad esempio ha un costo inferiore rispetto alla media europea e anche rispetto a Germania e GranBretagna e simile a quella francese; nella pubblica istruzione l’Italia ha ridotto le risorse nel corso degli anni invece gli altri paesi le hanno aumentate, peggio dell’Italia fa solo la Grecia e con l’8,5% siamo inferiori del 20-30% rispetto a Germania , Gb e Francia. C’è un settore in cui l’Italia si distingue per avere aumentato le spese negli ultimi anni del 14% ed è quello della Difesa con retribuzioni per i militari più alte fino al 25% rispetto ai dipendenti della Pubblica Istruzione.

 

Un altro luogo comune riguarda la sicurezza dove l’Italia spende come gli altri paesi europei anzi negli ultimi anni questa spesa è aumentata dell’8,5% superando i 30 miliardi di euro, la Germania spende meno dell’Italia pur avendo 20 milioni di abitanti in più e la presenza delle forse di polizia è più capillare e forte. Questo è un tipico caso in cui le risorse sono impiegate male , troppo personale è dedicato a compiti che con la sicurezza non c’entrano niente e po siamo l’unico paese che conta 6 forse di polizia (Carabinieri, polizia, finanza,polizia penitenziaria, polizia locale,polizia forestale) con ovvie sovrapposizioni e inefficienze.

 

Nelle spese per affari economici ben il 57% è rappresentato dai trasporti dove negli ultimi anni sono stati effettuati tagli dell’8% ma il cui peso sui conti pubblici è doppio rispetto Germania e altri paesi maggiori d’Europa. “nel nostro paese si preferisce sovvenzionare il biglietto piuttosto che cercare di migliorare il servizio con investimenti mirati, il risultato finale è che le infrastrutture non sono paragonabili con quelle degli altri paesi europei ma il loro costo risulta più alto e il servizio non all’altezza dei soldi spesi”. Nelle spese per la cultura l’Italia è la peggiore d’Europa e questo in un paese che dovrebbe fare del turismo culturale uno dei suoi punti di forza.

 

Il settore che assorbe la maggior parte della spesa pubblica è quello della Protezione sociale “ o Welfare con circa 323 miliardi di euro ovvero il 40% e una buona parte di questa è rappresentato dalla spesa pensionistica ,”questo il motivo della riforma Fornero che , nonostante gli errori materiali sugli esodati, ha contribuito al riequilibrio dei conti nel lungo periodo” anche se non ha risolto il problema delle giovani generazioni oggi al lavoro e soprattutto è intervenuta in un periodo di crisi appesantendo il clima economico generale del paese.aiche-nana-rugantino-302092_tn

 

Nella protezione sociale rientrano anche le risorse contro la disoccupazione che negli ultimi anni sono aumentate considerevolmente ma restano lontane da quelle stanziate negli altri paesi, la Germania spende 6 volte più dell’Italia , 63 miliardi contro solo 13.

 

Secondo un’indagine dell’Istituto Bruno Leoni “l’Italia spende troppo in pensioni, per l’istruzione primaria e secondaria, per il servizio del debito, per il personale della difesa, dell’ordine pubblico, della scuola e per il funzionamento della macchina politica. Allineando la spesa italiana a quella tedesca sarebbe possibile – dice lo studio- recuperare diversi punti di Pil di spesa pubblica e dunque tagliare la pressione fiscale di quasi altrettanto ( una parte dei tagli dovrebbe servire a ridurre il deficit commerciale)”. Si tratta di una visione unilaterale del problema che vede nella riduzione delle tasse la panacea di tutti mali con l’aggiunta di qualche riforma del sistema burocratico, della giustizia civile e della concorrenza, ma come ricorda Cipolletta “ la spesa pubblica ha una funzione di perequazione dei redditi ben maggiore del sistema fiscale, in altre parole, in Italia la lotta alla povertà e l’innalzamento del potere d’acquisto delle classi deboli avvengono grazie alla spesa pubblica e non grazie al prelievo fiscale, malgrado questo sia progressivo. Ciò significa che ,nel nostro paese, chi chiede di ridurre le tasse tagliando la spesa pubblica chiede in realtà anche di ridurre la funzione di riequilibrio dei redditi operata dallo Stato”(p.95) e in Italia purtroppo la spesa sociale abbatte solo il 20% della povertà mentre in Europa si raggiungono risultati doppi.

 

“Vivere in un paese che fornisce buoni servizi è meglio che vivere in paese dove si pagano poche tasse”(p.98) può sembrare un’affermazione di buon senso ma oggi in Italia non è così e, complice anche una buona dose di disinformazione, prevale un sentimento di disprezzo per l’intervento pubblico visto solo come fonte di spreco (quando non ci riguarda direttamente) e una parte della popolazione “è rosa dall’invidia nei confronti di chi ha di più e pensa che se fosse liberata da tanti impacci sarebbe in grado di risolvere da sola i suoi problemi, salvo poi lagnarsi in continuazione per il degrado della vita civile,l’abbandono dei beni culturali, la crescente insicurezza e così via”(idem).rugantino-302113

 

Si continua dire che l’Italia vive “al di sopra delle proprie possibilità” come dire che spende più di quanto è in grado di incassare la non è così. “Quando si parla di deficit è importante distinguere tra il “saldo primario” e il “saldo totale”. Il saldo primario è, appunto, la differenza tra le entrate delle amministrazioni pubbliche e le loro spese, al netto degli interessi del debito pubblico. Il saldo totale invece – a cui ci si riferisce quando si parla di deficit – include anche gli interessi sul debito primario, poiché il saldo totale dipende pesantemente dal debito pregresso, e dunque dalle scelte fatte dai governi passati, spesso vari decenni fa. Molti saranno sorpresi di scoprire che in base a questo parametro l’Italia risulta essere il paese più virtuoso d’Europa ( e uno dei più virtuosi al mondo) con un saldo primario superiore al 2% del PIL e lo registra fin dal 1990(dietro l’Italia c’è la Germania ma Gb – 4% e Olanda -1,8% e Finlandia -0,8% fanno nettamente peggio di noi). Dove il nostro paese perde è proprio nel pagamento degli interessi sul debito che a livello europeo rappresentano il 3% del Pil mentre in Italia sono il 5,3% e negli anni 90 era superiore al 10%( percentuale che si è dimezzata con l’avvento dell’euro). Per questo il nostro debito pubblico ha raggiunto e superato i 2000 miliardi di euro non per spese eccessive dello stato in campo sociale , sanitario o dell’Istruzione. Le entrate sono sempre state superiori alle uscite (+2%) ma gli interessi che l’Italia continua a pagare sono i più alti d’Europa e incidono per circa 90 miliardi di euro all’anno. Per diminuire il debito e quindi gli interessi ci vorrebbe un tasso di crescita “cinese” oppure un’entrata straordinaria dovuta a vendita di patrimonio pubblico non utilizzato o da un’imposta patrimoniale.”in un contesto come il nostro abbassare le tasse senza intervenire sul problema della sostenibilità del debito pubblico equivale a prendere i cittadini per i fondelli, una ripresa che punta unicamente al taglio delle tasse , dice il nobel Shiller, si basa su un inganno di fondo : il fatto che i cittadini ripagheranno domani , sotto forma di interessi sul debito pubblico, quello che risparmiamo oggi per mezzo del taglio delle tasse, insomma si tratterebbe, secondo il premio Nobel, dell’ennesimo gioco dello scarica barile ai danni delle generazioni future”(T.Fazi).anita-ekberg-302094_tn

 

C’è ovviamente chi la pensa diversamente e propone un virtuoso confronto con la Germania che all’interno dell’Europa è lo stato che ha ottenuto i risultati migliori con una pressione fiscale del 39,5% rispetto al 42,7% Italia (dati 2010) anche se l’Italia già oggi per la spesa primaria si colloca all’undicesimo posto tra i paesi della Comunità Europea dietro stati importanti come Gran Bretagna, Francia, Danimarca, Svezia, Finlandia, Olanda e Austria. Senza contare che rispetto alla Germania il tasso di crescita italiano nello stesso periodo è stato inferiore a 1/3- “Se la nostra spesa fosse allineata a quella tedesca per le classi in cui è maggiore e lasciata invariata quando minore il totale diminuirebbe di quasi due punti, circa 30 miliardi, non basterebbe ad allineare il nostro indebitamento netto e la nostra pressione fiscale a quelli tedeschi, per questo obiettivo è necessario un ulteriore taglio della spesa di quasi 25 miliardi(1,6 punti di Pil)”(Aldo Lanfranconi). La situazione è però sostenibile nel lungo periodo ? La diminuzione della pressione fiscale di circa 3 punti automaticamente si trasformerà in crescita economica? Nella situazione italiana pesa come un macigno anche l’evasione fiscale che supera il 10% del Pil che non è stata mai combattuta seriamente, o meglio, chi ha cercato di fare provvedimenti seri ha perso sistematicamente le elezioni a favore di prometteva condoni e scarsi controlli:”L’andamento nel tempo della differenza tra la pressione fiscale apparente e la pressione fiscale effettiva risente, in parte del ciclo politico, a partire dalla fine della Prima repubblica, si ossrva come durante i governi Amato e Ciampi e i governi di centrosinistra la differenza si riduca e con essa la quota di evasione, sia in fasi dia aumento che di diminuzione della pressione fiscale; con i governi di centrodestra la differenza aumenta, cioè cresce l’evasione e quindi il peso delle imposte per chi effettivamente le paga”(studio citato da Livadiotti in “ladri”) perchè poi una parte consistente di “chi effettivamente paga” voti nella stessa direzione fa parte dei misteri della politica o del masochismo nazionale.”In un paese dove i furbi vengono guardati con malcelata(nel migliore dei casi) ammirazione, c’è una naturale propensione a evadere (idem). L’evasione, come si è visto, fa aumentare il debito pubblico ma “il fisco sa benissimo dove si annidano i 180 miliardi di evasione stimati ogni anno in Italia” basta incrociare le banche dati di cui dispone lo stato(la famosa Sogei ) altrimenti non si capisce perchè il 25,7% dei proprietari di jet privati denunci un reddito inferiore a 20.000 euro l’anno. Secondo i dati Irpef del 2011 “il fisco ha pesato per l’82% sulle spalle di chi ha un impiego fisso e di chi ha raggiunto l’età della pensione(…) secondo un rapporto Eurispes i lavoratori dipendenti pagano una sorta di tassa sull’evasione quantificata in 3285 euro l’anno”(Livadiotti). Un’altra corposa evasione riguarda poi anche l’iva. In generale “tra il 2000 e il 2012 , Equitalia ha accumulato un carico di 596 miliardi e 101 milioni da riscuotere e ora ha il fiato corto, il riscosso sul carico netto aveva raggiunto il 3,1% nel 2008, era rimasto invariato l’anno successivo e anche nel 2010 aveva sostanzialmente mantenuto i livello raggiunto (2,96), poi dal 2011 (2,35) è iniziata la picchiata che ha portato al minimo storico del 2012 “(idem). A questo si aggiunga la situazione degli immobili con 350.000 case fantasma e “ tre milioni e centomila unità immobiliari regolarmente censite ma di cui non esiste traccia nelle dichiarazioni dei redditi spedite all’agenzia delle Entrate come se non avessero un legittimo proprietario.”Un patrimonio da 5400 miliardi dal quale è arrivato un gettito fiscale nel 2012 di 41,18 miliardi(compresi 12,67 miliardi di imposte sulle compravendite)”.callegari1

 

Insomma questo è il vero problema che la politica dovrebbe affrontare con serietà con una semplificazione del sistema e l’introduzione di meccanismi già provati in passato e in altri paesi sull’uso del contante e la possibilità da parte del contribuente di detrarre dal reddito spese non solo per la salute ma anche per beni durevoli e prestazioni professionali. Ogni cittadino dovrebbe essere in grado di compilare da solo la denuncia dei redditi mentre nel nostro paese la complessità delle procedure obbliga per forza a rivolgersi ad un commercialista o ad un centro di assistenza fiscale.
Questa è la vera differenza dell’Italia rispetto agli altri paesi europei (eccetto la Grecia).

 

A limitare gli spazi di manovra sul fronte delle spese non c’è solo l’interesse sul debito ma anche la firma del fiscal compact che prevede un abbassamento del rapporto debito pil al 60% dal 130% di oggi con un onere annuale di circa 50 miliardi per 20 anni e l’aver inserito nella costituzione l’obbligo di pareggio di bilancio. Negli ultimi 10 anni l’Italia ha perso circa il 10% del Pil ovvero 150 miliardi e il 20% della produzione industriale tutti numeri che non contribuiscono all’ottimismo. Inoltre il nostro paese non riesce a utilizzare in pieno i fondi comunitari con decine di miliardi di euro della programmazione 2007-13 che molte regioni rischiano di perdere definitivamente se non verranno investiti .Nei pros­simi due anni si sovrap­por­ranno due canali finan­ziari. Primo: il resi­duo della pro­gram­ma­zione 2007–2013: 28,89 miliardi di euro non spesi al 31 dicem­bre 2013 (secondo i dati pub­bli­cati sui siti dei mini­steri della Coe­sione Ter­ri­to­riale e delle Poli­ti­che Agri­cole) così sud­di­visi: i rima­nenti 22,89 miliardi dei pro­grammi cofi­nan­ziati dal Fesr (Fondo Euro­peo di Svi­luppo Regio­nale) e dal Fse (Fondo Sociale Euro­peo); i rima­nenti 6 miliardi di euro dei piani cofi­nan­ziati dal Feasr (Fondo Euro­peo Agri­colo di Svi­luppo Rurale). Nel 2007–2013 l’Italia ha speso solo 37 miliardi dei 66 miliardi di euro a dispo­si­zione: tale inca­pa­cità dei pre­de­ces­sori dà a Renzi un’opportunità; poi­ché Bru­xel­les (gra­zie alla deroga del mec­ca­ni­smo N+2) con­cede altri due anni per spen­dere, il governo può dimo­strare di essere capace e ade­guato alla crisi, può usare tutti i 28,89 miliardi di euro entro dicem­bre 2015 ed evi­tare il disim­pe­gno auto­ma­tico del cofi­nan­zia­mento europeo.
Secondo: gli 85 miliardi del periodo 2014–2020: circa 64,5 miliardi di euro dei pro­grammi cofi­nan­ziati da Fesr e Fse; circa 20,8 miliardi dei pro­grammi cofi­nan­ziati dal Feasr. “(a.del monaco)foto calzolai

 

Per cercare di arrivare ad una conclusione si può dire che la spesa pubblica italiana non è molto diversa da quella degli altri paesi europei e anche la pressione fiscale depurata dei contributi previdenziali non si distanzia molto dai paesi più avanzati della CE. L’Italia però usa male le risorse che potrebbero dare una spinta consistente alla crescita economica e all’occupazione come quelle comunitarie, ma ci sono settori dove il confronto è davvero sconcertante come quello delle ferrovie . Da quando le Fs sono una Spa, cioè dal 1992, la spesa pubblica comprensiva di spesa corrente è stata di 207 miliardi di euro rispetto ai 70 della GB che ha una rete simile alla nostra, anche la “ super dirigista” Francia ha speso il 40% dell’Italia e non è perchè da noi si è costruito di più , infatti l’Italia ha costruito 700 km di AV, la Francia 1300 e la Germania 1200 e la Spagna addirittura 1600.Solo che in Italia sono costati il doppio!! Tutto questo ha almeno contribuito a spostare sul ferro il trasporto privato? No. “I passeggeri Fs sono diminuiti del 16% mentre in Germania sono cresciuti del 39%, del 45% in Francia e addirittura dell’83% in GB.” Le Fs parlano spesso di grandi utili con l’entrata in funzione dell’AV ma solo perchè “lo stato ha deciso di non far pagare agli utenti nessuna quota dei costi, rilevantissimi , dell’investimento che è rimasto interamente a carico delle casse pubbliche”(m.ponti). Tutto questo a svantaggio degli utenti dei treni pendolari e tradizionali. Esistono ricerche che testimoniano come la maggior parte degli utenti dei treni AV in Francia (46%) sono manager e professionisti che rappresentano il 6% della popolazione, mentre gli operai che sono il 26% della popolazione costituiscono circa il 10% degli utenti delle stesse linee, “un classico caso di tasse applicate ai poveri per sussidiare i ricchi”(idem) a cui vanno aggiunti gli investimenti sui treni pendolari effettuati quasi esclusivamente con fondi regionali, cioè dei cittadini. Una spending review seria non dovrebbe prescindere da una messa in discussione di investimenti miliardari di scarsa utilità ,come terzo valico e Torino-Lione, e da una riduzione consistente delle spese militari e con le risorse risparmiate investire in una politica diffusa di risparmio energetico che interessi tutte le amministrazioni pubbliche capace di generare risparmi miliardari stabili in futuro.

 

Ma il nostro paese ha , purtroppo, uno spread morale che ne mina fortemente la credibilità come dimostra il libro di Livadiotti su politica ed evasione fiscale.
“ho detto ai miei avvocati di non presentare appello, in linea con la mia idea di decenza, comportamento e responsabilità personale. Evadere le tasse è stato l’errore della mia vita e affronto le conseguenze di questo errore” sono le parole di un presidente di un noto club calcistico condannato a 3 anni di carcere per evasione, Uli Hoeness del Bayern Monaco e campione del mondo con la Germania nel 1974. Vista dall’Italia una vicenda da fantascienza dato che da noi il il presidente di un noto club calcistico condannato per evasione e  truffa ai danni dello Stato sta per candidarsi in tutti i collegi come capolista per le elezioni europee “ senza perdere fascino agli occhi di molti connazionali e chi osasse criticarlo verrebbe bollato come moralista, quando in certe lande del Nord Europa passerebbe banalmente per morale”(M. Gramellini).

Leonardo Romagnoli
15.3.14

 

 

 

 

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