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Quando l’ineguaglianza uccide

di Leonardo Romagnoli

Quando l’ineguaglianza uccide

di Joseph E. Stiglitz

NEW YORK – Questa settimana, Angus Deaton riceverà il Premio Nobel per l’economia “per la sua analisi sui consumi, sulla povertà e sul welfare”. Un riconoscimento ben meritato. Anzi, subito dopo l’annuncio del Premio in ottobre, Deaton ha pubblicato un impressionante lavoro con Ann Case pubblicato negli Atti della Accademia Nazionale delle Scienze – una ricerca che è meritevole di almeno altrettanta informazione della cerimonia del Nobel.

Analizzando una grande quantità di dati sulla salute e sui decessi degli americani, la Case e Deaton hanno mostrato un declino delle aspettative di vita e di salute tra gli americani di mezza età, in particolare tra quelli con un grado di istruzione più o meno elevato. Tra le cause sono registrati i suicidi, i farmaci e l’alcolismo.

L’America è orgogliosa di essere uno dei paesi più prosperi al mondo, e può vantare un incremento del PIL procapite in tutti gli anni recenti, con l’eccezione di uno (2009). E si suppone che un segno di prosperità sia la buona salute e la longevità. Ma, mentre gli Stati Uniti hanno una spesa procapite per assistenza sanitaria superiore a quella di quasi tutti gli altri paesi (e come percentuale del PIL, ancora maggiore), sono lungi dall’essere in cima alle graduatorie mondiali come aspettativa di vita. La Francia, ad esempio, spende meno del 12 per cento del PIL in spese mediche, a confronto del 17 per cento negli Stati Uniti. Tuttavia, gli americani possono aspettarsi di vivere tre anni pieni meno dei francesi.

Per anni, molti americani hanno fornito giustificazioni su questa differenza. Si è sostenuto che gli Stati Uniti sono una società più eterogenea, e che quel divario probabilmente riflette la grande differenza nelle aspettative medie di vita tra gli afroamericani e gli americani bianchi.

Il divario nella salute è, naturalmente, anche troppo vero. Secondo uno studio pubblicato nel 2014, la aspettativa di vita tra gli afroamericani , in relazione ai bianchi, è di quattro anni più bassa per le donne e di cinque anni più bassa per gli uomini. Questa disparità, tuttavia, a fatica si può considerare una innocua conseguenza di una società più eterogenea. Essa è un sintomo di una sciagura americana: la vasta discriminazione contro gli afroamericani, che si riflette in un reddito familiare medio che è meno del 60 per cento di quello delle famiglie bianche. Gli effetti dei redditi più bassi sono esacerbati dal fatto che gli Stati Uniti sono l’unico paese avanzato che non riconosce l’accesso alla assistenza sanitaria come un diritto fondamentale.

Alcuni americani bianchi, tuttavia, hanno tentato di spostare la responsabilità del morire più giovani agli afroamericani stessi, chiamando in causa i loro “stili di vita”. Forse è vero che le abitudini non salutari sono più concentrate tra gli americani poveri, tra i quali i neri sono un numero sproporzionato. Ma queste stesse abitudini sono una conseguenza di condizioni economiche, per non dire delle tensioni derivanti dal razzismo.

I risultati di Case-Deaton mostrano che queste teorie non hanno più ragione di essere. L’America sta diventando una società più divisa – divisa non soltanto tra bianchi ed afroamericani, ma anche tra l’1 per cento dei più ricchi e tutti gli altri, e tra i più istruiti ed i meno istruiti, a prescindere dalla razza. E la differenza può oggi essere misurata non soltanto nei salari, ma anche nelle morti precoci. Anche gli americani bianchi stanno morendo precocemente, mentre i loro redditi calano.

Queste prove non fanno certo impressione a quelli tra noi che studiano l’ineguaglianza in America. Il reddito mediano [1] di un occupato maschio a tempo pieno è più basso di quello che era 40 anni fa. I salari dei maschi che sono diplomati da scuole superiori, nel periodo studiato da Case e Deaton, sono crollati del 19 per cento.

Per respirare, molti americani si sono indebitati con le banche a tassi di interesse di usura. Nel 2005, la Amministrazione del Presidente George W. Bush rese molto più difficile per le famiglie dichiarare l’insolvenza e azzerare il valore dei debiti. Poi venne la crisi finanziaria, che costò a milioni di americani i loro posti di lavoro e le loro abitazioni. Alla scadenza della assicurazione di disoccupazione, destinata a coloro che restano senza lavoro nel breve periodo in un mondo di piena occupazione, essi furono costretti a cavarsela da soli, senza alcuna rete di sicurezza (oltre i buoni alimentari), mentre il governo salvava le banche che avevano provocato la crisi.

Le prerogative fondamentali di una esistenza da classe media sono andate sempre di più oltre la portata di una quota crescente di americani. La Grande Recessione ha messo in mostra la loro vulnerabilità. Coloro che avevano investito nel mercato azionario hanno visto spazzar via una buona parte della loro ricchezza; coloro che avevano messo i loro soldi in sicuri bond dello Stato, hanno visto il reddito della pensione diminuire sino quasi a zero, dal momento che la Fed ha incessantemente spinto in basso i tassi di interesse a breve come a lungo termine. Con le rette universitarie che sono salite alle stelle, l’unico modo in cui i loro figli potevano ottenere l’istruzione che avrebbe offerto un po’ di speranza era indebitarsi; ma, con i prestiti per l’istruzione praticamente inestinguibili, il debito degli studenti sembra persino peggiore delle altre forme di debito.

Non era possibile che questa crescente pressione finanziaria non mettesse gli americani di classe media e le loro famiglie sotto un maggiore logoramento. E non è sorprendente che questo si sia riflesso in tassi più elevati di abuso di farmaci, di alcolismo e di suicidi.

Sulla fine degli anni ’90 ero capo economista alla World Bank, quando cominciammo a ricevere notizie simili dalla Russia. I nostri dati mostravano che il PIL era caduto di circa il 30 per cento dal momento del collasso dell’Unione Sovietica. Ma non avevamo fiducia nelle nostre stime. I dati che mostravano che le aspettative di vita dei maschi stavano calando, anche se stavano crescendo nel resto del mondo, confermavano che le cose non andavano affatto bene in Russia, in particolare fuori dalle città principali.

La Commissione Internazionale per la Misurazione delle Prestazioni Economiche e del Progresso Sociale, che ho copresieduto e con la quale Deaton ha collaborato, aveva per tempo sottolineato che il PIL non è una buona misura per il benessere di una società. Questi nuovi dati sul declino delle condizioni sanitarie dei bianchi americani confermano quelle conclusioni. Quella che era per definizione la società di classe media del mondo è sulla strada di divenire la sua prima ex-società di classe media.

 

Tradotto da fataturchinaeconomics.com

[1] Mediano non significa medio, significa il reddito che si colloca alla metà di una graduatoria di scaglioni di reddito. Può accadere che – per effetto della forte crescita dei redditi più elevati – il reddito medio aumenti, o non diminuisca, mentre il reddito mediano diminuisce vistosamente.

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