Quali strategie per il Mugello 2030 ? seconda parte

Quali strategie per il Mugello 2030 ? seconda parte

Prosegue l’analisi del documento dell’Unione dei Comuni del Mugello che disegna alcune strategie di sviluppo per i prossimi anni con interventi da finanziare tramite le risorse europee del Next Generation Eu nell’ambito del piano più generale della Città Metropolitana. Come abbiamo già visto(https://www.radiomugello.it/blog/quali-strategie-per-il-mugello-2030/) la parte principale del documento è dedicata alla mobilità e alle infrastrutture, ma un posto di rilievo occupa anche il tema della “Rigenerazione culturale diffusa”.

Per prima cosa è da sottolineare positivamente il fatto che si sia dato spazio al settore culturale che è stato fortemente penalizzato dalla pandemia con il rischio di veder scomparire esperienze molto positive che in questi anni hanno vivacizzato la vita culturale e sociale anche del territorio mugellano dando lavoro a centinaia di persone. Gli interventi proposti riguardano, però, esclusivamente immobili pubblici, uno per comune, per messa a norma o riqualificazioni di musei e teatri o per la creazione di poli culturali. Sono investimenti da qualche migliaio di euro fino a qualche milione che ci auguriamo possano condurre ad un rinnovamento delle infrastrutture dando spazio a nuove opportunità professionali.

Secondo l’Unione il miglioramento dell’offerta culturale del Mugello passa attraverso “la rifunzionalizzazione di aree, spazi e immobili pubblici e privati; la rigenerazione del tessuto urbano e socioeconomico; un’aumentata accessibilità dei luoghi urbani e della dotazione di servizi e delle infrastrutture urbano-locali; la rigenerazione di aree e gli spazi già costruiti al fine di incrementare la qualità ambientale e migliorare la resilienza del sistema locale”.

Alcuni di questi punti programmatici hanno più attinenza con la progettazione urbanistica che non con la cultura anche se questa viene intesa “ come sistema diffuso sul territorio”.

Uno dei punti di forza dovrebbe essere il rafforzamento delle gestioni associate del sistema museale e di quello bibliotecario. Se quest’ultimo ha raggiunto livelli di eccellenza riconosciuti dalla stessa Regione Toscana, per il sistema museale invece non esiste un vero coordinamento e ogni comune si muove indipendentemente dagli altri col risultato che solo alcuni hanno un numero significativo di visitatori. Sarebbe forse il caso di nominare un coordinatore unico che si rapporti con gli uffici cultura dei singoli comuni.?

Questo anche nella prospettiva indicata dal documento di poter ospitare nei vari musei in modo permanente o con mostre opere provenienti dai magazzini degli Uffizi come forte elemento di attrazione turistica.

Gli interventi proposti sono i seguenti divisi per comune:

Barberino – rigenerazione urbana a Galliano per la realizzazione di un albergo diffuso

Borgo san Lorenzo – la cittadella della cultura con riqualificazione e valorizzazione di Villa Pecori Giraldi.

Dicomano – adeguamento sismico e riqualificazione funzionale degli ex Macelli con realizzazione di un nuovo teatro/cinema

Firenzuola – riqualificazione e nuovo allestimento del museo civico etnografico d Bruscoli e manutenzione straordinaria del Museo della Pietra Serena

Marradi – progetto di recupero e valorizzazione dell’ex mulino a cilindri detto “il mulinone” mediante trasformazione in centro d’arte contemporanea – Museo Dino Campana

Palazzuolo sul Senio – riqualificazione e rifunzionalizzazione di due immobili pubblici.

Scarperia e San Piero – realizzazione di un nuovo polo culturale : biblioteca comunale a Scarperia.

Vicchio – riqualificazione e adeguamenti sismici di teatro e museo/biblioteca.

Come si può capire si va da progetti dai costi contenuti a interventi complessi che richiederanno diversi milioni di euro. Interventi importanti che puntano a “ creare opportunità culturali diffuse anche in chiave di sviluppo turistico del territorio”.
Il Mugello è ricco di iniziative culturali in campo teatrale, musicale, artistico, con decine di gruppi e associazioni che sono state fortemente penalizzate dall’emergenza sanitaria. Essendo questi fondi europei destinati alla ripresa forse sarebbe stato utile un loro coinvolgimento per capire quali interventi e infrastrutture siano più necessari allo svolgimento di queste attività sul territorio.

Nella scheda dedicata allo sport si sottolinea la collocazione baricentrica tra due città metropolitane ( Bologna e Firenze) del Mugello come territorio vocato agli sport all’aria aperta. Dai percorsi trekking al Lago di Bilancino dove si pensa di realizzare alcune infrastrutture sportive, già in programma da anni, come il centro velico o un maneggio.
La vera novità è la proposta di costruire una struttura dedicata all’atletica leggera collegata al Centro Piscine del Mugello e vicino alle scuole superiori.

Non manca un riferimento all’Autodromo visto come “ uno degli elementi trainanti per attrarre visitatori nel nostro territorio”.

Nell’ultima scheda il documento esprime la contrarietà alla costruzione di un “tubone” per trasferire la risorsa idrica da Bilancino direttamente al sistema metropolitano pratese ( inserito invece tra le proposte di Firenze e della città metropolitana). Opera discutibile che potrebbe avere un impatto negativo sulla multifunzionalità dell’invaso e delle sue acque e che non contribuisce positivamente “ alla competitività della nostra area”.(https://www.radiomugello.it/blog/blog-romagnoli/perche-la-replica-di-publiacqua-non-convince/)

Nella prima parte di questa analisi lamentavo la mancanza di proposte in ambito sanitario, ma si può dire lo stesso per quanto riguarda l’agricoltura. Si è parlato spesso in questi anni dell’importanza di rafforzare le filiere locali cercando di dotare il territorio di ulteriori strutture di trasformazione e commercializzazione, su cui sono stati fatti comunque investimenti importanti da parte di privati in questi anni.(https://www.radiomugello.it/blog/blog-romagnoli/lagricoltura-post-covid-unopportunita-per-il-mugello/).

Il Mugello ormai diversi anni fa decise di dotarsi, grazie all’impegno dell’allora Comunità Montana, di un centro carni, poi dato in gestione alla CAF, che ha permesso alla nostra zootecnia di crescere e consolidarsi in un periodo di grande difficoltà per il settore.

Il Centro ha bisogno di crescere, migliorando i consumi energetici e idrici, dotandosi di altre strutture di trasformazione per conquistare nuove fette di mercato. Perché non si è pensato ad un progetto di questa natura in collaborazione con gli allevatori locali?

Probabilmente il libro dei sogni andrebbe rivisto proprio in funzione di privilegiare quegli investimenti che hanno una progettazione più avanzata e maggiori ricadute sull’economia del territorio in senso generale.

Leonardo Romagnoli

6.1.21

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *