Quale futuro per il latte mugellano? Quello che non convince nella nuova dirigenza Mukki.

Quale futuro per il latte Mugellano? Quello che non convince nella nuova dirigenza Mukki.

L’assemblea dei soci della Centrale del Latte di Firenze ha eletto il nuovo consiglio di amministrazione che resterà in carica per i prossimi tre anni.
La Mukki dal 2016 si è unificata con la Centrale del latte di Torino dando vita alla Centrale del Latte d’Italia ma mantiene una propria gestione finanziaria anche se sotto lo stretto controllo della capofila.

La Centrale del Latte d’Italia nel 2018 ha prodotto un fatturato netto di 180 milioni e 325 mila euro mentre la Mukki ha effettuato vendite per 77, 6 milioni di euro (- 2 milioni rispetto al 2017).
nel primo semestre di questo 2019 la Centrale del Latte della Toscana ha fatto registrare un fatturato di 37,384 milioni (-5,6% rispetto al giugno 2018).

L’accordo di fusione era regolato dai patti parasociali sottoscritti nel 2016 e che cesseranno di avere validità dal prossimo 29 settembre.

Quali garanzie ci saranno per i produttori del Mugello che rappresentano quasi il 50% del latte toscano lavorato dalla Centrale?
Alla fine del 2018 gli amministratori del Mugello e il Consiglio comunale di Firenze con un documento avevano sottolineato la necessità di tutelare il forte legame della centrale con il territorio e in particolare con il Mugello i cui produttori hanno sempre goduto in questi anni di un’attenzione particolare anche attraverso la commercializzazione di un prodotto caratterizzato territorialmente quale il latte Mugello alta qualità oltre al biologico Podere Centrale che viene prodotto essenzialmente con il latte di alcune stalle mugellane.

Dopo questi proclami la politica si deve essere assentata e il Mugello deve essere scomparso dalle preoccupazioni degli amministratori locali e fiorentini se il risultato sono i nomi scelti per il nuovo Consiglio di Amministrazione. SE nel precedente Cda c’erano due nomi che si potevano configurare come attenti agli interessi del Mugello, Baldassini per la Coldiretti e Bruno Cavini ex sindaco di Palazzuolo per il comune di Firenze, questa volta le scelte sono state tutte indirizzate a rafforzare il ruolo del socio torinese . Inoltre la nomina come presidente di Paolo Campinoti aumenta le perplessità sulle scelte operate dai soci di riferimento della Mukki che sono il comune di Firenze e la Regione tramite la Fidi.
Campinoti è il presidente di Confindustria Toscana Sud ed è soprattutto conosciuto come proprietario della Pramac che a Colle Valdelsa produce generatori elettrici ed è titolare di una scuderia impegnata nella Moto Gp. Persona stimatissima , ma cosa c’entra con il latte?
Marchionni , il presidente uscente, aveva dimostrato in questi anni di avere ben presente il ruolo degli allevatori mugellani e la loro importanza per la tutela del territorio e per uno stretto rapporto di filiera con i consumatori toscani, promuovendo iniziative che hanno avuto sempre questa caratterizzazione a partire da Stalle Aperte.
Campinoti non solo non conosce il settore lattiero-caseario, ma , per l’attività che svolge come amministratore di Pramac, non potrà essere una presenza costante in azienda. Su alcuni giornali la sua scelta è stata giustificata proprio da questa sua attività internazionale che potrebbe incrementare la presenza di Mukki sui mercati esteri dopo l’accordo con Alibaba. E’ una giustificazione che lascia molto perplessi e che invece fa intravedere un cambio di atteggiamento nella gestione industriale della centrale fiorentina che vede la politica perdere il ruolo di tutela degli interessi collettivi rappresentati in questo caso dal comparto lattiero caseario della Toscana e del Mugello in particolare.

Mentre tutti erano impegnati a pensare alle Olimpiadi del 2032 c’è chi potrebbe aver organizzato una bella corsa a ostacoli per gli allevatori mugellani già a partire dal 2020.

Leonardo Romagnoli

24.9.19

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