Una mia riflesione personale sui temi dell’informazione nazionale locale
La Verità non serve a niente
Nel suo ultimo romanzo Giorgio Van Straten mette in bocca al vecchio protagonista una frase velenosa nei confronti dei giornalisti :”Per l’amor di dio, non c’è niente di peggio dei giornalisti: o sono cretini o sono cattivi. Spesso tutte e due le cose insieme”, una sentenza durissima per una categoria che nel corso degli anni ha assunto sempre più importanza in particolare con lo schiacciante predominio del mezzo televisivo.
Chi scrive svolge da molti anni un ruolo di amministratore pubblico e nel lavoro radiofonico ha la fortuna di poter leggere e commentare liberamente ogni mattina vari quotidiani e confrontare molti punti di vista e devo confessare che spesso mi capita di dire , come il protagonista di cui sopra , che “la verità non serve a niente”( e con la Tv è ancora peggio).
Abbiamo giornali che vengono usati come manganelli contro l’avversario politico dell’editore di riferimento con violenza e volgarità che sembravano riservati ai giornali scandalistici . Negli anni si è stati capaci di condurre per mesi campagne scandalistiche in prima pagina senza nessun supporto di fatti, se non testimonianze di personaggi dalla biografia improbabile e dalla fedina penale tutt’altro che immacolata. La gravità di tutto questo sta nella consapevolezza degli autori di operare al solo scopo di danneggiare e diffamare il bersaglio indipendentemente dalla verifica dei fatti. E facendo così si fa anche carriera e si viene inviatati in Tv una sera sì e quella dopo pure.
Questo significa che non è ammessa la libertà di critica? Anzi, tutto il contrario. Penso che vi sia nel nostro paese un abuso della querela che dovrebbe essere riservata solo alla vera e propria diffamazione che non ha niente a che vedere con l’informazione o la critica.
“La libertà di espressione e di critica, garantita dell’articolo 21 della Costituzione, costituisce uno dei cardini della democrazia ed è uno dei più potenti fattori dello sviluppo culturale dei cittadini italiani; quando essa poi si rivolge a strutture che operano in un delicato settore pubblico, la critica costituisce uno strumento di controllo democratico indispensabile. Alla critica dura ed aspra si deve rispondere con argomenti e con i comportamenti, ma non con querele per fatti e parole, che legittimamente non si condividono, ma che non hanno alcun rilievo penale.” Sono parole della Corte di Cassazione in una sentenza del 15 maggio 2008 che sono assolutamente da condividere ma da integrare con quanto deciso dalla Cassazione il 14 ottobre 2008 quando ha precisato :” Vi è legittimo esercizio del diritto di cronaca soltanto quando vengano rispettate le seguenti condizioni: A) la verità (oggettiva o anche soltanto putativa, perché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca) delle notizie; verità che non sussiste quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti, siano dolosamente o anche soltanto colposamente, taciuti altri fatti, tanto strettamente ricollegabili ai primi da mutarne completamente il significato; ovvero quando i fatti riferiti siano accompagnati da sollecitazione emotive ovvero da sottintesi, accostamenti, insinuazioni, allusioni o sofismi obiettivamente idonei a creare nella mente del lettore (che si esprime nella formula che “il testo va letto nel contesto”, il quale può determinare un mutamento del significato apparente della frase altrimenti non diffamatoria, dandole un contenuto allusivo, percepibile dall’uomo medio); B) la continenza e cioè il rispetto dei requisiti minimi di forma che debbono caratterizzare la cronaca ed anche la critica (e quindi tra l’altro l’assenza di termini esclusivamente insultanti); C) la sussistenza di un interesse pubblico all’informazione. “
La libertà di stampa e di pensiero è fondamentale per la democrazia o come ha scritto la Corte Europea “ i giornali sono i cani da guardia della democrazia e delle istituzioni”. La Corte Suprema degli Stati Uniti già negli anni 60 sentenziò che quando si tratta di pubblico interesse, di pubblici ufficiali, il giornalista può essere punito solo se pubblica notizie false o con lo scopo di danneggiare ingiustamente persone protagoniste dell’articolo, “ ma se lui fa il suo mestiere in buona fede anche se dovesse prendere una cantonata, l’importante è che il problema che lui solleva sia di interesse generale, e perciò meriti l’interesse della stampa e il suo attacco” e da questo non è escluso il corretto operato dei giudici….” se il giornalista vuole mantenere il privilegio di “cane da guardia della democrazia e delle istituzioni” non deve scrivere al servizio di qualche padrone, la sua penna deve essere al servizio della collettività”(L. Mazzetti – La Macchina delle bugie- Rizzoli 2008 p. 147-152).
Ci sono campioni di giornalismo sempre pronti a salire in cattedra contro gli sprechi pubblici e la “casta” indistinta dei politici, propugnare severe riforme pensionistiche e poi alla prima occasione andare in pensione , anche anticipata , per evitare gli esiti dell’eventuale cambiamento e continuare a lavorare come prima mettendo magari un direttore responsabile fantoccio . Urlare contro i costi della politica e poi far diventare il proprio giornale organo di sconosciuti gruppi politici per attingere a qualche milione di contributi pubblici a cui non avrebbe diritto. Veri esempi di deontologia professionale il cui minor difetto è essere attenti solo ai propri interessi economici.
Non esistendo in Italia l’editore puro, salvo qualche cooperativa di giornalisti, i giornali sono sempre attenti a non disturbare gli interessi degli azionisti che però rappresentano la parte più importante dell’industria o della finanza, spesso legate a doppio filo con la politica fino all’esempio estremo del titolare del partito partorito da un’agenzia pubblicitaria e proprietario di un impero mediatico senza uguali.
Alcune informazioni scomode possono magicamente scomparire ma più realisticamente finiscono in pagine specialistiche o sono trattate in modo talmente contorto che se non si hanno gli strumenti non si riesce a decifrarle.
Troviamo giornali che si accodano alle campagne perbeniste sulla prostituzione(ormai passate di moda) e poi hanno la pagina degli annunci personali zeppa di offerte sessuali di ogni tipo neanche troppo mascherate.
Oltre alla volontarietà vi è poi il pressappochismo , l’attingere alle stesse fonti, il parlare più alla politica che al lettore, l’autoreferenzialità. Con questo non voglio dire che una testata giornalistica non debba schierarsi o avere delle opinioni, anzi ,tutto il contrario: deve dirle chiaramente per rispetto dei propri lettori che deve stimolare nella ricerca della verità dei fatti senza assecondarne le convinzioni o le aspettative o peggio ancora gli umori forcaioli . “l’unica vera oggettività è quella di dire l’angolazione dalla quale si guardano i fatti” e di comunicarlo ai lettori.(scalfari)
Si alimentano la paura e il sospetto e poi ci si meraviglia che manchino solidarietà e senso di appartenenza ad una comunità o spuntino episodi di ordinario razzismo. Si usano in maniera disinvolta i numeri anche da parte di citati esperti senza spiegarne la causa : se aumentano i detenuti e in particolare gli extracomunitari non è solo perchè aumentano alcuni reati ma perchè esiste una legge che si chiama Bossi-Fini per cui se in Italia si ha necessità di 700.000 lavoratori e poi di fatto se ne autorizzano 170.000 gli altri 530.000 diventano dei “fantasmi” che pur potendo avere un lavoro possono invece finire in carcere o essere oggetto dei più vergognosi sfruttamenti( leggere le inchieste di Gatti dell’Espresso , poi diventate un libro, ci fa vergognare di essere italiani).
“Il profilo delle “persone spaventate” presenta alcuni tratti particolari, utili a chiarire l’origine di questo collasso emotivo. Due fra gli altri: guardano la tivù per oltre 4 ore al giorno e sono vicine al centrodestra; nel Nord, alla Lega. L’analisi dell’Osservatorio di Pavia sulla programmazione dei tg di prima serata, peraltro, rileva una forte crescita di notizie sulla criminalità comune nell’autunno di un anno fa e un successivo declino – particolarmente rapido dopo maggio. Peraltro, il peso delle notizie “ansiogene” è nettamente più elevato sulle reti Mediaset, ma soprattutto su Studio Aperto e Canale 5. Seguiti, per trascinamento, dal Tg 1, il più popolare e autorevole presso il pubblico. Il sondaggio di Demos osserva come l’insicurezza sia molto più alta fra le persone che frequentano prevalentemente le reti e i notiziari Mediaset. Ciò suggerisce che i cicli dell’insicurezza siano favoriti e scoraggiati, in qualche misura, dal circuito fra media e politica. D’altra parte, la sicurezza, l’immigrazione e la criminalità comune sono temi “sensibili” negli orientamenti degli elettori. “Spostano” i voti degli incerti. Rendono incerti molti cittadini certi. Peraltro, come abbiamo già visto, il tema della sicurezza non è politicamente “neutrale”. La maggioranza degli elettori (anche a centrosinistra) ritiene la destra più adatta ad affrontare questi problemi – trasformati in emergenze (Indagine Demos, luglio 2008).”(Ilvo Diamanti-nov 2008).Solo raramente si legge che gli immigrati che lavorano nel nostro paese versano contributi indispensabili per il mantenimento del nostro sistema pensionistico ricevendo in cambio le briciole.Per essere più precisi gli immigrati, secondo dati Caritas, pagano circa 3,7 miliardi di euro di tasse ogni anno e contribuiscono con 5 miliardi alle entrate dell’INPS , mentre gli stranieri che percepiscono una pensione sono soltanto l’1% del totale! Il loro contributo al PIL è dell’8,8%.
La giustizia italiana non è certo in salute ma il modo in cui vengono trattate le cose che la riguardano e il rapporto fra cittadini e giustizia è incredibile. Ci sono stati anni in cui bastava un semplice “avviso di garanzia” (il significato sta tutto nel nome) per provocare cataclismi politici di ogni tipo e sempre sugli stessi giornali si è passati a considerare ininfluenti perfino le sentenze di appello quando queste riguardano colletti bianchi e uomini politici. Hanno fatto credere ai cittadini che si lavorava per accorciare i processi e invece si sono approvate norme che li allungano fino a che i coinvolti si vedono il reato prescritto se hanno tempo, soldi e avvocati per poterselo permettere. Una politica di marketing spinto che come avviene appunto in pubblicità cerca di indurre nel consumatore – cittadino un bisogno che non ha e di cui potrebbe tranquillamente fare a meno. Così nel nostro paese passiamo dal bancarottiere- falsificatore di bilanci che non può essere processato al cittadino che ha rubato tre calzini ( nemmeno quattro) rinviato a giudizio per furto con uno spreco di risorse degno di miglior causa. Non parlando mai delle motivazioni che sono contenute nelle sentenze, che arrivano tempo dopo il termine del processo, si sono spacciate per assoluzioni da accuse anche gravissime delle prescrizioni o altre formule che nella sostanza però contenevano una conferma esplicita dei reati contestati e in questo caso gli esempi sarebbero tanti e alcuni anche molto conosciuti.
Dall’altro lato sono da censurare comportamenti degli inquirenti lesivi della dignità della persona e non rispettosi del principio della presunzione di innocenza. L’onere della prova spetta alla magistratura non a chi viene accusato di qualsiasi reato. Come spiegava Italo Mereu in un libro di tanti anni fa, “La storia dell’intolleranza in Europa”, il sistema inquisitorio imponeva all’accusato di discolparsi e dimostrare la propria innocenza mentre un sistema giudiziario democratico dovrebbe essere esattamente il contrario. Questo è semplicemente il garantismo, indipendentemente da chi venga coinvolto in indagini giudiziarie. E’ così nel nostro paese?
Un altro aspetto preoccupante della nostra informazione e” l’etnicizzazione” delle notizie e dei fatti che denota un substrato di pregiudizio verso cittadini che sono di un altro paese o anche semplicemente di un’altra regione come se certi reati o il coinvolgimento in determinate situazioni riguardasse solo loro e così situazioni simili finiscono per essere trattate in modo diverso. Alcuni giornali americani, come il New York Times, vietano ai propri giornalisti riferimenti alla razza o ad altri caratteri che non siano attinenti al fatto. Se uno ha fatto una rapina o ha violentato un’altra persona non è importante specificare che è bianco, rosso ,giallo o nero, siciliano o tirolese.Invece nel nostro giornalismo lo si fa sempre anche se poi queste persone vivono da sempre in Italia o sono residenti da tanti anni in un luogo diverso da quello di nascita. Siamo disposti a far diventare italiano chiunque sappia mettere la palla in fondo alla rete con la maglia azzurra o della squadra del cuore ma ci dimentichiamo di chi, pur con un colore o un cognome diverso,italiano lo è da sempre.
“Parimenti sono trattati come irrilevanti, inappropriati o intempestivi gli appelli alla salvaguardia della giustizia e dei diritti umani o all’accertamento delle responsabilità individuali. Principi fondamentali del diritto nazionale, comunitario e internazionale, come la non discriminazione in base all’appartenenza etnica o religiosa, vengono declassati a secondari di fronte alla percezione di una «emergenza» che, anche se fosse tale, non dovrebbe però mai sospendere le garanzie essenziali della convivenza civile. Tutto questo, si dice, è per rispondere in modo tempestivo e credibile alla pressante richiesta di «sicurezza» che viene dalla maggioranza della popolazione. Ma essere attenti a sentimenti diffusi nella società, ascoltare le paure che emergono, cogliere i bisogni e le richieste avanzate in modi propri e impropri non significa cessare di interrogarsi su cosa e chi le genera, non comporta l’abdicare ai principi fondanti il vivere insieme, non richiede l’abdicazione della ragione e dell’umanità di fronte alla passione emotiva. È proprio di fronte alle «emergenze», vere o artefatte che siano, che vengono alla luce le radici autentiche di un tessuto sociale e la solidità di convincimenti etici e religiosi: un orientamento etico e un impianto giuridico non possono essere considerati validi solo in situazioni di ordinaria amministrazione e poi essere accantonati o stravolti all’insorgere di problematiche inedite. È proprio la capacità di elaborare risposte coerenti a una serie di convincimenti fondamentali e condivisi che conferisce identità e solidità a una comunità nazionale nel mutare degli eventi storici. Saldezza di principi e identità culturale non sono affatto realtà statiche, immutabili: sono il frutto di secoli di maturazione del pensiero e dell’azione di singoli individui e di gruppi sociali a volte anche molto distanti tra loro nell’opzione ideologica di fondo. Dialogando si può e si deve ricercare, inventare, concordare non un «minimo comune multiplo» ma un ideale abbastanza alto per stimolare la dinamica della vita sociale, aprire nuovi orizzonti, offrire speranze alle generazioni future e, nel contempo, sufficientemente realista da poter essere calato con efficacia nel vissuto quotidiano. “(Enzo Bianchi – Priore di Bose).
L’informazione ambientale oscilla tra il sensazionalismo, il catastrofismo, l’incompetenza e il racconto di parziali verità o la vera e propria disinformazione.
Ho seguito per anni le vicende dell’alta velocità ferroviaria e sono rimasto sconcertato dalla superficialità con cui molti giornalisti hanno trattato l’argomento prendendo per buone le affermazioni di alcuni progettisti ( poi diventati ministri) e non verificando niente nè sul territorio ma neppure attraverso atti che sono pubblici.
Su un importante quotidiano nazionale ancora lo scorso anno si addossavano agli enti locali le colpe dell’aumento dei costi dell’opera per le richieste delle famose opere di compensazione.
Al giornalista avevo inviato una mail che non ha mai pubblicato rispondendomi che lui si era documentato su internet :
“Nel riquadro dedicato all’appennino si scrive addirittura “un miliardo di euro per la nuova Diga” e costi che sono aumentati da 3,2 miliardi di euro a quasi 6. La diga a cui si fa riferimento è quella di Bilancino che è costata circa 900 miliardi di lire e negli accordi per la realizzazione della tratta Tav Firenze Bologna si parla di un contributo di 45 miliardi di lire . Come possano questi 23 milioni euro essere portati ad esempio di una lievitazione dei costi da 3,2 a 6 miliardi di euro resta un mistero per la matematica ma non per la demagogia. Le strade e circonvallazioni sono quelle previste negli accordi ( quindi comprese nel costo iniziale) che sono state utilizzate come piste di cantiere per evitare il passaggio dei mezzi pesanti all’interno dei paesi e che sono rimaste come viabilità pubblica. I posteggi sono nella stragrande maggioranza dei casi a servizio delle stazioni ferroviarie ( San Piero a Sieve e Borgo): necessari dopo il ripristino della linea Faentina ( compreso negli accordi) che permette ai pendolari del Mugello di dimezzare i tempi di percorrenza verso Firenze e di non utilizzare mezzi propri. Il recupero di questa tratta Ferroviaria era richiesto da 50 anni . Il comune di Borgo San Lorenzo ha ottenuto dopo un accurato confronto tecnico la realizzazione di un potabilizzatore lungo la Sieve del costo di 2 miliardi di lire che si è rivelato determinante per portare acqua a migliaia di cittadini privati della risorsa idrica dai lavori della galleria eseguiti senza adeguati studi di carattere geologico. Allora vorrei chiedere se a far lievitare i costi da 6200 miliardi a quasi 12.000 miliardi(di lire) sono stati gli enti locali con la “ ripavimentazione della piazza con pietre di particolare pregio” ( 300 mq di pietra serena!) o con la realizzazione di una scuola o un campo sportivo? L’autore forse sa che le tratte sono state assegnate ai general contractor ( Fiat per la tratta FI-BO) in tutta fretta per evitare l’obbligo delle gare europee? Per riparare solo in parte i danni ( su cui è in corso un processo al Tribunale di Firenze)ambientali è stato previsto un finanziamento di 53 milioni di euro dai Ministeri e da Tav nel 2002 per costruire nuovi acquedotti in sostituzione delle sorgenti essiccate e cercare di riportare acqua nei torrenti prosciugati dai lavori dell’alta velocità. Anche questi sono uno spreco? Le opere “compensative”, nelle quali sono compresi anche interventi indispensabili all’attività di cantiere, non arrivano al 2% del costo generale dell’opera ed è veramente singolare che vengano indicate come le cause di una lievitazione dei costi che evidentemente ha altri responsabili. Quanto al Ministro Lunardi , progettista della galleria AV, stendiamo un velo pietoso. Nell’audizione citata nell’articolo ha rilasciato dichiarazioni sconcertanti per un ingegnere come questa che allego :
“Nel caso del progetto CAVET, so che, dove è stato previsto di togliere l’acqua alle sorgenti o ai corsi d’acqua, essa sarà riportata mediante acquedotti: ne sono stati realizzati almeno dieci proprio per compensare il depauperamento delle falde acquifere. Questa, però, è una operazione provvisoria, perché una volta realizzata la galleria sotto falda, e rivestita con calcestruzzo, essa viene impermeabilizzata e diventa come un sommergibile, per cui nel tempo, quando si concluderà il lavoro, la falda si ripristinerà e riprenderà la sua quota iniziale, ricreando l’equilibrio che era stato interrotto.”
Non bisogna essere dei geni per sapere che questo è falso come sballati erano gli studi e le previsioni di impatto , altrimenti non ci sarebbe stata l’emergenza idrica che si è verificata con un impoverimento definitivo delle risorse idriche.”(aprile 2007)
Si è continuato , e si continua,poi a discutere pro o contro quando ormai l’opera è stata completata. Al momento in cui fu decisa e approvata l’apertura dei cantieri, la battaglia per un altro potenziamento del trasporto ferroviario e per evitare l’impatto ambientale del tracciato era già persa , ma si sono lasciati passare inutilmente gli anni che potevano essere invece utilizzati per cercare almeno di trasformare l’AV/AC in un vero quadruplicamento ferroviario con un diverso inserimento nelle aree urbane e in collegamento con la restante rete ferroviaria. Invece da una parte si è giocato sul cambio di nome da Alta velocità ad Alta Capacità (che non significa nulla dato che le caratteristiche tecniche della struttura restano le stesse) e dall’altro si pensava( si pensa?) che abbattere il “mostro” fosse ancora possibile e si crocifiggevano gli enti locali, per la gioia dei corrispondenti locali, quasi fossero i co-realizzatori dell’opera.
Anche l’informazione locale ha un ruolo importante con molti aspetti”politici” che per correttezza dovrebbero essere esplicitati. Chi scrive è da tanti anni un personaggio pubblico, anche in politica, per cui chi ascolta i miei commenti sui giornali sa come la penso o non lo nascondo certamente. Abbiamo molti dipendenti pubblici ben retribuiti, che svolgono anche il mestiere di giornalista ,che amano pontificare sull’operato dei pubblici amministratori, sulla moralità della vita pubblica e della politica senza ovviamente un minimo di senso autocritico. Ritengo che alcune campagne abbiano sfiorato la diffamazione basandosi su fatti inconsistenti anche per una discussione da bar . Ma intanto l’importante è instillare il dubbio o meglio la maldicenza. Se qualcuno si vuol divertire può analizzare le pagine dei giornali e trovare fatti di gravità neppure lontanamente paragonabile trattati e analizzati con metodi completamente diversi secondo le persone o le amministrazioni che ne sono coinvolte. Vale il metodo degli “amici” e dei “nemici” e dei nemici dei miei nemici che diventano amici che partorisce una specie di milazzismo informativo che mi lascia alquanto perplesso.
Porto un piccolo esempio neppure dei più significativi riguardante i rifiuti.
Ci sono comuni che alzando la tariffa del 4% vengono accusati di affamare e stangare i cittadini e altri che vengono portati ad esempio di pacatezza e buon governo pur avendo, conti alla mano, prezzi più alti e obiettivi di legge non raggiunti. Basta in un caso utilizzare le percentuali e nell’altro le cifre reali, perchè se si utilizzassero le cifre reali delle bollette per tutti emergerebbe che lo “stangatore” fa pagare il servizio ai propri cittadini meno della metà del “virtuoso. L’oggettività può diventare parzialità per rispondere ad un fine politico ben preciso e i dati non sono mai neutri soprattutto se forniti in modo differenziato a persone che non hanno la capacità e la possibilità di confrontarli o di approfondirli.
Nell’articolo “pane e tariffe sono il problema?” dell’aprile 2008 ( che trovate nella pagina cronaca) ricordavo che a Borgo San Lorenzo “ una famiglia di 4 persone che consuma 200 metri cubi di acqua e smaltisce 2300 kg di rifiuti paga al massimo 543 euro ovvero 1,48 euro al giorno.
La stessa famiglia spende 300 euro per l’acqua minerale pur essendo molto spesso l’acqua dell’acquedotto di buona qualità. In Italia abbiano inoltre il record dei telefonini in Europa con 1,5 a testa e il 48% dei proprietari di un televisore ha un accesso alla televisione digitale e il 27,5% ha una piattaforma satellitare Sky e la spesa media è di 500 euro l’anno.
Parlando di telefonini la nostra famiglia di 4 persone ne ha quindi 4 che, per una spesa minima di 10 euro al mese, fa 480 euro l’anno ( in realtà la cifra è molto più elevata perchè i consumi degli adolescenti sono più del doppio).” La giusta attenzione al ruolo dei servizi pubblici e all’incidenza sulla qualità della vita dei cittadini non porta mai ad analizzare l’incidenza dei comportamenti individuali e collettivi sull’ambiente e le risorse . Quello che invece mi sembra prevalga è solamente l’aspetto economico ( senza dubbio importante) della vicenda , con una parte dei cittadini che arrivano a considerare certi beni e servizi, proprio perche pubblici, “cose di nessuno” o “ cose di nessun valore” con conseguenze catastrofiche per la convivenza civile , il miglioramento della qualità della vita.
E si applica sempre la doppia morale per cui è sempre colpa dell’amministratore anche se sono i singoli cittadini a non rispettare le regole. “C’è una banalizzazione delle responsabilità che non risente delle differenze politiche. La tecnica è unica e condivisa : la pubblica amministrazione è sempre e comunque responsabile di ogni malefatta, anche di quelle che partono direttamente dai cittadini(…) le norme giuste nascono per ottenere comportamenti giusti. Difficile che avvenga il contrario, se non c’è la cultura che le sostiene.”(F.Colonna – Corriere fiorentino)
Mentre scrivevo queste personalissime riflessioni è scoppiato sui giornali il caso Firenze con l’espansione urbanistica di Castello, di cui si discute da 20 anni, e soprattutto con il previsto inserimento del nuovo stadio proposto dai Della Valle. Leggendo le intercettazioni pubblicate dai giornali si ha la sensazione che vi sia molto poco di penalmente rilevante mentre c’è molto sotto il profilo etico e politico. Ma il compito della magistratura è quello di accertare reati non di sindacare sulle scelte politiche che saranno soggette invece al giudizio degli elettori. Chi è rimasto coinvolto dovrebbe quindi farsi da parte non perché “colpevole” ma perché ha dato dimostrazione di scarsa trasparenza con comportamenti moralmente e politicamente discutibili. Se poi qualcuno pensa che non vi debba essere trattativa o un dialogo con Fondiaria( o altri poteri forti) è bene che non faccia mai il Sindaco di una città come Firenze. Ma che questo debba avvenire nelle sedi istituzionali e con la massima trasparenza è altrettanto una necessità ineludibile.
“Direi che l’imperativo basilare è : vivere nella verità. E’ un imperativo che ha una sua tradizione nella filosofia, possiede radici bibliche, e non significa solo il possesso e la trasmissione di notizie. Perchè l’informazione, come i virus, girano nell’aria e c’è chi le assorbe di più, e chi meno. Ma la verità è invece una cosa diversa , perchè per essa garantiamo noi, con la nostra persona. La verità si basa sulla responsabilità”(V. Havel)
Leonardo Romagnoli
31.12.08

