Più che una vittoria sembra una “mezza” sconfitta
E’ sempre bene aspettare le motivazioni per dare un giudizio fondato su una sentenza e la conclusione del processo per i danni dei lavori dell’Alta Velocità in Mugello non sfugge a questa regola.
La prima impressione che però si ricava dalle condanne è quella di una bocciatura dell’impianto principale dell’accusa che era quella relativa all’impatto sulle risorse idriche del territorio non previsto da una carente progettazione. Le poche condanne decise dal giudice riguardano solo lo smaltimento illecito dei rifiuti e soprattutto il traffico dei materiali di scavo o fanghi che sono finiti in giro per la Toscana. C’è un sostanzioso risarcimento per Ministero dell’Ambiente, Regione e Provincia di Firenze ( 50 milioni di euro ciascuno) mentre per le altre parti civili sono state riconosciute poche migliaia di euro. Per il Tribunale è inesistente il danno ambientale e soprattutto il dolo e il furto d’acqua è stato rinviato alla Corte Costituzionale ma considerandolo comunque un reato amministrativo e non penale.
Se dobbiamo essere onesti non possiamo che riconoscere nelle decisioni del giudice fiorentino una quasi sconfitta per l’accusa e soprattutto per chi si aspettava da questo processo una severa condanna del modo in cui nel nostro paese si procede alla progettazione e alla realizzazione delle grandi opere. D’altra parte lo stesso giudice nel corso del rito abbreviato scelto da un dirigente Cavet qualche mese fa aveva già scelto la strada dell’assoluzione per il reato di danno ambientale relativo all’impatto dell’opera su falde, corsi d’acqua e territorio del Mugello.

