In altri tempi la neve in prossimità del Natale avrebbe esaltato il momento della festa , del raccoglimento in famiglia e per chi è religioso della riflessione sulla natività e la speranza di una rinnovata fraternità . Oggi pochi centimetri di neve hanno gettato nello sconforto milioni di persone e istituzioni solo in parte preparate all’emergenza e alimentato rabbie non sempre giustificate.
Partiamo dalle cose gravi e difficili da comprendere:
1) il blocco del trasporto ferroviario in un nodo nevralgico come Firenze per la semplice presenze di un po’ di neve e dopo anche di ghiaccio. Queste cose non avvenivano neppure qualche decennio fa perché in questi casi le squadre di dipendenti erano predisposte per intervenire in primo luogo per liberare gli scambi. Si potevano verificare ritardi, qualche cancellazione, ma mai lo stop totale. Nell’epoca dell’informazione non si è riusciti a comunicare con gli utenti e i pendolari che hanno vagato da una stazione all’altra e solo i più fortunati sono riusciti ad arrivare a casa dopo 10 ore mentre molti sono dovuti restare in città arrangiandosi in alberghi, presso parenti o con l’aiuto della protezione civile e del volontariato.
Ma oggi abbiamo Rete Ferroviaria , Trenitalia e decine di altre società matrioska che non sono state in grado di fornire un servizio decente ( e purtroppo per i pendolari non lo sono per gran parte dell’anno) mentre in passato c’erano le Ferrovie dello Stato con centinaia di migliaia di dipendenti, molti dei quali inutili e dediti solo al doppio lavoro o accasati nel “palazzo del sonno”, ma che difficilmente lasciavano a piedi i cittadini. In questo caso spesso si ha la sensazione che dovendo operare un giusto riassetto anche in sintonia con le regole comunitarie si sia buttato il bambino con l’acqua sporca o peggio si sia tenuto l’acqua sporca buttando molte delle cose che invece funzionavano. Come faccia Trenitalia ad acquisire la quota di maggioranza della società dell’efficientissimo trasporto locale in Germania è un mistero. Speriamo che imparino qualcosa.
2) Il blocco del traffico in autostrada dopo un preavviso di 4 giorni non si può spiegare solo con l’imprevidenza di qualche camionista o automobilista . C’è un intero sistema che non funziona con una privatizzazione di facciata che lucra su concessioni estremamente vantaggiose , una privatizzazioni di profitti che non ha eguali in Europa. La società ha annunciato di voler concedere agli automobilisti un rimborso per il disagio onde evitare possibili azioni legali che potrebbero rivelarsi molto onerose.
3) Una città come Firenze era prevedibile potesse andare in difficoltà non essendo preparata per situazioni simili sia come mezzi che come personale. Una situazione già caotica per l’eccesso di mobilità privata si è trasformata in una trappola per chi pensava di potersi muovere come sempre senza nessuna precauzione. I piccoli comuni di montagna hanno reagito benissimo alla situazione critica pur disponendo di pochi mezzi e poco personale e in molti casi non hanno chiuso neppure le scuole a dimostrazione di un’organizzazione preparata all’evento e che si è data delle priorità con la collaborazione dei cittadini.
Quello che comprendo meno è invece il modo in cui molti cittadini e categorie economiche dei centri più grandi si sono comportati, pretendendo che l’ente pubblico risolvesse tutte le criticità anche quelle che con un po’ di buona volontà era facile rimuovere. Un egoismo del singolo che è diventato in alcuni casi egoismo di gruppi e categorie che covano , in questo caso si può dire , sotto la neve rancori e critiche che non hanno ragion d’essere e che nessuno si sarebbe mai immaginato di fare 20 o 30 anni fa quando le situazioni erano nettamente più difficili delle attuali. E così l’impegno che personale tecnico e operaio, sempre più ristretto nei comuni, ha profuso anche per 18 ore continuative per risolvere le situazioni più difficile svaniva di fronte al mucchietto di neve ancora presente davanti al proprio uscio. In questi casi è inutile ricordare che tutti i regolamenti comunali impongono ai cittadini di provvedere a tenere in ordine e pulito il suolo pubblico di propria competenza e davanti alla propria abitazione. Anni fa lo si faceva per consuetudine, per solidarietà fra cittadini, per appartenenza ad una comunità,oggi lo si pretende per un malinteso senso di rispetto “per chi paga le tasse”. Si vuole lo “stato minimo” che non ci limiti nella nostra iniziativa privata , senza personale a cui pagare uno stipendio e si pretende nello stesso tempo “ il massimo” dell’efficienza e del supporto nei momenti di difficoltà. Lo stesso discorso lo si può estendere a tutti i servizi pubblici.
Lascia sconcertati, per esempio, la leggerezza o meglio l’irresponsabilità con cui si è continuato ad ammassare rifiuti intorno a cassonetti stracolmi che era impossibile svuotare per la presenza della neve. Come se tutto quello che avveniva non riguardasse i singoli cittadini che hanno così trasformato varie zone dei paesi o della città in piccole discariche “modello” Napoli. Tanto qualcuno ci penserà, mentre bastava un po’ di senso civico e ritardare di 24 o 48 ore il conferimento per permettere agli operai di risolvere l’emergenza. E’ banale ricordare che essere cittadini comporta diritti ma anche doveri e che si è responsabili delle nostre azioni nei confronti della comunità in cui viviamo.
Un tempo , neppure molto lontano, la neve rappresentava il momento in cui una comunità rallentava i suoi ritmi di vita, in agricoltura si diceva che era sotto la neve che cresceva la vita e si preparava il raccolto più ricco. Oggi potremmo sposare la lentezza della quotidianità obbligata in questi momenti con la velocità di internet e soprattutto cercare di riscoprire un senso di comunità e di solidarietà che ha determinato la qualità della vita dei nostri paesi più della vorticosa crescita economica degli ultimi decenni.

