Da qualche settimana è stata comunicata dalla Procura di Firenze la conclusione delle indagini sulle vicende urbanistiche di Barberino di Mugello con accuse varie mosse ad ex amministratori, funzionari e imprenditori. Questa indagine , come ho già avuto modo di scrivere al momento degli avvisi di garanzia nel febbraio 2010, non mi è sembrata fondata su un consistente impianto accusatorio in quanto mescolava( ed ora mi sembra ancora di più) questioni di competenza giudiziaria con considerazioni politiche o etiche che non hanno nessuna attinenza con il codice penale. Per chi vuole rileggersi quello che ho scritto può andare qui.
Questa sensazione invece di essere fugata dalla conclusioni delle indagini è stata da questa ulteriormente alimentata complici alcuni resoconti giornalistici che definire discutibili è dir poco.
Non ho letto le carte, e quindi posso anche sbagliarmi, ma devo anche considerare che quello che è stato pubblicato dai giornali siano gli aspetti qualificanti di un’inchiesta e allora i dubbi aumentano ancora. L’inchiesta sulle vicende urbanistiche di Barberino aveva come scopo quello di smantellare un “comitato d’affari” che aveva condizionato lo sviluppo del comune negli ultimi 10 anni partendo da alcune denunce di privati che si ritenevano danneggiati da alcune scelte , in particolare quello sul nuovo casello. All’atto pratico, se i documenti sono quelli fino ad adesso pubblicati, non ci sono procedure irregolari o illegali ma solo scelte discutibili da un punto di vista urbanistico che non sono un reato penalmente rilevante(l’unica accusa seria riguarda la presunta corruzione di un funzionario regionale da parte di un imprenditore su una particolare vicenda).
L’inchiesta ha però determinato l’isolamento politico di Paolo Cocchi, in quel momento assessore regionale alla Cultura e portavoce della “lista Franceschini” in Toscana nonché sindaco di Barberino per due legislature prima di Luchi. Cocchi è stato di fatto escluso dalle elezioni regionali e dalla possibilità di ricoprire cariche amministrative pur non avendo subito nessuna condanna. Si ha quasi la sensazione che l’obiettivo dell’inchiesta non sia tanto l’urbanistica quanto la politica e in particolare Paolo Cocchi nel suo ruolo di “facilitatore” come lui stesso si è definito per alcuni interventi da amministratore pubblico. Le indiscrezioni comparse sui giornali al momento della chiusura delle indagini e quelle pubblicate in questi giorni invece di allontanare questa impressione la rafforzano.
Al momento della chiusura delle indagini sui giornali è comparsa la notizia di un appartamento acquistato dall’ ex assessore regionale e qualche cronista si è lanciato in assurdi paragoni con la vicenda Scajola ( acquistato a sua insaputa). “ Non si tratta di un appartamento con vista Colosseo” ha scritto testualmente Franca Selvatici su Repubblica dell’11 ottobre scorso.
Per come la conosco io la vicenda è totalmente diversa perché quell’acquisto( si tratta di due stanze per ampliare l’appartamento di proprietà e non di un’abitazione nuova) è avvenuto successivamente all’invio dell’avviso di garanzia e sul quale gli inquirenti hanno anche ascoltato il geometra che stava curando la pratica. Cosa c’ entra Scajola? Secondo voi una persona che è sotto indagine prosegue le pratiche edilizie per un alloggio ricevuto illecitamente? Si fa torto all’intelligenza delle persone. E ‘ molto probabile invece che tra le varie situazioni non ci sia nessun legame ma che la questione potesse essere utile per rafforzare l’impianto accusatorio.
E veniamo così alle ultime indiscrezioni sull’inchiesta che guarda caso si riferiscono sempre a Cocchi ma che non hanno ancora una volta nessuna attinenza con l’indagine sulle vicende urbanistiche e infatti sono della fine del 2010 quando Cocchi non occupava più nessuna carica amministrativa. In particolare ancora la Selvatici su Repubblica ci informa che Starnini ex vice presidente del Consiglio Regionale e ora presidente della Immobiliare Novoli gli chiede di intercedere per un incontro con l’assessore alla cultura di Firenze per parlare di alcune pratiche ( tra cui la sede della nuova direzione della KME). Cocchi si fa spiegare i problemi – scrive la Selvatici- e poi chiede “ Io cosa ci potrei guadagnare in tutto questo giro , secondo te?”. Siamo di fronte non più ad un amministratore pubblico ma ad un semplice cittadino e la questione non si capisce quale rilevanza penale e giudiziaria possa avere. Ancora peggio per l’intercettazione del 7 novembre in cui Cocchi critica il sindaco “di Barberino Zanieri ( che ridendo chiama Amhadinejad) perché non va in tv”. Anche qui sarebbe utile sapere ,dalla giornalista che lo pubblica e dalla procura che glielo ha fornito , la valenza giudiziaria di queste considerazioni( tra l’altro lo sanno tutti che il buon Carlo Zanieri si è visto appioppare quel nomignolo per la somiglianza con il leader iraniano) e l’attinenza con l’indagine sull’urbanistica. La Nazione poi non si è fatta scappare il gossip rincarando la dose e accennando ad altri giudizi poco lusinghieri su altri personaggi della vita politica vicini ai due interlocutori telefonici che erano Cocchi e il sindaco di Borgo San Lorenzo ( il tono tra i due e chiaramente ironico e sopra le righe come si conviene ad un colloquio informale e privato).
Sulla Nazione di oggi sabato 12 novembre vengono riportati stralci di conversazione che non hanno nessuna valenza giudiziaria ma servono solo a gettare un po’ di zizzania in casa PD, non è giornalismo dì inchiesta ma pettegolezzo al peggior livello perché ha lo scopo politico di gettare fango.
Anche in questo caso valgono le considerazioni di cui sopra: cosa c’entra tutto questo con l’indagine? E’ penalmente rilevante dire che ad una persona puzza il fiato? E’ politicamente rilevante che qualcuno non ami la pettinatura di qualcun altro? E’ penalmente indispensabile sapere che una persona possa assomigliare politicamente ad un’altra? Se si fossero detti che la moglie del giornalista caio lo tradisce con tizio l’avrebbero pubblicata? Sarebbe stata penalmente rilevante? Non ci può trincerare dietro il fatto che tutte le intercettazioni devono essere rese pubbliche perchè non è vero, soprattutto per quelle che non hanno nessuna attinenza con le vicende giudiziarie in cui i soggetti sono coinvolti. Addirittura coinvolgono,come in questo caso, persone che non sono oggeto di nessuna indagine giudiziaria.
La Nazione è lo stesso giornale che considerava penalmente irrilevanti le telefonate del nostro (ex) presidente del consiglio con ricercati ed escort e derubricava a fatti personali frequentazioni di prostitute e faccendieri ( e ricordiamo che non era intercettato B. ma le altre persone indagate per reati gravissimi).
La Repubblica è lo stesso giornale che ha sempre detto di voler adottare un proprio codice di comportamento che prevede di non pubblicare vicende e considerazioni che non hanno niente a che vedere con le indagini.
Sono contrario ad ogni limitazione sia per quanto riguarda le indagini della magistratura sia per quanto riguarda la possibilità di conoscere da parte dei cittadini attraverso la libera stampa ma ritengo indispensabile un codice deontologico che separi l’informazione dal fango e la conoscenza dalla maldicenza.
E’ veramente miserevole accontentarsi di guardare la vita dal buco della serratura.
Leonardo Romagnoli
12.11.11
PS
“Dar vita a un’inchiesta giornalistica, non significa semplicemente trovare documenti giudiziari e sbatterli in prima pagina, ma analizzare i dati, collegare i fatti e capire i meccanismi profondi che governano gli eventi.Questo sapeva fare con sapienza D’Avanzo. Il suo metodo che gli permetteva di non accanirsi sulle persone e di giudicare invece senza indulgenza le loro azioni. Può sembrare un dettaglio, questione di lana caprina, deontologia da scuola di giornalismo. Ma non lo è. E’ proprio ciò che fa la differenza tra opinionismo militante e vera inchiesta giornalistica. Tra le cose che D’Avanzo detestava c’è quella superficialità che porta sempre più spesso a creare processi mediatici basati sul nulla, che quando poi si sgonfiano, lasciando dietro di sè solo vittime del cattivo giornalismo,per le quali una smentita non potrà mai cancellare l’onta della prima notizia. Lui al contrario aveva bisgno di fatti accertati, di prove,di capire lui stesso prima di far capire gli altri.(…)
Questo rigore non assicura di essere al riparo da errori o imprecisioni, tutt’altro,ma permette di agire sempre con quella lucidità e sicurezza che si hanno quando si è consapevoli di essere solo alla ricerca della verità”(R.Saviano in Giuseppe D’Avanzo – Inchiesta sul Potere – Repubblica 2011)
Detto questo un consiglio di lettura utile e divertente : “L’arte di tacere” dell’Abate Dinouart edito da Sellerio

