“Imparammo a conoscerci così quasi per istinto” il libro di Fulvio Tucci

“Imparammo a conoscerci così quasi per istinto”

In un periodo in cui si affacciano nella cronaca quotidiana pericolosi episodi che vedono protagonisti gruppi neofascisti e dove si fa sempre più diffuso un certo revisionismo storico sul ventennio del totalitarismo mussoliniano, fa particolarmente piacere poter leggere libri come “Imparammo a conoscersi così… quasi per istinto” di Fulvio Tucci ( nome di battaglia Vieri) in cui i figli hanno raccolto e pubblicato le memorie del padre  organizzatore nell’ottobre del 1943 di un gruppo di giovani antifascisti di Ronta, con un’interessante parte iconografica e un estratto del diario del comandante Rio (Sirio Biso) che comandò per un certo periodo la 2° Brigata fratelli Rosselli e a cui è dedicato l’ultimo scritto di Fulvio Tucci inserito nel volume dal titolo “la stella di Rio”.

Come ho già avuto occasione di scrivere commentando l’opuscolo relativo al racconto del bombardamento di Ronta scritto sempre da Fulvio Tucci, quello che sorprende in queste memorie è in molti casi la qualità stilistica, quasi che l’autore si ponga come obiettivo non solo quello di raccontare fatti importanti della propria vita ma di trasmettere al lettore emozioni che esulano a volte dalle vicende del gruppo resistenziale.

E’ quello che si evince fin dal primo racconto dedicato alle ombre di un passato prossimo : “ passo felpato di ombre che si allontanano sulla strada del tempo, volti che furono, accenti di voci note vagano nell’aria come entità sospese, come elementi dispersi. Si stringono e quasi si accalcano sulle rovine di cose che furono con loro”(…) “Un casolare irto di cipressi acuminati sta in alto sul colle tagliato nel cielo da una pennellata di nebbia, giù in basso, velate in un bagno di oblio, di rio in rio sfumano le valli”. Fulvio Tucci è un giovane studente di chimica con una solida preparazione letteraria e una buona vena artistica che emergono chiaramente nei suo racconti in modo diretto e indiretto. Un’altra citazione la traggo dal ricordo di Rio mentre sono in montagna ad attendere il lancio di armi da parte degli alleati : “ la vedeva in quella notte la libertà, pallida dea velata di un manto azzurro tempestato di diamanti, miraggio infinito e profondo di tutte le genti.(…) Passavano le stelle nel lento viaggio spinto da ciclopica forza su invisibili vie verso il tramonto, e ad una ad una si adagiavano sull’estremo arco dei monti”(…) La neve , come cotone, flosciava sotto ai suoi piedi, orme profonde rimanevano dietro di lui che pensava e sognava”.

I racconti di Fulvio Tucci traggono ispirazione dai suoi ricordi e da un taccuino in cui annotava “un piccolo diario di guerra senza date e senza nomi, su cui segnavo ciò che più mi colpiva di quella nostra tragica e avventurosa battaglia, le cui vicende ho tentato di ricostruire in queste pagine”. Se uno si aspetta di trovare racconti di importanti azioni militari resterà forse deluso ma in queste pagine c’è qualcosa di più perché si respira il clima che portò tanti giovani ad impegnarsi nella resistenza dopo l’8 settembre 1943 come quelli di Ronta che si ritrovano al bar di Isacco e in casa di Fulvio, che ne diventa il punto di riferimento fino alla creazione della 2° Brigata Rosselli di Giustizia e Libertà. Tucci che frequentava l’università a Firenze poteva vantare – come scrivono i figli Francesco e Nicoletta nell’introduzione- una minima formazione politica per i contatti con gli ambienti liberalsocialisti della città e in particolare Eleonora Benveduti Turziani, figura di spicco dell’azionismo fiorentino.

Dal punto di vista storico l’attività di questa Brigata che operò nei monti sopra Ronta fino a Firenzuola e poi verso Monte Giovi era già conosciuta per la pubblicazione di Bruno Piancastelli del 1982. Piancastelli era amico di Fulvio e lo descrive come il vero coordinatore del gruppo fu il polo di attrazione di tutti noi, il vero motore della nostra organizzazione, colui che dall’inizio alla fine profuse le sue doti di intelligenza, di equilibrio, di bontà e di insospettate capacità organizzative, per il raggiungimento dello scopo che ci eravamo prefissi. Dietro la sua apparenza tranquilla e svagata, si nascondevano una volontà di ferro ed una determinazione che emergevano nei momenti difficili e che riuscivano a spronarci ed a farci andare avanti, anche quando gli eventi ci erano contrari ed avremmo voluto fermarci.”.

Di questo gruppo faceva parte anche il giovane Antonio Cinti che fu catturato dai tedeschi dopo uno scontro a fuoco nella zona di Moscheta i quali lo torturarono  e uccisero a Castel del Rio il 27 maggio 1944. Ad Antonio Cinti è intitolata la scuola di Ronta. Erano giovani che, come dice il bel titolo del volume, impararono a conoscersi quasi per istinto, organizzandosi per lottare in prima persona per il conquistare la libertà e la democrazia. Ho parlato sempre di giovani ma alle riunioni di Ronta partecipava attivamente anche Ismaello Ismaelli detto Nello presente già nel 1920 come organizzatore delle Leghe Bianche in Mugello. Senza dimenticare il ruolo delle donne che partecipavano all’attività della Brigata come staffette e per la distribuzione di materiale di propaganda. Nonostante la presenza di Nello nel gruppo, il criterio con cui viene definita una persona anziana è abbastanza singolare :”era anziano , troppo anziano per essere aggregato alle nostre squadre – scrive riferendosi ad un ricercato politico che aveva trascorso tredici anni in prigione- Se dalle rughe del volto trasfigurato si potevano ancora indovinare i suoi anni, penso che sarà stato sulla quarantina”.

Non mancano nei racconti anche aspetti curiosi e divertenti come nel brano “imprese donchisciottesche”, quasi a voler  sottolineare la ricerca di una serenità o normalità  persa nella quotidianità della lotta clandestina.

Nelle pagine di Fulvio Tucci vengono ricordate molte delle azioni svolte da questo gruppo che operava inizialmente in un ambiente ancora ostile, dove la delazione poteva portare in carcere e alla morte questi giovani ribelli. Si ricordano, ad esempio, le incursioni al cinema di Luco per attività di propaganda verso gli operai che lavoravano alla Todt disarmando una pattuglia tedesca. Interessante il rapporto con i Carabinieri, in particolare di Firenzuola che Fulvio tentò di spingere alla diserzione , “ i più erano disposti ad aggregarsi a noi cool loro comandante, mentre gli altri ci avrebbero ceduto le armi”. Furono gli stessi carabinieri ad avvisare Fulvio che nella notte i tedeschi avrebbero effettuato un rastrellamento nella zona di Moscheta dove la brigata era accampata. L’attesa per i lanci notturni da parte degli aerei alleati e i rapporti con le altre formazioni partigiane presenti nel territorio in gran parte di ispirazione comunista.

Il momento tragico arriva il 25 maggio 1944 con il bombardamento di Ronta in cui morirono la madre e il fratello più piccolo Saverio. Sono pagine già conosciute in cui emerge tutta la sensibilità umana di Fulvio, un dolore profondo per la perdita degli amati familiari e il tormento di una persona che lottava per favorire l’arrivo degli alleati che erano anche coloro che avevano effettuato quell’azione militare per impedire l’uso della ferrovia da parte dei tedeschi.

In pochi secondi un piccolo mondo era scomparso. Gli aerei erano piombati sul paese uscendo a tradimento da dietro le montagne, senza un preavviso, quasi potessero sospettare che postazioni contraeree li attendessero.(…) così Johnny aveva sorvolato indifferente le cime montane e se n’era andato lasciando dietro di sé le vampe delle esplosioni e la morte”.

Ma il dolore non intacca la volontà di lottare di Fulvio , “pur così abbattuto sento viva in me – scrive- una forza insolita, indistinta e prepotente che mai avevo conosciuta.”

La liberazione sarebbe arrivata dopo pochi mesi.

Eravamo dunque dei Ribelli. Giovani, generosi, romantici e un po’ incoscienti che, all’occorrenza, sapevamo però stringere i denti e lottare duramente ma anche, grazie all’età, allegri e scanzonati, non politicizzati e, forse, un po’ risorgimentali. Eravamo dei ribelli all’oppressione materiale e morale perpetrata dai fascisti e dai tedeschi nei confronti di uomini che volevano, invece, essere liberi.”(Bruno Piancastelli) E Fulvio Tucci “ nonostante le sue non perfette condizioni di salute e la tremenda sciagura che colpì la sua famiglia nel maggio del 1944, rimase sempre, di fatto, il nostro Capo e riuscì a guidare, se non a comandare, la nostra Banda fino alla partenza per Monte Giovi. (idem).

Lo scritto di Fulvio Tucci, curato dai figli, ci restituisce un pezzo della nostra storia, della nostra memoria indispensabile per non dimenticare che la democrazia che oggi viviamo non ce l’ha regalata nessuno ma è il frutto del coraggio anche di questi giovani rontesi che decisero di on piegare la testa di fronte all’occupazione nazista e al fascismo.

Leonardo Romagnoli

3.12.21

SCHEDA BIOGRAFICA DI FULVIO TUCCI

Fulvio Tucci nacque a Ronta nel 1919.

Alla fine del secondo conflitto mondiale, che dopo l’8 settembre del 1943 lo vide impegnato nella Resistenza azionista, Fulvio completò gli studi laureandosi in chimica all’Università di Firenze. In quel periodo si impegnò politicamente nelle ACLI e nella Democrazia Cristiana, seguendo la corrente sociale di ispirazione lapiriana.

Insegnò alla scuola di avviamento professionale e presso l’Istituto salesiano di Borgo San Lorenzo. Nel 1955 fu assunto come chimico allo zuccherificio di Sant’Agata (Scarperia).

Nei primi anni 60 fondò con altri due imprenditori mugellani la Pastucol (l’antenata dell’Ipt) un’azienda per la produzione di sacchetti di plastica, nata in Via del Pozzino a Borgo San Lorenzo e trasferitasi poi negli stabilimenti di Pianvallico e di Cesenatico. L’impresa ebbe un notevole successo in una fase di in cui il settore delle materie plastiche stava crescendo rapidamente. Nel momento di massimo sviluppo l’azienda arrivò a contare fino a seicento dipendenti. Fulvio, che si occupava soprattutto degli aspetti tecnici della produzione, in quello stesso periodo, creò una società per la progettazione e la costruzione di termosaldatrici rotative automatiche, i cui modelli furono utilizzati nelle fabbriche Pastucol, ma anche commercializzati, in Italia e all’estero.

Morì nel 1967 dopo una lunga malattia che gli era costata ben undici interventi chirurgici al midollo spinale e gli aveva tolto l’uso delle gambe, senza però privarlo della sua autonomia. Aveva infatti progettato e realizzato delle modifiche pionieristiche all’auto che gli permettevano di guidare usando soltanto le mani e ideato, nella sua casa, sistemi per muoversi più agevolmente. Fino all’ultimo, nonostante l’acuirsi della malattia, che gli provocava momenti di grande sofferenza fisica, rimase immerso nei suoi progetti e nei suoi sogni.

One thought on ““Imparammo a conoscerci così quasi per istinto” il libro di Fulvio Tucci

  1. Faccio i complimenti a Leonardo per questa bellissima recensione e ringrazio infinitamente mio fratello Francesco per essersi impegnato in questo lavoro, non certo facile, sia per la decifrazione della calligrafia di nostro padre ( peraltro bellissima) che per aver saputo riordinare cronologicamente i fatti.
    Penso che in Paradiso, dov’è sicuramente il nostro babbone, ci guarderà con un sorriso.

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